Il BTC riprende quota dopo che gli annunci della Cina si fanno meno pressanti

Dopo un drastico calo nei giorni scorsi, che aveva portato la quotazione del BTC a scendere di più di $1000 dopo l’annuncio del governo Cinese di voler chiudere gli exchanges, il BTC si è ripreso ed è ritornato a testare valori vicino ai $4000.

Che cosa è successo, un breve riassunto:

Con degli annunci prima non confermati ufficialmente il Governo Cinese aveva fatto sapere di voler innanzitutto dare una stretta al mercato delle ICO. Questo perché evidentemente il movimento di tanto denaro intorno a nuove criptovalute rilasciate sul mercato aveva fatto insospettire la Cina che temeva un intensificarsi di movimenti di denaro poco regolari.

Questo primo annuncio aveva causato un calo di $400-$500 dollari che era stato riassorbito quasi nella sua totalità dal mercato nel giro di poche ore.

A questo primo annuncio però è seguita una seconda notizia stavolta confermata dagli exchanges: il Bitcoin non potrà più essere scambiato con valute Fiat sul territorio Cinese dal 30 di Settembre.

Tale notizia ha scaturito il panic selling ovviamente, ed il Bitcoin è calato di più di $1000 nel giro di 24 ore arrestando la propria discesa solamente una volta arrivato in zona $3000.

La terza ed ultima notizia dalla Cina va ad attenuare la tempistica della misura per quanto riguarda due dei maggiori exchanges: a Huobi e Okcoin infatti sarebbe concesso un ulteriore mese di vita, prima dello shutdown definitivo.

Che cosa potrebbe succedere nei prossimi giorni:

Il mercato potrebbe risentire ancora di una sostenuta volatilità a causa dei roboanti annunci Cinesi. Per adesso tutto sembra tornato vicino ai livelli anteriori al ban Cinese, anche per causa dei seguenti fattori:

  1. Il periodo di estensione a Huobi e Okcoin potrebbe lasciar presagire che ci siano ancora margini di manovra e che non venga fatto “di tutta l’erba un fascio”. Potrebbero quindi continuare ad esistere degli exchanges ancora più regolamentati anche sul mercato Cinese.
  2. Hong Kong è sempre un’alternativa valida che piace molto al pubblico Cinese. Dopo il ban infatti sembra che gli exchanges con sede ad Hong Kong abbiano ricevuto un altissimo numero di nuove richieste di iscrizione da parte di cittadini Cinesi, secondo quanto riportato dal CEO di Gatecoin.
  3. Sebbene il Governo stia cercando di dare una stretta anche sullo scambio p2p e quindi a piattaforme di messaggistica controllate come weChat (l’equivalente di whatsapp per la Cina) sembra che il pubblico si stia spostando su piattaforme criptate e con sede all’estera, accessibili solo tramite VPN, come Telegram.

In conclusione, sebbene le notizie dalla Cina non siano state di aiuto al Bitcoin, per adesso non sembra che l’eventuale drastica stretta Cinese abbia prodotto dei danni permanenti alla prima criptovaluta ma più probabilmente rimarranno normali incidenti di percorso al quale il Bitcoin è stato abituato fin dalla sua creazione. D’altronde il processo di crescita e adozione di una nuova tecnologia deve affrontare anche questi passaggi, anche se talvolta possono risultare dolorosi.

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