LA DIFFERENZA TRA INDICATORI ED OSCILLATORI NEL TRADING (PARTE 1)

Fin dal periodo in cui l’analisi classica tradizionale, basata sulla quotazione e sui volumi, muoveva i primi passi, gli operatori professionisti hanno intuito il bisogno di completarla, sostenendola con strumenti creati ad hoc per aumentare l’affidabilità dei segnali di entrata ed uscita dal mercato. In principio gli indicatori e gli oscillatori furono visti come la soluzione alla variabilità dei prezzi,, una sorta di concretizzazione del sogno di tutti i trader.

Gli strumenti in questione infatti avrebbero potuto consentire un’operatività infallibile e redditizia, che avrebbe potuto permettere di acquistare sui minimi e vendere sui massimi. Lentamente, però sono svanite queste illusioni, rimanendo la cruda realtà per cui almeno gli oscillatori si erano rivelati un mezzo sopravvalutato. Strumento certamente utile l’oscillatore, ma non certo esente da falsi segnali.

Al giorno d’oggi si è giunti a considerare questi strumenti nella loro giusta dimensione, ovvero quella di sostegni complementari all’attività di trading. A parte qualche eccezione, non si tratta di strumenti indipendenti in grado di rilasciare segnali in piena autonomia, ma di ausili dell’analisi grafica che resta il più importante strumento operativo.

In buona sostanza gli oscillatori assumono il compito di integrare l’analisi tecnica dei prezzi, con lo scopo di confermarne o smentirne i segnali operativi di acquisto o di vendita. Dal punto di vista tecnico gli indicatori e gli oscillatori vedono la luce negli anni ’70 negli Stati Uniti e sono la risultanza di elaborazioni e formule matematiche applicate ad una serie numerica che replica i valori di mercato di una determinata attività finanziaria.

Sono il risultato di formule talvolta semplici, talvolta complesse ed articolate, ed è interessante evidenziare come le formule più immediate ed elementari spesso si rivelino più affidabili di quelle avanzate. Personalmente mi è capitato di osservare molti trader impazzire alla ricerca di un indicatore evoluto, quando poi invece era sufficiente un indicatore calcolato con una semplice sottrazione algebrica tra due valori per ottenere un market timing tempestivo ed efficiente.

Di pari passo, gli indicatori più conosciuti non sono necessariamente i più idonei ad assicurare operazioni in profitto. Stupisce peraltro il relativo disinteresse di molti osservatori in merito all’indice di forza relativa, uno strumento semplice ma di grande utilità operativa. Possiamo quindi giungere ad una prima conclusione secondo cui la popolarità di uno strumento non implementa necessariamente una maggiore affidabilità e, allo stesso tempo, alla complessità di calcolo non corrisponde una maggiore efficienza. Dopo queste premesse iniziali è comunque doveroso restare in tema e cercare di togliere ogni dubbio sulla differenza tra i termini “indicatore” e “oscillatore”. La differenza è molto sottile ed è soprattutto nozionistica, mentre a livello operativo non ci sono scarti.

Gli indicatori sono liberi di muoversi all’interno di un grafico, mentre invece gli oscillatori sono vincolati dentro un indice fisso, come per esempio i valori dell’ RSI, che sono obbligati a oscillare tra 0 e 100, oppure intorno ad un parametro fisso, per esempio la linea dello zero del Momentum. La media mobile, di cui abbiamo tanto parlato in altre occasioni, è il classico esempio di indicatore, dal momento che i suoi valori sono liberi di fluttuare nel grafico senza punti fissi e senza vincoli. I valori della media mobile infatti sono liberi di aumentare all’infinito e non hanno un tetto massimo di valore, oltre il quale è impossibile che l’indicatore vada.

L’RSI è dunque un esempio tipico di oscillatore, costretto a svilupparsi all’interno di un range fisso. Anche il Momentum è un oscillatore, poiché i suoi valori ondeggiano sopra e sotto un punto di riferimento stabile che è costituito dalla linea dello zero. Venendo agli aspetti pragmatici, gli indicatori e gli oscillatori sono uno strumento molto duttile e versatile nella mani di un trader, che li può usare per numerosi scopi.

Questi strumenti invero individuano specifiche condizioni di prezzo oppure di volatilità. Alcuni oscillatori come l’RSI, possono essere utilizzati per trovare zone di ipervenduto o di ipercomprato dei prezzi, mentre altri oscillatori, come la Deviazione Standard, possono rivelarsi utili nell’identificare situazioni in cui la volatilità è particolarmente elevata o è in fase di compressione restituendo una tendenza range bound .

D’altro lato, indicatori come le medie mobili sono spesso utilizzati per individuare il trend in atto sui prezzi, in modo da permettere ai trader di operare sempre in sintonia e nella direzione del mercato dominante, evitando di trovarsi dalla parte sbagliata delle negoziazioni. Va inoltre sottolineato che alcuni oscillatori come la Forza Relativa, si dimostrano essere uno strumento prezioso di selezione tra asset forti e deboli sulla piattaforma.

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In buona sostanza lo scopo di questo tipo di strumento è quello di permettere di individuare e quindi acquistare le cripto, i titoli o le valute con maggiore forza tra quelli impostati al rialzo. Allo stesso tempo si possono selezionare gli asset più deboli tra quelli impostati al ribasso, con lo scopo di riuscire a shortare i più deboli.

Di Vincenzo Augello