Uno dei principali siti di news sulle criptovalute chiude i battenti e incolpa un update di google per la decisione

Andiamo con ordine, perché la notizia ha un certo peso e merita di essere trattata con una certa cura; uno dei principali siti di news statunitensi (CCN) ha chiuso i battenti nella giornata di ieri, così come annunciato con un post sul proprio sito. Ne parla diffusamente anche cointelegraph in un articolo pubblicato oggi; il post con cui il sito comunica agli utenti questa scelta è stato scritto direttamente dal fondatore e direttore del sito stesso (Jonas Borchgrevink), che afferma che le ragioni della chiusura sono da imputare a un crollo del traffico dovuto all’aggiornamento di uno degli algoritmi di indicizzazione di google. Secondo quanto si legge il sito CCN ha avuto un crollo del 71% del traffico mobile nel giro di una sola notte per quanto riguarda gli utenti mobile; citando i dati di un sito terzo (sistrix.com) Jonas Borchgrevink afferma che anche gli altri due colossi del settore, cointelegraph e coindesk, hanno registrato rispettivamente un crollo del 34,6% e del 21,1% nei volumi di traffico da dispositivi mobili. Il punto è però definire le ragioni di tale crollo, non c’è stato infatti un ban dei siti che trattano news che si occupano di criptovalute. Lo stesso Borchgrevink, infatti, rimarca come molti siti che si occupano di tutt’altro siano stati coinvolti dal medesimo crollo dei volumi e cita ad esempio il tabloid britannico The Daily Mail. Che cosa accomuna, quindi, determinati siti? E’ questa la domanda che occorrerebbe farsi. Borchgrevink cade nel solito errore che qualunque gestore di un sito fa quando si trova a far fronte a certi problemi, cioè dare la colpa a google e pretendere che BigG dia spiegazioni; come chiunque si occupi di web sa bene google non fornisce mai, e a mio parere giustamente, informazioni in merito a questo tipo di fatti, ma sta al gestore del sito sforzarsi di capire che cosa ha provocato il crollo del traffico. Se google iniziasse ad illustrare come funzionano gli algoritmi di indicizzazione tutti i siti si adeguerebbero all’informazione e il motore di ricerca smetterebbe di funzionare perché i contenuti diventerebbero tutti uguali. Che cosa è successo quindi? Io un’opinione me la sono fatta e sono in tanti, da quel che leggo, a pensarla come me; google negli ultimi anni ha fatto molta strada in quello che viene chiamato “web semantico”, gli algoritmi, in altre parole, non si limitano più ad analizzare le pagine secondo i canoni classici a cui eravamo abituati, ma hanno imparato a leggere i contenuti e a comprenderne il significato. Molti siti si sono fatti strada in questi anni producendo contenuti di dubbia qualità, che a stento superano le 200 parole, che non trattano i vari temi in maniera diffusa e usano titoli fuorvianti per calamitare traffico; questo è un modo profondamente scorretto di operare sul web ed era scontato che presto o tardi google arrivasse a punire questi comportamenti. Con l’ultimo aggiornamento dei propri algoritmi, presumibilmente, è successo proprio questo, google ha colpito tutti quei siti che hanno consolidato i propri posizionamenti usando tecniche al limite del consentito; non è infatti un caso che degli altri due siti citati (cointelegraph e coindesk) proprio coindesk sia quello che ha patito meno la perdita di traffico. A un’analisi più approfondita, poi, potremmo dire che in realtà coindesk non è stato minimamente toccato dall’aggiornamento di google e che il calo di traffico è probabilmente fisiologico, dovuto all’arrivo dell’estate e alla diminuzione dell’interesse nei confronti delle criptovalute dopo il mercato orso 2018, da cui ancora molti siti faticano a riprendersi. Non è quindi un caso, a ben vedere, che coindesk sia anche il sito che produce i contenuti migliori, più precisi ed esaustivi, oltre che ad evitare di produrre titoli fuorvianti il cui senso non corrisponde pienamente al contenuto dell’articolo; perché tutto questo è importante? Perchè qualcuno potrebbe essere tentato di vedere nel post pubblicato dal direttore di CCN un giro di vite di google e un ban nei confronti del mondo delle cripto; le cose non stanno per niente così e chi capisce di web non ha difficoltà ad arrivarci. L’aggiornamento di google non colpisce direttamente chi produce articoli sulle cripto, ma colpisce chi produce articoli di scarsa qualità; questo è, nei fatti, e non si sfugge, con buona pace di Borchgrevink, che può continuare a chiedere spiegazioni per i prossimi venti anni e a lanciare accuse e strali dal suo sito, senza essere minimamente degnato di considerazione da google, come succede ogni giorno a migliaia di webmaster (grandi e piccoli), quando vengono esclusi dal motore di ricerca. Si ritorni, invece che piagnucolare, a fare web in maniera seria, pensando agli utenti prima che agli incassi della pubblicità, un modo di lavorare sicuramente più faticoso e impegnativo, ma che nel lungo periodo, immancabilmente, finisce col premiare chi lavora con serietà.