Permettere a bitcoin di funzionare anche senza elettricità e senza collegamenti internet: ci lavorano in Veneuzuela

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Che il Venezuela sia diventato una sorta di laboratorio globale per quel che riguarda l’uso e la diffusione delle criptovalute è cosa abbastanza nota; a seguito dell’iper-inflazione che ha colpito il paese sudamericano, infatti, le persone comuni hanno tentato di proteggersi comprando dollari e criptovalute (in particolare bitcoin e dash). Questo ha favorito la diffusione delle monete decentralizzate come mezzi di pagamento, un fenomeno che sta coinvolgendo un po’ tutti i paesi sudamericani anche se, come detto, il Venezuela è il paese nel quale più questa tendenza si è ormai affermata; il motivo è facile da intuire, il governo stesso ha deciso di passare a una moneta virtuale di stato, il petro, che funziona come una stablecoin ed è legata alla produzione di greggio del paese. In Venezuela, quindi, si sono venuti a creare una serie di fattori tali per cui l’uso di bitcoin ha trovato terreno fertile per diventare un fenomeno di massa; tuttavia il paese deve far fronte a numerose altre questioni, oltre ai problemi di politica monetaria, che mal si conciliano con un’economia che per funzionare utilizza monete digitali. L’assenza di infrastrutture, di collegamenti internet stabili e veloci diffusi capillarmente e, più di recente, i continui black out che, nella scorsa primavera prima e poi di nuovo nel mese di luglio, sono stati così gravi da lasciare il paese al buio per giorni rappresentano un grande ostacolo a una diffusione di bitcoin ancora più larga; non è quindi un caso che i recenti blackout, che hanno finito col paralizzare anche la rete di comunicazioni del paese, abbiano convinto Randy Brito (tra i creatori di Locha Mesh) a concentrarsi su un progetto open source capace di consentire l’invio di messaggi e pagamenti privati anche in assenza di una connessione internet e persino di elettricità. Attualmente Locha Mesh ha creato due prototipi hardware, Turpial e Harpy, i quali agiscono entrambi come piccoli router che non si basano sul WiFi locale ma su segnali radio; i messaggi, quindi, vengono rimbalzati da un dispositivo all’altro fino a quando non trovano una connessione attiva che li instradi sul web. Uno dei primi test è avvenuto a marzo di quest’anno ed ha permesso di collegare i dispositivi Harpy al satellite Blockstream per oltre 22 ore; la connettività, inoltre, è stata redistribuita ad altri utenti tramite il dispositivo Turpial. Brito ha anche spiegato che la rete piò processare micro-pagamenti in maniera veloce grazie all’integrazione con Lightning Network. Ecco spiegato perché Brito, alla ricerca di investitori e donatori, ha presentato il progetto nel corso della Lightning Conference di Berlino del 2019 spiegando che il team, attualmente composto da sei persone, punta ad avviare le vendite dei primi dispositivi già all’inizio del prossimo anno. Luis Ruiz, CTO e cofondatore di Locha, intervistato da CoinDesk, ha dichiarato che l’intenzione è quella di fornire una soluzione accessibile a chiunque, tagliato fuori dall’accesso alla rete Internet o privo di elettricità, necessitasse di un modo di comunicazione sicuro, decentralizzato e resistente alla censura.