Blockchain: il decreto crescita istituisce la regulatory sandbox in Italia

Pur essendo un sito di informazione ValuteVirtuali non si occupa di politica, anche se, in determinate circostanze, i fatti ci obbligano ad entrare nel merito di questioni che hanno rilevanza sul piano politico e geopolitico dal momento che la tecnologia blockchain ha un impatto anche su questi ambiti; è proprio questo il caso del decreto crescita, convertito in legge nella giornata di ieri. Dal momento che non interessa ai nostri lettori ometterò di entrare nel merito del decreto, ci tengo però a precisare che, nonostante per quanto riguarda l’industria blockchain il decreto presenti sicuramente una novità molto importante per la crescita del comparto nel nostro paese, questo non significa che il decreto sia valido nella sua interezza; chi scrive, anzi, è molto critico nei confronti di questa legge, nella sua complessità, pur riconoscendo la validità di quanto previsto in ambito fintech. Al netto di questa doverosa premessa tentiamo di capire perché il decreto crescita è così importante per lo sviluppo di una vera industria fintech nel nostro paese; con questa legge, infatti, viene introdotta la regulatory sandbox a beneficio del comparto fintech. Ma che vuol dire? Semplice, una regulatory sandbox non è altro che l’istituzione di uno spazio sperimentale, sul piano normativo, che consente alle imprese operanti nel settore fintech di poter operare in un quadro di regolamentazione semplificata. Fino ad oggi, in altre parole, le aziende fintech operanti in Italia avrebbero dovuto conformarsi ai medesimi regolamenti del comparto bancario, cosa che ha rappresentato un grosso ostacolo alla nascita di una vera industria blockchain nel nostro paese; col decreto crescita, invece, questa situazione cambia radicalmente è le aziende avranno la possibilità di sperimentare all’interno di un quadro normativo semplificato. Attenti, questo non significa che è stato colmato il vuoto normativo che caratterizza il nostro paese per quel che concerne criptovalute e blockchain, anzi, tale vuoto permane sostanzialmente intatto, tuttavia rappresenta comunque un primo passo importante nella giusta direzione. E’ fondamentale, a questo punto, che le aziende sfruttino questa opportunità per consolidarsi e porre le fondamenta per la nascita di un’industria fintech nel nostro paese, affinchè i governi futuri vengano incentivati a proseguire nell’attività legislativa sperando che, ovviamente, lo facciano in maniera tale da non affossare il settore. Le novità previste dal decreto crescita non sono sufficienti ad affermare che il nostro paese si sia dato una svegliata e stia iniziando a muoversi nella giusta direzione, ma rispetto anche solo a due anni fa, quando eravamo sostanzialmente fermi, adesso almeno abbiamo mosso un primo passo; è ancora troppo presto per capire se a questo primo passo ne seguiranno degli altri, così come sarebbe folle illudersi che basti istituire una regulatory sandbox per porre il nostro paese all’avanguardia in Europa per quanto riguarda lo sviluppo di queste tecnologie, tuttavia possiamo tranquillamente affermare che, finalmente, anche in Italia qualcosa si muove. Il tempo ci dirà se le aziende italiane sapranno cogliere questa opportunità o se invece la lasceranno cadere nel vuoto.