Il PIL nel sistema economico

Il PIL ovvero il prodotto interno lordo, in inglese GDP, è un indicatore macroeconomico importante che rappresenta il livello dei consumi, di investimenti, di spesa pubblica e dei commerci in un determinato periodo di tempo. L’interpretazione di questo indicatore è essenziale per capire lo stato di salute economica di un paese, tuttavia solo un’attenta lettura delle sue componenti tecniche consente di eludere alcune insidie di concetto. Anzitutto distinguiamo tra prodotto interno lordo e prodotto interno netto sapendo che il PIL  fotografa il valore di tutti i beni e servizi finali prodotti all’interno di un paese. Ne fanno parte il valore dei beni, quali le case o il vino, e il valore di servizi quali le lezioni degli economisti o i servizi degli intermediari. Il prodotto di ognuna di queste voci è valutato al suo prezzo di mercato e la loro somma è pari al PIL. Consideriamo ad esempio un semplice sistema economico che produce soltanto banane e arance. Se vengono prodotte 20 banane del valore di 30 centesimi ciascuna e 60 arance del valore di di 25 centesimi ciascuna, il PIL sarebbe uguale a 21,00 euro ossia al valore totale della produzione. Nonostante la semplicità apparente del calcolo del PIL , nelle economie reali la sua misura presenta alcuni problemi e sottigliezze che è importante tenere a mente.

BENI FINALI E VALORE AGGIUNTO: il PIL  è il valore dei beni e servizi finali prodotti nell’economia. L’insistenza su questa specificazione serve a rendere chiaro che escludiamo duplicazioni nei conti: non vogliamo, ad esempio, includere nel PIL il prezzo totale di un’automobile e considerare come parte del PIL anche il valore dei pneumatici venduti al produttore dell’automobile. Le diverse parti dell’automobile vendute al produttore sono dette beni intermedi, ed il loro valore non è incluso nel PIL. Allo stesso modo il grano* con cui si fa il pane è un bene intermedio, e noi non contabilizziamo nel PIL assieme al valore del pane anche il valore del grano venduto al mugnaio e il valore della farina venduta al fornaio. Il doppio conteggio viene concretamente evitato avvalendosi del concetto di valore aggiunto. In pratica, ad ogni stadio della produzione di un bene viene contabilizzato, come parte del PIL, solo il valore aggiunto del bene in quello stadio della produzione. Il valore del grano prodotto dall’agricoltore viene computato come parte del PIL. Il valore della farina venduta al mugnaio meno il costo del grano è quindi il valore aggiunto del mugnaio. Proseguendo in questo modo, si vede che la somma dei valori aggiunti ad ogni stadio della produzione è uguale al valore finale del pane alla vendita.

LA PRODUZIONE CORRENTE:  il PIL consiste dunque nella valore della produzione corrente, esclude cioè le transazioni di beni esistenti, come vecchi dipinti o edifici di precedente costruzione. Si computa nel PIL la costruzione di nuovi edifici, ma non si considera il commercio di case esistenti. Si contabilizza, invece, nel PIL il valore dell’onorario percepito dagli agenti immobiliari per la vendita di case esistenti. Gli agenti immobiliari, consentendo l’incontro del venditore e del compratore, forniscono un servizio corrente, che fa giustamente parte della produzione corrente.

PREZZI DI MERCATO:  nel PIL si valutano i beni ai prezzi di mercato. E’ importante rilevare che il prezzo di mercato di molti beni include imposte indirette, quali le imposte sul valore aggiunto o le imposte di fabbricazione, e che, quindi, il prezzo di mercato dei beni non è uguale a quello che il venditore percepisce. Il prezzo al netto delle imposte indirette è il costo dei fattori, indicando così che corrisponde a quanto viene percepito dai fattori produttivi che hanno prodotto il bene. Il PIL è valutato ai prezzi di mercato e non al costo dei fattori: ciò diviene rilevante quando si pone il PIL in relazione con i redditi percepiti dai fattori produttivi. Quello di valutare ai prezzi di mercato è un principio che non viene applicato in modo uniforme, poiché  alcune  componenti del PIL sono di difficile ponderazione. Non esiste un modo veramente buono per valutare i servizi delle casalinghe o i servizi delle forze di polizia e degli appartenenti all’apparato burocratico della pubblica amministrazione. Alcune di queste attività, come i servizi delle casalinghe, sono semplicemente omesse nelle attuali misurazioni del PIL. I servizi pubblici sono valutati al loro costo, cosicchè gli stipendi degli occupati nella pubblica amministrazione sono assunti a rappresentare il contributo di quei servizi al PIL.

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Ricapitolando un PIL in crescita grazie al contributo di tutti i fattori è indice di benessere e di ricchezza di una nazione, tuttavia non sempre un aumento del PIL restituisce un significato positivo. Infatti, se ad esempio i consumi diminuissero e la spesa pubblica aumentasse proporzionalmente di più, il PIL ne risulterebbe migliorato ma la diminuzione dei consumi evidenzierebbe che la ricchezza delle famiglie sta precipitando .

GLI EFFETTI SUI MERCATI: il PIL è inoltre un market mover fondamentale per i mercati finanziari, e alla notizia di un aumento del PIL le borse in genere reagiscono positivamente. Tuttavia se il PIL cresce in modo inatteso rispetto alle variazioni precedenti, l’incremento potrebbe essere vissuto dagli operatori come l’inizio di una fase inflattiva. Di riflesso la valuta di rifermento e la profittabilità futura delle imprese quotate ne riceverebbero un contraccolpo negativo

Di Vincenzo Augello

*Fonti: Macroeconomia, R. Dornbusch – S. Fischer, il Mulino 1990