Le criptovalute e la blockchain rivoluzioneranno il mercato del web advertising: ecco come

Troppo spesso tutti i maggiori osservatori, quando si parla di blockchain e criptovalute, si limitano ad analizzare l’impatto che questa tecnologia avrà sul mondo finanziario, la verità, però, è che i settori impattati da questa innovazione sono tantissimi e le applicazioni già perfettamente funzionanti sono decine, forse centinaia, molte delle quali esulano dal mondo del fintech. Uno dei settori più impattati da questa nuova tecnologia appare essere senza dubbio il mondo del web advertising anche in virtù degli attuali, enormi limiti che il modello attuale ha già dimostrato di avere. Tentiamo quindi di capire che cosa sta succedendo e, soprattutto, cosa succederà in questo settore e in che modo la blockchain rivoluzionerà il modo di monetizzare i contenuti web assestando un duro colpo al mercato del web advertising

Monetizzare i contenuti web: tutti i limiti del modello basato sul web advertising

Il modello che attualmente si è imposto quando si parla di monetizzare i contenuti web ruota interamente intorno al web advertising (pubblicità online in italiano); tuttavia questo modello presenta enormi limiti e storture che a un certo punto sono iniziate ad apparire insostenibili per tutto l’ecosistema internet. Uno dei principali problemi di questo modello riguarda i monopoli che si sono venuti a formare negli anni; l’ascesa incontrastabile di google nel mercato dei motori di ricerca e il conseguente collasso di tutti i maggiori competitor ha fatto si che si costituisse un monopolio di fatto anche nel mercato della pubblicità. Attualmente google, attraverso il servizio di adsense, gestisce una quota assolutamente maggioritaria del giro d’affari complessivo della pubblicità online; a questo problema si associa il fatto che tutti gli altri player del settore dimostrano spesso una scarsissima affidabilità, i mancati pagamenti per gli editori sono all’ordine del giorno (soprattutto nel segmento delle affiliazioni) e questo implica che molto spesso un sito che per qualunque motivo si ritrovi bannato da adsense finisca sostanzialmente impossibilitato a monetizzare diversamente e condannato a chiudere. In uno scenario di questo tipo, poi, i ricavi degli editori sono dentro a una tendenza che li vede precipitare anno dopo anno, più si diffonde la pubblicità online, infatti, più diventa a buon mercato, col risultato che oggi come oggi per monetizzare adeguatamente dei contenuti web sono necessarie milioni di visualizzazioni.

Blockchain e criptovalute sparigliano le carte: un nuovo web sta per sorgere

Tra le primissime applicazioni delle criptovalute che esulano dal mero sistema di pagamento le applicazioni orientate al web sono state tra le prime ad attirare l’interesse e la curiosità di investitori ed esperti del settore; questo anche e forse proprio in virtù dei limiti che l’attuale modello dimostra d’avere e che abbiamo appena illustrato per sommi capi. Gli sviluppatori si sono mossi in molte direzioni differenti, dimostrando un’enorme versatilità e offrendo agli editori una molteplicità di opportunità diverse per monetizzare i loro contenuti che progressivamente vengono implementate da sempre più editori, continuamente testate e migliorate. Andiamo quindi a vedere più nel dettaglio di cosa stiamo parlando.

Monetizzare un sito web: donazioni e micropagamenti contro abbonamenti e web adv

Una delle soluzioni più interessanti che gli sviluppatori hanno implementato per aiutare gli editori web a monetizzare i loro contenuti riguarda il segmento delle donazioni e dei micropagamenti; esistono già siti web che offrono contenuti a pagamento previa la sottoscrizione di un abbonamento, ma implementare questa soluzione fino ad oggi si è rivelato abbastanza ostico innanzitutto perché l’utenza è refrattaria a sottoscrivere abbonamenti per fruire dei contenuti web e in secondo luogo perchè una gestione di questo tipo implica la raccolta di dati sensibili dell’utente con tutto ciò che ne consegue in termini di adeguamento alla normativa sulla privacy. La soluzione arriva da una nuova generazione di browser che permette di effettuare micropagamenti direttamente utilizzando il programma che usiamo per navigare sul web, senza dover inserire alcun dato personale o gli estremi della nostra carta di credito. Il progetto più avanzato in questa direzione è brave (un browser che tra l’altro offre all’utente il controllo totale dei dati relativi alla sua navigazione) con la sua brava criptovaluta agganciata ($BAT). Brave è si un browser, ma oltre alle funzionalità di un normale browser include quella di inviare pagamenti (in criptovaluta) al gestore del sito che visitiamo. Facciamo un semplice esempio per capire di cosa parliamo; attualmente un sito web con un traffico di 100.000 utenti unici al mese difficilmente può arrivare a realizzare un fatturato superiore ai duecento/trecento euro al mese (con poche lodevoli eccezioni e con margini leggermente più alti per i siti in lingua inglese). Con lo stesso traffico si potrebbe realizzare un fatturato di 1mln di euro al mese se solo gli utenti fossero disposti a pagare un abbonamento di 10€ al mese; ma gli utenti non sembrano orientati ad accettare un modello di questo tipo. La soluzione ce la offre proprio brave, che permette all’utente di inviare micropagamenti al gestore del sito nel momento in cui ne apprezza i contenuti. Un sito con un traffico di 100.000 unici mensili, quindi, se solo ricevesse un centesimo da ogni utente che visita il sito potrebbe fatturare almeno 1000€ al mese (che non sono un milione, ok, ma nemmeno duecento euro), che è un volume d’affari ragionevole per un sito con quel livello di traffico. Inviare pagamenti da un centesimo con carta di credito sarebbe sostanzialmente impossibile; brave permette di fare esattamente questo. E con i famosi 10€ al mese di cui parlavamo prima l’utente può retribuire gli editori (un centesimo alla volta) per un migliaio di articoli invece che sottoscrivere un singolo abbonamento a un solo sito web; appare quindi ovvio che questo sistema offre vantaggi incontestabili tanto per gli editori (i cui profitti lievitano rispetto al modello attuale) sia per gli utenti che non devono spendere un capitale in abbonamenti e soprattutto non devono più inviare i loro dati sensibili (nome, cognome, numero della carta, etc) per farlo. Oltre a brave che è un vero e proprio browser esistono poi anche delle applicazioni per chrome e per firefox che fanno sostanzialmente la stessa cosa (citiamo ad esempio synereo che fa la stessa cosa ma è orientato agli youtuber).

Cryptojacking: minare criptovalute col computer degli utenti non è sinonimo di malware ma un legittimo sistema di monetizzazione

Oggi il gestore di un sito web ha la possibilità di inserire nel proprio sito un semplice script che gli permette di usare una piccola parte della potenza di calcolo del computer dell’utente per minare criptovalute (attualmente monero è quella che va per la maggiore in questo tipo di attività); anche se molti media mainstream hanno bollato questa pratica come illegale e malevola non è affatto così. Sul computer dell’utente non viene installato nulla e lo script (quando correttamente settato) non influisce in maniera particolarmente negativa sull’usura del dispositivo; in pratica l’aspettativa di vita dei vari dispositivi (già costruiti sulla base dei precetti dell’obsolescenza programmata) non viene minimamente alterata da questa attività. Il mining, inoltre, va vanti solo per tutta la durata di permanenza sul sito e cessa una volta che l’utente lo abbandona; tutto questo nell’assoluto rispetto della privacy di chi naviga sul web, che invece attualmente ogni volta che accede a un sito si vede installare nel proprio browser decine (in certi casi centinaia) di cookies che ne tracciano abusivamente (e spesso a sua completa insaputa, nonostante l’obbligo di comunicazione con banner recentemente imposto in UE) la navigazione. Il cryptojacking è quindi tutt’altro che una pratica illegale ed appare anzi molto più etica del modello attuale costruito intorno al web advertising che per funzionare ha bisogno di cookies estremamente invasivi.

Social network decentralizzati: una soluzione ottimale per i produttori di contenuti web

Oggi come oggi tutti abbiamo almeno un paio di account sui diversi social, ai quali contribuiamo con i nostri contenuti senza ricavarne sostanzialmente nulla (fatta eccezione per i casi scuola come ad esempio Chiara Ferragni, che però sono uno su un milione); la blockchain ci viene in aiuto anche in questo caso attraverso i social decentralizzati che non solo permettono all’utente di fare la stessa attività che attualmente fa su facebook o twitter, ma gli permettono anche di essere retribuito per i contenuti che crea sulla base del numero di lettori, delle interazioni, del gradimento e dei commenti che riceve. Tra le varie alternative una di quelle che ad oggi ha saputo guadagnarsi più spazio è steemit; un altro vantaggio non da poco che queste piattaforme offrono è che il creatore di contenuti può monetizzare la sua produzione senza accollarsi i costi (in termini di denaro e di tempo) riconducibili alla gestione di un sito web vero e proprio. In questo modo chi produce contenuti non solo non deve pagare l’hosting ma non deve nemmeno preoccuparsi di dover ottemperare a tutti gli obblighi di legge che i vari legislatori continuamente introducono (e che a volte sono impossibili da assecondare a causa dell’incompetenza dei legislatori relativamente all’universo internet) perché è la piattaforma ad occuparsi di tutto questo.

Conclusioni

Come abbiamo potuto capire da questo breve excursus sul tema del web advertising la tecnologia blockchain non rivoluziona solo il mondo della finanza ma impatta in maniera pesante anche su molti altri segmenti (in questo articolo ne abbiamo visto solo uno, ma avremo modo di affrontare lo stesso tema per settori economici differenti in futuro); nel rivoluzionare il mondo così come lo conosciamo, però, questa tecnologia finisce inevitabilmente col nuocere agli interessi di alcuni dei più grandi gruppi industriali a livello mondiale (non solo le banche ma come abbiamo visto in questo articolo anche i giganti del web, per fare un esempio) e questo penso che debba aprire gli occhi alle persone comuni rispetto al conflitto d’interessi che probabilmente si cela dietro i continui attacchi che buona parte dei media mainstream abitualmente fanno ai danni di questa tecnologia diffondendo illazioni delle quali non hanno alcuna prova o persino, in certi casi, notizie ed analisi palesemente false. Questa tecnologia tuttavia è inarrestabile, offre vantaggi a tutti e più passa il tempo più questo appare chiaro a tutti; il fatto poi che molti dei colossi industriali che oggi dominano lo scenario economico mondiale escano profondamente danneggiati dal confronto con blockchain e criptovalute è un prezzo che noi tutti (come collettività, come cittadini, come piccoli e medi imprenditori) siamo in linea di massima tutti ben disposti a pagare.