E alla fine bitcoin dilagò anche dentro ai fast food: siamo nell’era dell’adozione di massa

analisi bitcoin

Andiamo, diciamocela tutta, bitcoin è solo una moneta speculativa, chi mai accetterebbe di farsi pagare in una valuta così volatile? Si tratta chiaramente di una bolla, sostenuta solo da degli speculatori, del resto ve la vedete un’azienda che si fa pagare in bitcoin e che il giorno dopo aver incassato si ritrova col fatturato dimezzato a causa della volatilità? Alzi la mano chi non ha mai sentito una di queste obiezioni; sin dalla nascita del nostro amatissimo, infatti, con cadenza quasi giornaliera, qualche furbone se ne esce con una di queste frasi, magari corredata dalla formula tanto di moda oggi “è solo buon senso”. Ebbene, a queste persone abbiamo sempre risposto che ci sono migliaia di aziende sparse per il mondo che accettano pagamenti in bitcoin, per non parlare del fatto che grazie alle carte è possibile usare BTC con la stessa versatilità con cui usiamo qualunque valuta fiat per mezzo della nostra carissima (nel senso di costosa) carta bancomat. Ecco, da adesso in poi possiamo aggiungere alla marea di azienda che accetta bitcoin come forma di pagamento anche la nota catena di fast food Burger King, almeno per quanto riguarda la sua emanazione tedesca; come riporta infatti l’edizione locale di cointelegraph, Buerger King in Germania ha deciso di includere bitcoin come forma di pagamento sulla sua app mobile e sul suo sito web ufficiale, mentre non è noto se sarà possibile pagare già ora anche alle casse o se occorrerà attendere ancora qualche tempo che i negozi fisici si organizzino. Che il processo di adesione di massa sia in corso e proceda di buona lena è ormai sotto gli occhi di tutti, tranne che dei giornalisti mainstream i quali, probabilmente, si ritrovano impossibilitati ad osservare il fenomeno a causa (tanto per rimanere in tema di cibo) delle fette di salame che, con sconfinata classe, indossano sul naso al posto degli occhiali; appena un paio di giorni fa, ad esempio, uno degli account che seguo su twitter ha condiviso un video della figlia (12 anni) mentre comprava dei pop corn in una delle principali multisala americane, lamentandosi (tra il serio e il faceto) che con bitcoin fosse diventato fin troppo facile per i figli estorcergli denaro ogni punto e momento. Il poveraccio (scherzo) si vede bombardare dai figli di messaggi con cadenza quotidiana (mentre sono a scuola, in giro con gli amici, o in qualunque altro posto) in cui gli chiedono dei bitcoin; al netto degli scherzi (miei e del suddetto account, che non cito per motivi di privacy) ciò che voleva farci capire con quei tweet è sia l’enorme facilità di utilizzo di questa tecnologia (alla portata anche di un bambino) sia la straordinaria comodità che caratterizza le monete crittografate. Solo chi ha avuto la sfortuna di trovarsi senza denaro sa quale enorme comodità sia poter chiedere qualche spicciolo a un amico o a un parente senza dover aspettare i tempi bancari; io stesso, ad esempio, tempo fa (quando ancora vivevo a Milano) ebbi la sfortuna di perdere il portafoglio con tutte le mie carte dentro, impossibilitato a prelevare sia al bancomat (ovviamente, avendo smarrito la carta) ma anche allo sportello (avendo perso anche il documento). Ecco, in frangenti del genere si capisce quanto siano utili e importanti questi strumenti di pagamento, solo quando ci ritroviamo a vivere in prima persona certe disavventure, infatti, riusciamo a comprendere quanto debole e labile sia il nostro sistema di pagamenti e riusciamo a mettere finalmente a fuoco la straordinaria utilità di bitcoin e delle altre criptovalute.