L’hash rate di bitcoin tocca un nuovo massimo storico e il prezzo torna a salire

toro di wall street

Nella giornata di domenica 7 Luglio, così come certificato da Blockchain.com, l’hash rate di bitcoin ha toccato un nuovo massimo storico raggiungendo i 65.19TH al secondo; si tratta di un segnale moderatamente positivo per vari motivi, uno dei quali è che rende la rete più sicura dal momento che al crescere dell’hash rate crescono anche le risorse che bisognerebbe impiegare per portare a compimento un attacco 51%. Al crescere dell’hash rate, però, cresce anche la difficoltà di estrazione e, conseguentemente, il consumo di energia della rete e la qualità delle macchine necessarie a portare avanti l’attività di mining; non è quindi tutto oro ciò che luccica, dal momento che, in linea del tutto teorica, l’aumento esponenziale dell’hash rate favorisce la centralizzazione della rete rendendo sempre più rilevanti le mining farm, che sono le sole che dispongono di abbastanza capitali per sostenere la propria attività. I piccoli miner, in altre parole, risentono dell’aumento della potenza di calcolo necessaria a minare un blocco e finiscono col restare tagliati fuori dalla rete; la crescita dell’hash rate fa poi tornare in auge una vecchia questione, quella relativa alla correlazione tra questo dato e l’andamento del prezzo. La comunità attualmente si divide in due fazioni:

  1. Coloro che credono che il prezzo salga al salire dell’hash rate
  2. Colo che, viceversa, pensano che sia l’hash rate a salire man mano che sale il prezzo

Stabilire se sia il prezzo a seguire l’hash rate o il contrario equivale un po’ a domandarsi se sia nato prima l’uovo o la gallina; se consideriamo che quando il prezzo di bitcoin cala il mining diventa meno profittevole (tanto che molti minatori durante il 2018 si sono ritrovati a minare in perdita) ecco che ci appare scontato che sia l’hash rate a seguire il prezzo, perché quando minare bitcoin torna ad essere conveniente ecco che i minatori abbandonano altre monete POW e tornano a minare bitcoin. Al contrario, però, potremmo anche sostenere che dal momento che molti trader usano un’operatività che li porta a comprare quando l’hash rate sale ecco che appare vero il contrario di quanto sin qui detto, siccome aumenta la potenza di calcolo espressa dalla rete e questo rappresenta per molti un segnale di acquisto, ecco che è il prezzo a seguire l’hash rate. Come probabilmente avrete intuito non si esce vivi da un discorso di questo tipo, in passato ho assistito a discussioni feroci sul tema, senza che nessuna delle parti riuscisse a produrre argomentazioni abbastanza solide da spuntarla su chi la pensava diversamente; io credo che entrambe le fazioni, in un certo senso abbiano ragione. E’ certamente vero che quando il prezzo aumenta questo rende nuovamente profittevole minare bitcoin, inducendo molti minatori a tornare a fare mining di BTC e favorendo la crescita dell’hash rate, così come è vero che molti trader considerano l’aumento dell’hash rate un segnale d’acquisto e, di conseguenza, questo spinge il prezzo in alto. Si tratta di due fenomeni (hash rate e prezzo) sicuramente correlati tra loro, ma tale correlazione è causata da una molteplicità tale di fattori che non è possibile dire quale dei due sia preminente sull’altro, probabilmente è una relazione biderezionale; siccome sale l’hash rate aumenta anche il prezzo e, man mano che il prezzo aumenta, questo favorisce a sua volta una nuova crescita dell’hash rate.