Tokenizzare il mercato immobiliare: ci prova una delle maggiori imprese real estate di Hong Kong

Il quotidiano locale (in lingua inglese) South China Morning Post ha riportato la notizia in data odierna; da quello che si apprende la Stan Group (uno dei maggiori gruppi immobiliari del paese) incontrerà nel gennaio 2020 l‘organismo di vigilanza dei titoli di Hong Kong con l’intento di ottenere una licenza che le permetta di operare nella tokenizzazione del mercato immobiliare (che ad Hong Kong si stima valga qualcosa come circa 7mld di dollari l’anno in termini di giro d’affari). Si tratta di un’idea assolutamente innovativa, che non ha precedenti a livello mondiale, la Stan Group starebbe infatti tentando di ottenere l’approvazione dalla Securities and Futures Commission di Hong Kong per lo scambio regolamentato di token blockchain che avrebbero proprietà immobiliari come sottostante. L’idea, quindi, è di creare una sorta di mercato della multiproprietà, perché tokenizzare il real estate significa proprio questo, parcellizzare la proprietà immobiliare attraverso l’emissione di token che, a questo punto, possiamo immaginare aprano anche all’opportunità di ricavare un rendimento se ipotizziamo la distribuzione delle rendite da locazione ai vari titolari dei token. Il presidente del Stan Group (Tang Yiu-sing) ha recentemente affermato che:

tokenizzare il real estate ci permette di immaginare un accesso di gran lunga più semplice e una maggiore liquidità nel mercato immobiliare a causa della proprietà frazionaria che sarà raggiunta con la tokenizzazione, tale da dare un grande impulso, in termini di sviluppo, alla creazione di una vera e propria borsa immobiliare”

Non è però, come al solito, tutto oro quello che luccica, secondo quanto dichiarato alla South China Morning Post da Edwin Lee (fondatore della Bridgeway Prime Shop Fund Management, società di consulenza e gestione patrimoniale con licenza SFC), il quadro normativo per la negoziazione di Security Token ad Hong Kong è complesso e richiede agli investitori di sottoporsi a rigorosi processi anti-riciclaggio; va inoltre considerato che solo gli investitori professionali con attività liquide del valore di oltre 1mln di dollari sono in grado di partecipare a tali operazioni. Secondo Lee, in base alla situazione attuale, si verrebbe a creare un mercato chiuso, con appena 100.000 soggetti (circa) che vi potrebbero operare nel rispetto del quadro normativo attualmente vigente ad Hong Kong. Personalmente ritengo però estremamente interessante la possibilità di tokenizzare il mercato immobiliare, tanto più se pensiamo alla situazione italiana, dove il real estate attraversa una crisi ormai decennale e il mercato delle case sta diventando sempre meno liquido. Potremmo immaginare che si creino dei fondi che permettano a tutti di partecipare alla distribuzione degli utili, potremmo addirittura immaginare che si costruiscano nuove catene d’alberghi usando le potenzialità espresse dalla tokenizzazione di un mercato, creando le indispensabili infrastrutture di cui il paese ha bisogno per incentivare il turismo usando i soldi dei privati, senza quindi che debba intervenire lo stato, e redistribuendo gli utili alla collettività, ovviamente in misura proporzionale all’investimento. Ancora una volta, quindi, siamo di fronte a un esempio ottimo che ci dimostra quali enormi opportunità la tecnologia blockchain stia generando, appare quindi veramente solo questione di tempo prima che questa innovazione rivoluzioni completamente la nostra realtà.