Bitcoin: ha senso investire anche su altre criptovalute? Secondo molti no!

Il tema è abbastanza vecchiotto e suscita sempre grande attrito tra i massimalisti bitcoin e chi invece è aperto anche nei confronti di altre criptovalute (le così dette altcoin); ne parliamo perché è uscito di recente un post su Medium scritto da Jimmy Song (uno dei maggiori sviluppatori Bitcoin) che affronta l’argomento in maniera molto netta e non priva di logica. Song sostiene che non abbia alcun senso diversificare il proprio portafoglio comprando anche altre criptovalute differenti da bitcoin; ci tiene anche a precisare di non essere contrario al concetto in se, diversificare il portafoglio, spiega Song, ha senso quando si investe nei normali mercati finanziari, ma non ha alcun senso quando si investe in criptovalute. Il ragionamento che fa lo sviluppatore è che diversificare l’investimento non permette di aumentare le chance di fare profitto; in questo senso non si sbaglia. E’ chiaro a tutti, del resto, che il mercato lo guida bitcoin, quando BTC sale si tira dietro anche le altcoin, viceversa quando scende piombano giù anche tutte le altre monete. Molte persone, però, diversificano nel tentativo di ottimizzare i profitti e in questo tipo di strategia c’è della logica, nonostante jimmy Song non riesca a trovarcene. Prendiamo il bull run in corso, durante il quale bitcoin è passato da circa 3000$ a 8000$, nel mezzo di tutto questo anche litecoin ha raddoppiato il suo valore rispetto a bitcoin (col picco massimo toccato qualche settimana fa); insomma, un trader che fosse andato long su BTC con 300$ avrebbe fatto meno profitto di un trader che fosse andato long, più o meno nello stesso periodo, su LTC. Sinceramente non credo che Jimmy Song abbia torto nel momento in cui scrive certe cose, ma non penso nemmeno che abbia completamente ragione; nel suo post argomenta le sue affermazioni sostenendo che a ben vedere ciò che conta quando parliamo di criptovalute è la tecnologia, per cui nello specifico il linguaggio usato per scrivere il codice; il problema, evidenzia Song, nasce dal fatto che il grosso degli utenti non è capace di leggere in prima persona il codice e ne è capace di comprendere quanto e fino a che punto il progetto che stanno studiando è valido o no. Il senso del discorso fatto dallo sviluppatore è che molte criptovalute sono sostanzialmente fuffa e gli investitori, semplicemente, non hanno le competenze per rendersene conto; quello che succede è che le persone decidono se comprare o meno sulla base di quello che trovano scritto sui white paper, che però, inevitabilmente, sono più simili a un volantino pubblicitario che a un documento tecnico. Il problema è che nonostante Song abbia ragione il mercato, per sua stessa natura, è irrazionale, per cui, nonostante tutte le valide argomentazioni portate dal noto sviluppatore, il mercato continuerà ad investire sulle altcoin, incluse quelle alle cui spalle c’è solo fumo e neanche un grammo di arrosto. La cosa esilarante è che in tanti ci faranno anche profitto investendo su monete che sono in realtà delle scatole vuote; la cosa interessante da capire, invece, è se tutto questo danneggia in qualche modo la crescita di bitcoin o se la favorisce. Purtroppo Song nel suo post non affronta questo aspetto del discorso. In ogni caso penso che, nonostante non abbia ragione su tutto, le argomentazioni di Song siano piuttosto solide e ben sostenute, ma credo anche che questo non convincerà mai nessuno di quelli che investono sulle altcoin a smettere di farlo.