L’inflazione nel sistema economico

L’inflazione è un concetto fondamentale in economia, di cui ogni trader  dovrebbe conoscere il significato. Si tratta infatti di un indicatore essenziale non solo per gli economisti ma anche per operatori finanziari ed investitori. L’inflazione segnala un aumento sostenuto del livello generale  dei prezzi in un area geografica predefinita e viene misurata come variazione percentuale su base mensile o annuale. In concreto quando l’inflazione è galoppante, con i propri soldi si riesce ad acquistare una quantità inferiore di beni e servizi, perciò quando i prezzi salgono e quindi il valore del denaro scende, realizziamo anzi registriamo un fenomeno inflattivo. Provando a fare un esempio tangibile consideriamo che il valore di un euro è espresso in termini di potere d’acquisto. Ora, quando l’inflazione aumenta e il tasso di inflazione raggiunge il 2% l’anno, un prodotto che costava 1 euro adesso costa 1,02 euro.

Al riguardo è opportuno sottolineare che attualmente le nazioni più sviluppate economicamente sono impegnate nel raggiungere un tasso di inflazione di circa il 2% l’anno attraverso strumenti di politica monetaria attuati dalle maggiori banche centrali del globo. In realtà non esiste un’unica teoria sulle cause dell’aumento dei prezzi, ma circolano tra economisti ed accademici alcune ipotesi più o meno suffragate. Una prima ipotesi delle ragioni dell’inflazione è l’aumento della domanda; in pratica se la domanda cresce più rapidamente dell’offerta i prezzi aumentano e ciò in genere avviene nelle economie in veloce evoluzione. Anche l’aumento dei costi genera inflazione. Di fatto un eventuale rialzo dei costi di produzione che le imprese dovessero sostenere causerebbe l’aumento dei prezzi per mantenere i propri margini di profitto. Infine l’inflazione è causata anche dalla politica monetaria.

In effetti l’eccesso di offerta di moneta nell’economia genera l’aumento dei prezzi. Infatti proprio come qualsiasi altra merce, i prezzi delle cose sono influenzati dalla domanda e dall’offerta. Se c’è troppa offerta il prezzo del determinato prodotto scende. Se il prodotto è il denaro, e la troppa offerta di moneta ne fa scendere il valore, l’esito sarà che i prezzi di tutti i beni e servizi saliranno. L’inflazione gioca a vantaggio di alcuni soggetti e a discapito di qualcun altro che ci rimette. Tutto dipende dal fatto che le modifiche del tasso di inflazione siano attese o impreviste. Se l’aumento dell’inflazione è una variabile economica attesa allora l’impatto non è così grave. Le banche ad esempio  possono variare il tasso d’interesse al rialzo, mentre i lavoratori possono negoziare i contratti di lavoro in modo da includere degli aumenti di salario adeguati al salire dei prezzi.

Ciò detto, a livello generale chi sono i vincitori e chi sono i perdenti di un aumento dell’inflazione ? In breve i creditori ci rimettono mentre i debitori guadagnano da un aumento generalizzato dei prezzi. Supponiamo ad esempio che una banca accenda un mutuo di 30 anni per l’acquisto di un immobile ad un tasso fisso del 5% all’anno, per una rata 1000 euro al mese. Con l’aumento dell’inflazione  il costo dei 1000 euro diminuisce avvantaggiando il proprietario dell’immobile, specialmente se il tasso di inflazione supera il tasso di interesse sul prestito. D’altro canto l’inflazione pesa sui risparmiatori, in quanto ogni euro risparmiato avrà un valore inferiore in futuro. In particolare  a meno che il denaro venga depositato in un conto che paga un tasso di interesse superiore al tasso di inflazione, il potere d’acquisto dei risparmi  diminuisce.

Sul fronte del lavoro regolarizzato, i dipendenti con stipendi o contratti che non sono adeguati al costo della vita saranno svantaggiati, il potere di acquisto dei loro redditi, infatti, rimane penalizzato in virtù dell’aumento dei prezzi. Peraltro l’incertezza su quello che potrebbe avvenire trasforma le imprese ed i consumatori in individualità propense al risparmio, danneggiando la produzione economica soprattutto nel lungo periodo. L’intero sistema economico di fatto si trova ad assorbire i costi del riprezzamento di prodotti e servizi. Inoltre, se il tasso di inflazione interno è superiore di quello rilevato all’estero, i prodotti nazionali divengono meno competitivi sul versante export. Per misurare l’inflazione si ricorre ad un paniere di mercato.

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Il costo di questo paniere, che raccoglie un insieme di beni rappresentativi di una singola economia, viene ponderato con il tempo, il che rilascia e traccia un indice dei prezzi, che è il costo del paniere oggi in percentuale rispetto al costo del medesimo paniere nell’anno precedente. Attualmente esistono due indici che misurano l’inflazione : l’Indice dei Prezzi al Consumo  e l’Indice dei Prezzi alla Produzione. L’Indice dei Prezzi al Consumo osserva e misura le variazioni dei prezzi dei beni di consumo e dei servizi. L’IPC calcola la variazione dell’indice dal punto di vista dell’acquirente. In Italia l’Indice dei Prezzi al Consumo è rilasciato periodicamente dall’ISTAT. In ultimo, l’Indice dei Prezzi alla Produzione misura la variazione media nel tempo dei prezzi di vendita da parte  dei produttori nazionali di beni e servizi. Lo IPP pertanto, a differenza dell’ IPC, calcola la variazione dei prezzi dal punto di vista del venditore.

Di Vincenzo Augello