La Blockchain arriva sui nostri smartphone?

Smartphone with cloud of application icons

Ad Ottobre il mondo delle personal devices più utilizzate al mondo, gli smartphone, potrebbe essere rivoluzionato per sempre. L’azienda Taiwanese HTC, uno dei maggiori produttori a livello mondiale, ha annunciato alla conferenza Consensus 2018, in atto in questi giorni a New York, che porterà entro fine anno sul mercato questo nuovo tipo di telefono portatile.

Secondo le informazioni rilasciate da HTC il telefono avrebbe un hardware dedicato che permetterebbe di conservare sia informazioni sugli utenti che criptovalute in modo sicuro.

Il nuovo smarphone si chiamerà HTC Exodus e, a detta dei propri ideatori, supporterà sicuramente le blockchain più utilizzate, come quella di Bitcoin ed Ethereum. Il creatore del progetto Exodus, Phil Chen, ha rilasciato la seguente dichiarazione dalla quale cogliamo l’entusiasmo di quella che potrebbe essere una rivoluzione epocale:

“C’è ancora molto lavoro da fare ma credo che il mobile hardware potrà contribuire in modo significativo al nostro mondo decentralizzato”.

Secondo quanto spiegato da Chen, ogni telefono costituirà di fatto un nodo della blockchain e permetterà lo scambio di criptomonete in modo nativo tra gli utenti. Il telefono supporterà anche l’utilizzo di applicazioni decentralizzate (dApps) per Android ed avrà un wallet universale che permetterà di conservare le criptovalute in modo sicuro.

Inoltre, per chiudere in bellezza, HTC permetterà di acquistare Exodus con criptovalute.

HTC non è la sola ad aver messo piede nel mondo delle criptovalute. In precedenza anche Huawei, il terzo produttore di smartphone a livello mondiale, aveva annunciato di voler preinstallare sui nuovi telefoni la prima “digital currency” app, e che questa sarebbe stata disponibile da Aprile anche per i vecchi modelli. L’app era stata sviluppata da Bitmain, una delle più grandi aziende di mining di Bitcoin a livello mondiale, anch’essa con sede in Cina.

Il trend dei criptotelefoni è appena iniziato?

Tutto sembra lasciar presagire di sì. L’integrazione di software wallet a livello nativo non presenta difficoltà ed è quindi ipotizzabile che in ogni smartphone del futuro ci sia un portafoglio elettronico per conservare criptovalute.

La presenza del software per far girare un nodo di una blockchain, come annunciato da Chen, è un po’ più complicata. Tutto dipende dal tipo di nodo che si vuole integrare e da questo dipendono anche le funzionalità a disposizione dell’utente e la sicurezza della rete. Per semplificare: è impensabile poter fare mining Bitcoin dal proprio smartphone ma si potranno certamente verificare le transazioni della Blockchain.

Il lato più interessante potrebbe essere quello legato alle dApps, che se correttamente integrate potrebbero entrare nello store Android, creando potenzialmente un nuovo mercato di massa per lo sviluppo di applicazioni decentralizzate. Se ciò si dovesse verificare, le criptovalute predisposte per la creazione di dApps, come Ethereum e NEO in primis, potrebbero giovare di uno sviluppo esponenziale.

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