Arrestato Virgil Griffith, esperto di criptovalute, la sua colpa è aver partecipato a una conferenza su ethereum in Corea del Nord

Virgil Griffith
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L’arresto è avvenuto nella giornata di giovedì, la notizia ha però iniziato a diffondersi solo ieri a seguito delle conferme ufficiali diffuse dalle autorità statunitensi; Virgil Griffith, cittadino statunitense ma da tempo residente in Singapore, noto hacker e sviluppatore Ethereum, è stato arrestato non appena ha messo piede su suolo americano, all’aeroporto internazionale di Los Angeles, con l’accusa di aver violato l’International Emergency Economic Powers Act ( “IEEPA”) recandosi in Corea del Nord per partecipare a una pconferenza sull’uso della criptovaluta e della tecnologia blockchain per eludere le sanzioni. Questo secondo quanto sostiene l’accusa, come riportato sul sito del dipartimento di giustizia americano in data 29 Novembre, tuttavia le accuse mosse contro Virgil Griffith appaiono sinceramente demenziali e questo caso ha riportato alla memoria quello di Aaron Swartz; la sensazione, in altre parole, è che gli USA abbiano deciso di usare Griffith per farne un caso d’esempio e scoraggiare chiunque altro, secondo la logica, propria dei nazisti, che sostiene sia utile colpirne uno per educarne cento. Entriamo quindi nello specifico di quanto sostiene l’accusa per poi tentare di capire come stanno le cose; nell’aprile 2019 Griffith si è recato in Corea del Nord per partecipare a una conferenza blockchain, questo nonostante il dipartimento di stato USA gli avesse esplicitamente vietato di farlo. La grave colpa di Griffith, sempre secondo l’accusa, sarebbe di aver espresso durante la conferenza la convinzione che attraverso la blockchain ethereum e l’uso di smart contract la Corea del Nord avrebbe potuto trarre vantaggio ed eludere le sanzioni internazionali. Sempre sul comunicato stampa del dipartimento di giustizia americano si può leggere che:

Dopo la Conferenza Griffith ha iniziato a formulare piani per facilitare lo scambio di criptovaluta tra la Corea del Nord e la Corea del Sud, nonostante sapesse che l’assistenza a tale scambio violerebbe le sanzioni internazionali, ha inoltre incoraggiato altri cittadini statunitensi a recarsi in Corea del Nord per partecipare alla stessa Conferenza l’anno successivo; infine ha annunciato la sua intenzione di rinunciare alla sua cittadinanza americana e ha iniziato a ricercare come acquistare la cittadinanza da altri paesi.”

Detto questo le accuse mosse contro Virgil Griffith sono semplicemente ridicole, prima di tutto perché qualunque cosa abbia affermato durante la conferenza non può aver detto nulla che non sia già disponibile ampiamente su internet; la tecnologia blockchain non è un segreto di stato, è pubblica ed accessibile a tutti, noi stessi di ValuteVirtuali abbiamo scritto decine di articoli spiegando come questa tecnologia potrebbe essere usata per eludere le sanzioni imposte arbitrariamente dagli USA contro determinati paesi (inclusa la Corea del Nord) e questo non ci rende certamente dei criminali. Altro aspetto della questione riguarda il fatto che tutte le autorità internazionali si scapicollino con cadenza quasi quotidiana per affermare che le criptovalute non sono vero denaro, di conseguenza visto che quelle stesse autorità la pensano così non si capisce come possano adesso procedere all’arresto di Griffith per aver facilitato, a loro dire, l’invio di criptovalute dalla Corea del Nord alla Corea del Sud. Per quanto riguarda invece il divieto del dipartimento di stato a viaggiare in Corea del Nord questo appare palesemente anticostituzionale e viola chiaramente i diritti umani; nessun governo può avere l’assurda pretesa di imporre a un libero cittadino dove può o non può viaggiare e questo era già emerso negli anni ‘60 col divieto imposto ai cittadini statunitensi di recarsi a Cuba. In questa storia, poi, entriamo direttamente anche noi italiani; si, perché tutto ciò che viene affermato dal dipartimento di giustizia americano è stato negato proprio da un cittadino italiano (Fabio Pietrosanti) particolarmente attivo in queste ore sui social in quanto avrebbe partecipato alla medesima conferenza affermando però che nel suo intervento Griffith non avrebbe mai pronunciato nessuna delle affermazioni riferite dall’accusa. In pratica Griffith non avrebbe proprio toccato l’argomento relativo a come eludere le sanzioni nel corso della conferenza e Fabio Pietrosanti si è detto disponibile a testimoniare in suo favore nel corso del processo. Molti passaggi del comunicato stampa del dipartimento di giustizia americano appaiono francamente ridicoli, come quando scrivono che “ha incoraggiato altri cittadini statunitensi a viaggiare in Corea del Nord” come se questo potesse essere un crimine, o il passaggio in cui si afferma che “intende rifiutare la cittadinanza americana” come se questo non fosse un diritto. L’unica cosa concreta nelle mani del dipartimento di giustizia americano è un SMS emerso dall’analisi del cellulare di Virgil, alla quale lui ha ingenuamente acconsentito, in cui un soggetto non meglio identificato gli chiede informazioni su una transazione da fare, tuttavia è fondamentale precisare che quelle stesse informazioni possono essere facilmente reperite online. Molti utenti sui social, per concludere, stanno più o meno esplicitamente accusando Virgil di essere stato ingenuo, intendiamoci, vero è che fosse perfettamente al corrente delle conseguenze che il suo viaggio avrebbe potuto avere, sono emerse infatti in queste ore alcune conversazioni avute con altri utenti sui social in cui, prima di partire, gli veniva fatto notare che quella era una pessima idea, persone alle quali lo stesso Virgil ha risposto che si, probabilmente lo era, questo però non giustifica in alcun modo il suo arresto. Virgil, con la mentalità che dovrebbe caratterizzare tutta la comunità, si è semplicemente rifiutato di obbedire a un ordine (quello di non andare in Corea del Nord) che non trovava ne giusto ne ragionevole e per questo motivo rischia una condanna fino a venti anni di carcere; per lo stesso motivo, però, merita anche la nostra solidarietà incondizionata.