Criptovalute: il sindaco di Vancouver vuole vietare i bancomat bitcoin

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Tempi grigi in Canada per chi ha investito in bancomat bitcoin, secondo quanto riferito da Next Web, infatti, sembra che stia per arrivare un giro di vite che, a partire da Vancouver, potrebbe portare al ban totale degli ATM nel paese. Attualmente sono censiti 694 bancomat di criptovaluta in Canada, di cui 76 nella sola Vancouver; il problema è che le istituzioni temono che questi sportelli possano essere usati per riciclare denaro. A capo della crociata contro i bancomat bitcoin c’è il sindaco di Vancouver, che si è messo in testa di vietare gli ATM nella città; la cosa non rappresenterebbe chissà quale colpo ne per la diffusione di BTC, ne tanto meno per gli eventuali criminali che volessero davvero usare questi strumenti per riciclare denaro. Nonostante ci siano effettivamente casi censiti, con tanto di arresti, di persone che hanno usato gli ATM per riciclare denaro, tutti i report internazionali dimostrano che quella relativa all’uso dei bitcoin a fini di riciclaggio è solo una vulgata, insomma, un luogo comune; per altro pretendere di ammazzare un settore economico per gli abusi di una piccola minoranza equivale a pretendere di voler chiudere tutte le banche perché alcune filiali aiutano gli evasori a portare il denaro all’estero (e questo è grandemente più documentato che non la presunta attività di riciclaggio portata avanti con le criptovalute). In ogni caso Kennedy Stewart, il sindaco di Vancouver, non sembra volerne sapere, rifiuta ogni possibilità di confronto e tira avanti a testa bassa sulla sua strada, frenato per il momento dalla provincia della Columbia britannica, che preferisce invece prendersi ancora del tempo per indagare ulteriormente sul fenomeno del riciclaggio a mezzo ATM segnalato dalle autorità locali. Il tutto nasce, secondo quanto riferito da Next Web, da un rapporto della polizia che evidenzia come i criminali potrebbero acquistare un ATM bitcoin a prezzi molto contenuti (poche migliaia di dollari) per dare copertura alle proprie attività criminali, ricavare ulteriore profitto ed eliminare le spese di transazione; per intenderci, facciamo un esempio di modo che tutti possano capire di cosa stiamo parlando. Se io fossi uno spacciatore non potrei certo andare a depositare i soldi in banca; a un certo punto mi troverei nella condizione di non potermi più limitare ad accantonare i proventi illeciti in contanti. Come fare? Potrei decidere di comprare un ATM bitcoin, caricarlo coi miei contanti (frutto dell’attività di spaccio) vendendoli in cambio di bitcoin; in questo modo non sarei più costretto ad accantonare contanti (che potrebbero essere trovati e sequestrati se dovessi subire una perquisizione), ma potrei accumulare questi “risparmi” su un hardware wallet. Il sistema regge sulla carta, appare evidente che è un modo di operare che ha senso, tuttavia basterebbe monitorare l’attività degli ATM bitcoin, senza quindi vietarli, per risolvere questo problema. Negli USA, ad esempio, per installare un bancomat di criptovalute occorre richiedere una licenza, questo permette alle autorità di monitorare la situazione ed evita che questi strumenti possano essere utilizzati per riciclare denaro.