DeFi e antiricilaggio, dalle piattaforme decentralizzate una soluzione per difendere la privacy degli utenti

Il diritto alla privacy è costantemente tenuto sotto scacco dalla necessità di contrastare determinate condotte illecite, così ci stiamo abituando progressivamente a rinunciare a quello che rimarrebbe un nostro diritto in nome di un presunto bene superiore; lo vediamo con i protocolli antiterrorismo, che ad esempio in Italia impongono di recintare le piazze degli eventi pubblici e perquisire all’ingresso chi vi vuole partecipare, lo vediamo quotidianamente nel mondo delle criptovalute dove al diritto alla privacy si contrappone la necessità di contrastare il riciclaggio di denaro. Mediare tra le diverse necessità non sempre è facile, anzi, il più delle volte sembra essere quasi impossibile, tuttavia almeno quando parliamo di attività finanziarie le piattaforme decentralizzate ci vengono in soccorso. Come molti sapranno, infatti, le norme antiriciclaggio impongono di tenere traccia di ogni transazione effettuata, insieme con i dati di chi esegue il pagamento, di chi ne beneficia, dell’importo e della data; in che modo una piattaforma DeFi può venirci in soccorso consentendo sia il monitoraggio delle transazioni a fini di antiriciclaggio sia la difesa della privacy dell’utente? Semplice, basta utilizzare una rete decentralizzata per identificare gli utenti e poi proteggere quei dati con la crittografia; in pratica una piattaforma terza gestisce l’identificazione dell’utente, il quale poi potrà quindi autenticarsi sulle varie altre piattaforme finanziarie in maniera completamente anonima e solo nel caso di illecito essere identificato.

Facciamo un esempio pratico ed immaginiamo un trader che, come molti fanno, operi su più piattaforme contemporaneamente; il nostro trader si sottoporrà al processo di identificazione una sola volta, su una piattaforma decentralizzata, trasmettendo tutti i documenti richiesti dalla normativa antiriciclaggio i quali verranno protetti da crittografia. Al nostro trader, quindi, viene assegnato un ID, impossibile da ricondurre alla persona fisica, col quale autenticarsi sulle varie piattaforme che, quindi, si vedrebbero sollevate dall’obbligo di identificare il cliente dato che la raccolta dei dati e dei documenti è già stata fatta da una terza parte. Attraverso l’analisi degli ID, quindi, si può procedere a ricercare eventuali condotte illecite e, una volta che queste dovessero emergere, uno smart contract provvederà a svelare la reale identità dell’ID previa invio di un apposito mandato di un giudice; ci sarebbe quindi una sorta di protocollo POA (acronimo di proof of authority) che consente agli organi giudiziari di interagire con la piattaforma decentralizzata ed ordinarle di svelare l’identità di un determinato ID. Una volta ricevuto il mandato e verificatone la validità, quindi, lo smart contract invierà all’autorità giudiziaria i dati dell’ID richiesto; in questo modo si può garantire a tutti l’anonimato senza finire con questo col favorire il riciclaggio di denaro o il finanziamento del terrorismo.