Lo smarphone blockchain Finney sbarca in Bangladesh; e in Italia? Non è disponibile…

Ci siamo già occupati in diversi altri post dello smartphone prodotto dalla startup Sirin Labs, pensato per consentire un uso più esteso delle criptovalute e costruito sulla base della tecnologia blockchain. Secondo quanto riportato dal quotidiano locale The Daily Star nella giornata di oggi la Commissione di regolamentazione delle telecomunicazioni del Bangladesh ha approvato lo smartphone blockchain per l’importazione il mese scorso e il dispositivo verrà lanciato in Bangladesh il mese prossimo. La cosa è molto interessante perché parliamo di uno smartphone di fascia alta (costa circa 900$) ed è indicativo il fatto che Sirin stia lavorando con maggior impegno per lanciare Finney in paesi in cui il reddito pro-capite è decisamente molto basso, mentre ancora non sembra volersi curare del mercato europeo e ancor meno di quello italiano nonostante, come noto, il nostro paese sia tra i primi mercati al mondo per gli smartphone. Da dove può derivare questa scelta, in apparenza poco lungimirante? Semplice, dal fatto che non ha alcun senso lanciare un prodotto del genere in un mercato come il nostro in cui, come dicevamo in un post pubblicato ieri, la popolazione non sembra essere capace di comprendere il potenziale delle criptovalute ed è letteralmente ossessionata dalla paura di essere truffata qualora si avvicinasse a bitcoin. Mi capita spesso di parlare con persone di neanche trent’anni che quando menziono bitcoin mi guardano come se stessi tentando di sfilargli il portafoglio di tasca; insomma, un mercato come quello del Bangladesh appare nettamente più interessante di quello italiano per un’azienda come Sirin Labs. Niente dimostra meglio quanto il nostro paese, e tutta l’Europa più in generale, stia rimanendo indietro sullo scenario internazionale; questi sono i sintomi di un declino che, nel giro di qualche decennio, produrrà un arretramento che toccherà ogni settore della nostra vita, non solo sul piano economico ma anche su quello politico e sociale. Sarebbe il caso di prenderne atto e di cessare la narrazione fiabesca di un’Europa leader nel mondo perché anche se fino ad oggi è stato così ci sono già numerosi segnali che certificano come la situazione stia cambiando ed anche molto velocemente. La speranza è che politica e istituzioni si riprendano dal torpore decennale che ne ha caratterizzato l’attività a partire dagli anni ‘90 e si decidano finalmente a prendere di petto la questione; detto tra noi, però, non ci conterei.