Il Cigno Nero in economia

I cigni neri in finanza sono eventi macroscopici che hanno avuto effetti rilevanti sulle economie. Si tratta in genere di fenomeni disastrosi ed imprevedibili che hanno profondamente inciso sui mercati. Il termine cigno nero è antecedente la scoperta dell’Australia avvenuta nei primi decenni del XVII secolo, quando tutto il mondo e gli studiosi di ornitologia erano convinti che tutti i cigni fossero bianchi. Infatti nessuno ne aveva mai trovato uno nero. Ad un certo punto però la scoperta del primo cigno nero confutò l’attendibilità di questa convinzione.

Il termine per altri deriverebbe dal poeta Giovenale che scrisse “rara avis in terris nigroque simillima cygno”, ovvero “uccello raro sulla terra, quasi come un cigno nero”. In entrambi i casi la particolarità del cigno nero si estrinseca nella rarità e nell’impatto estremo che può avere su una credenza. Negli anni passati sono stati numerosi  i cigni neri che hanno scosso il mondo, influendo significativamente sull’andamento dei mercati finaziari. A tal proposito, considerando il forte impatto dei cigni neri anche sui monitors delle Borse mondiali, proviamo ad analizzare gli aspetti di alcuni eventi inattesi con forte riflesso sulle economie.

La crisi asiatica del 1997

La crisi in Asia avvenuta nel 1997 ha determinato un crollo dei mercati mondiali con una perdita calcolata attorno il 60%.  Nel dettaglio si ebbero una serie di svalutazioni che si sommarono in scia al drawdown del bath tailandese causato dalla decisione dell’esecutivo indigeno di disconnettere la moneta dal dollaro USA.

La bolla delle dot-com

Si tratta di una bolla finanziari che ha registrato il crollo del Nasdaq da 5.046,86 a 1.114,11 punti, per una discesa pari al 78%.  Nel caso specifico, i prezzi dei titoli azionari erano aumentati fino a livelli inimmaginabili, poi, con una velocità inaspettata, un’enorme ondata di ordini di vendita su molti giganti tecnologici ha mandato a picco i mercati di riferimento dando origine ad un vero e proprio panic selling generale.  Verso la fine del 2001 la bolla delle imprese dot-com si era esaurita, mandando al macero migliaia di miliardi dollari di capitali investiti.

L’11 settembre 2001

In quella disgraziata occasione le vendite che hanno sommerso Wall Street hanno portato l’indice Dow Jones ad una perdita complessiva del 14%. Fu l’effetto finanziario che si verificò quando le torri gemelle del World Trade Center di New York venivano colpite da due arei dirottati. La prima settimana di scambi dopo il doloroso attentato è stata la peggiore nella storia del NYSE. In quei giorni sono stati mandati in fumo quasi 1.400 miliardi di dollari.

La crisi globale del 2008

La crisi mondiale esplosa nel 2008 ha dissipato 10 miliardi di dollari ed ha registrato il fallimento della Lehman Brothers, quarta banca d’America per capitalizzazione. Il dissesto economico del 2008, indotto dai mutui subprime, è stato considerato il peggiore dopo la grande depressione del 1929. Di fatto, la consuetudine occidentale di agevolare l’economia con prestiti senza solide garanzie ha affossato gli asset finanziari del globo intero.

La crisi del debito nel Vecchio Continente

In Europa, dopo la crisi globale del 2008, i paesi economicamente più forti come la Germania hanno trovato notevoli difficoltà a finanziare i paesi indeboliti dai grandi debiti pubblici. Così le nazioni finanziariamente più fragili come la Grecia , l’Irlanda, la Spagna ed il Portogallo, hanno avuto necessità di un’operazione di salvataggio. In concreto era emerso il timore che se uno o più membri dell’Unione Europea avessero abbandonato l’Euro a seguito di un default sul debito, ciò avrebbe portato al crollo dell’intero sistema bancario mondiale.

Il tracollo del prezzo del petrolio  

A giugno del 2014 le quotazioni del petrolio sono scese da 110 dollari al barile a 50 dollari al barile a causa di un imponente crisi petrolifera. Il drawdown della materia prima per eccellenza si è riflesso sul comparto generale dei titoli azionari, soprattutto su quelli energetici.

Il Black Monday dell’agosto 2015

Nell’agosto del 2015 il mercato azionario di Shangai è scivolato dell’ 8,5% in un’unica seduta di Borsa e del 30% nelle giornate successive. In sintesi, il crollo dei prezzi del petrolio ha generato ingenti danni alle nazioni esportatrici di materie prime, comprese le imprese esportatrici di prodotti di manifattura cinese, così il commercio mondiale è collassato. Tra l’altro, per il ribasso delle quotazioni era enorme la quantità di denaro che in Cina veniva utilizzata per giocare in Borsa. L’importo di denaro investito aveva superato il tasso di crescita delle società, pertanto il governo cinese prese la decisione di svalutare lo yuan, peggiorando però la situazione generale, causando un pericoloso panic selling e dando vita ad un vero e proprio Black Monday.

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Il Referendum Brexit

Il 24 giugno 2016 in occasione della notizia della vittoria del Si all’uscita del Regno Unito dall’UE la sterlina è precipitata ai minimi da 31 anni contro il dollaro USA.

In buona sostanza, la teoria del cigno nero fa riferimento ad eventi inattesi di grande entità e al loro effetto nella storia. Tali eventi unici, svolgono un ruolo dirompente e ampiamente sociale, in contrasto con il normale flusso degli eventi.

Di Vincenzo Augello