Un nuovo dossier conferma che la Cina guida l’innovazione mondiale in ambito blockchain

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Che quando si parla di criptovalute (e non solo, mi verrebbe da dire) la Cina sia in questo momento il leader mondiale che sta trainando l’innovazione e la crescita della tecnologia blockchain a livello internazionale è cosa abbastanza nota tra i bitcoiners; qui sorgono le maggiori mining farm, qui si attua un’attenta regolamentazione del mercato avendo cura che la stretta normativa non pregiudichi la diffusione di questa nuova tecnologia e qui, come recita un rapporto pubblicato in data odierna da China.org.cn sorge la bellezza del 25% dei progetti blockchain a livello mondiale. Il report ci informa che in questo momento in Cina ci sono più di 260 progetti blockchain già attivi; ma non basta, infatti guardando i numeri nudi e crudi il grosso dei brevetti a livello mondiale relativi a questa tecnologia è di origine cinese, secondo le statistiche, infatti, dei 406 brevetti di progetti blockchain registrati a livello mondiale nel 2017 ben 225 sono made in Cina (più della metà quindi), mentre il secondo player sul mercato sono gli USA dove però i brevetti registrati nel 2017 sono stati appena 91 (mentre il terzo paese sul podio è l’Australia con solo 13 brevetti registrati). Il distacco è quindi realmente impressionante, ed il fatto che la Cina stia giocando la parte del leone nel mercato delle criptovalute è, a mio parere, uno dei principali segnali di come l’egemonia USA sul mondo sia ben presto destinata a terminare, a beneficio proprio della Cina che, come ormai da anni affermano molti dei maggiori osservatori, è in rampa di lancio per diventare la prima economia del mondo. Insomma, se fossimo ancora in guerra fredda si potrebbe dire che i comunisti cinesi stanno per divorarsi vivo il capitalismo statunitense, cosa che (con mio sommo divertimento) immagino provocherà una bella crisi isterica tra i paladini del liberismo a livello mondiale. Un altro aspetto molto interessante, tornando a parlare di tecnologia, e che viene poco considerato qui in occidente, riguarda l’enorme sforzo che la Cina sta compiendo per rinnovare l’infrastruttura del proprio trasporto pubblico con un piano quinquennale che mira ad usare la locomozione elettrica per movimentare i mezzi pubblici (è noto che l’inquinamento dilagante è in questo momento una delle principali preoccupazioni di Pechino); qualcuno si chiederà cosa centri questo con le cripto, beh, semplicemente le politiche sul trasporto pubblico in Cina sono estremamente rilevanti per ogni appassionato di criptovalute perché la trasformazione epocale del trasporto Cinese passa proprio per la tecnologia blockchain (prima ancora che per la locomozione elettrica), così come dichiarato dalle stesse autorità che stanno esplicitamente puntando sulla catena di blocchi come strumento centrale per la gestione e la costruzione della nuova rete di trasporti pubblici. Tutto questo avviene mentre in Italia il dibattito pubblico è fermo sull’alta velocità Torino-Lione, in un paese in cui la rete di trasporti pubblici è sostanzialmente al collasso, con numerose delle aziende di trasporto locale vicine al fallimento, ed un servizio che, a parte poche lodevoli eccezioni, si dimostra di infima qualità ed incapace di ridurre il ricorso all’auto di proprietà da parte dei cittadini, con tutto ciò che ne consegue sia in termini di congestione del traffico sia, conseguentemente, in termini di inquinamento. Dato che il nostro governo ha appena firmato gli accordi con la Cina sulla nuova “via della seta” diventa impossibile non riflettere sul fatto che forse si poteva lavorare a qualcosa di più importante che non semplicemente limitarsi ad esportare arance; ma tant’è, che la nostra politica sia incapace di restare al passo coi tempi è una realtà (triste) della quale ormai è impossibile non prendere atto.