Tokenizzare gli asset, come la DeFi rivoluziona il mondo degli investimenti e il concetto stesso di proprietà

Abbiamo già parlato di tokenizzazione in passato, è arrivato oggi il momento di riprendere questo concetto e ampliarlo nei termini di quella che è la nuova tendenza rappresentata dalla DeFi; detto questo andiamo con ordine e riprendiamo tutto il filo del discorso dall’inizio, di modo da rendere questo articolo comprensibile anche per chi non ha quel minimo di infarinatura di base per capire realmente di cosa stiamo parlando. Comunemente siamo abituati a parlare di criptovalute in maniera indistinta, tuttavia è opportuno distinguere tra criptovalute vere e proprie e token; mentre le cripto sono monete native agganciate a una piattaforma blockchain, i token sono monete che non possiedono una propria catena di blocchi, ne una rete e una piattaforma che permette loro di funzionare ma sfruttano quelle di altri progetti. Uno degli esempi migliori, in questo senso, è rappresentato da ethereum, con la sua moneta nativa ETH la cui rete, però, processa le transazioni di centinaia di altre monete (i token appunto) normalmente realizzati con protocollo ERC20. Quando parliamo di token, quindi, parliamo di progetti che sfruttano le potenzialità della tecnologia blockchain senza l’onere di doversi preoccupare della sicurezza della rete, dello sviluppo e aggiornamento della piattaforma, tutte cose di cui si preoccupa la comunità della piattaforma su cui quei token girano. Detto questo parliamo di tokenizzazione quando i diritti di proprietà di un bene o un asset vengono suddivisi tra più soggetti e regolati in base al possesso del token stesso; l’esempio più facile, semplificando un po’, che potremmo fare è quello di una società per azioni, in cui appunto la proprietà è suddivisa tra gli azionisti in quote differenti in base al numero di azioni possedute.

Con i token è la stessa identica cosa, per cui possiamo prendere, ad esempio, la proprietà di un immobile che vale 100mila euro, dividerla in 100mila token del valore di 1€ ciascuno, e poi vendere quei token sul mercato come forma di investimento; se poi quell’immobile viene, ad esempio, affittato ecco che il ricavato degli affitti viene diviso tra tutti i proprietari dei token, in misura proporzionale al numero di monete possedute. A questo punto, compreso cosa si intenda per tokenizzazione, diventa facile capire come le piattaforme DeFi consentano e semplifichino questo tipo di processo; immaginiamo quindi una piattaforma su cui i proprietari di immobili possano agganciare i diritti di proprietà dell’immobile a un token per poi rivendere quegli stessi token agli investitori. Uno degli esempi migliori riguarda gli investimenti nell’ambito dei grandi hotel e resort, un gruppo di investitori, quindi, che possiede i terreni e vuole finanziare la costruzione di un grande hotel tokenizza il 70% della proprietà, vende i token agli investitori e con quei soldi costruisce l’hotel; i profitti generati annualmente vengono quindi distribuiti, il 30% va ai proprietari iniziali e il 70% rimanente viene distribuito, proporzionalmente al numero di token posseduti, tra tutti gli altri investitori. Se un’operatività di questo tipo sarebbe stata impensabile singolarmente a causa delle numerose regole di compliance che sarebbe necessario addossarsi, grazie alle piattaforme DeFi tutti gli oneri relativi ai vari adempimenti di legge vengono espletati dalla piattaforma e chi desiderasse fare operazioni di questo tipo può farle in maniera semplice senza preoccuparsi degli adempimenti di legge. Adesso che abbiamo iniziato a comprendere cosa si intende per tokenizzazione ed in che modo le piattaforme DeFi semplificano questo processo, diventa anche facile capire come questo tipo di struttura possa essere applicata potenzialmente a qualunque cosa; uno dei settori che potenzialmente potrebbe trarre maggior beneficio da DeFi e tokenizzazione è, ad esempio, quello dell’arte, per cui i musei potrebbero tokenizzare la proprietà delle opere d’arte e ricavare risorse per investire. Ovviamente i musei manterrebbero la proprietà del 51% dei token e venderebbero il restante 49%; ad ogni token, poi, potrebbe essere agganciata una copia autenticata dell’opera stessa, potenziando così anche questo tipo di mercato.

La copia, di conseguenza, avrebbe un valore sul mercato dell’arte perché a quella copia stessa sarebbe agganciato un diritto di proprietà relativo all’opera originale; un altro campo di applicazione, per continuare a fare degli esempi, potrebbe essere quello sportivo, in questo caso si potrebbe tokenizzare la proprietà stessa di una società (seguendo l’esempio dell’azionariato popolare di società come il Barcellona calcio) o i cartellini dei calciatori. Sostanzialmente, quindi, la DeFi associata alla tokenizzazione rivoluziona alla radice il concetto di proprietà, consentendo una sostanziale collettivizzazione dei diritti di proprietà e permettendo anche ai piccoli risparmiatori di fare investimenti (ad esempio nel settore immobiliare) che prima erano fuori dalla loro portata.