La psicologia di chi sceglie di fare trading con le criptovalute

Le persone cominciano a fare trading per molte e diverse ragioni. Il trading è un modo suggestivo di guadagnare denaro usando il computer e produrre profitti da ogni parte del mondo. Si sa cosa si deve fare, non ci sono superiori a cui sottostare lavorando dove si preferisce.

Il trading talvolta é sinonimo di libertà; una coinvolgente occupazione intellettuale dove si è motivati dal desiderio e l’ambizione di battere il mercato, provando a vincere dove molti soccombono. Lasciando stare le statistiche, si sa però che tanti traders perdono soldi, a prescindere dal mercato in cui operano.

Il mercato virtuale non fornisce aspettative diverse dai mercati classici. Anche con le criptovalute infatti la maggioranza dei traders che perdono soldi non conosce i principi e i riferimenti necessari per riuscire. Soltanto chi cerca di ridurre l’esposizione al rischio riesce a guadagnare in modo costante e continuativo nel trading.

Si tratta di professionisti scrupolosi che si affidano a regole stringenti di money management, ed operano utilizzando l’intelletto invece delle loro emozioni, unito ad una strategia finanziaria realistica. Al contrario dei giocatori d’azzardo che si esaltano e soffrono quando perdono, i traders restano concentrati sui risultati di lungo periodo e non danno particolare importanza alla perdita del momento.

E’ decisivo scoprire se si ha l’indole di un giocatore d’azzardo o di un posato uomo d’affari. Ad esempio, il fatto di non tenere un file aggiornato di tutte le operazioni eseguite fa intuire che si appartiene alla categoria dei giocatori d’azzardo. Qualsiasi attività, come un negozio, deve avere un inventario ed una lista della merce acquistata e venduta. Senza queste registrazioni, il gestore non avrebbe idea di come procede l’attività e non conoscerebbe incassi e profitti; il negozio si troverebbe nel caos più completo rischiando di non durare.

Ogni professionista tiene il conto di quanto ha lavorato ed il trading non è differente, richiede anch’esso la registrazione di ogni operazione fatta, profitto o perdita che sia. Il nostro file dovrebbe mostrare la data ed il prezzo di ogni ingresso, l’uscita dal mercato, gli stop, tutti gli aggiustamenti agli stop, le ragioni dell’ingresso e gli obiettivi dell’uscita. Non guasterebbe inoltre conservare con una stampa il prima e il dopo dell’operazione. L’aspetto focale che consente di riconoscere un giocatore d’azzardo è l’inabilità a resistere all’urgenza di scommettere.

Se ci si accorge di operare troppo, entrando in operazioni senza seguire le linee guida della propria strategia ed il conto perde di valore, è buona norma fermarsi per un periodo più o meno lungo. In questo modo si avrà l’occasione per riconsiderare se stessi ed il trading. Se l’urgenza di operare che si avverte invece è talmente forte da non poter stare fuori dal mercato, allora è il momento di chiudere il conto e di chiedere aiuto ad uno psicologo.

Se non si amministra il trading come un business allora i mercati saranno vissuti come una roulette in un casinò. In effetti se non si opera con una adeguata forma mentale, il trading non  esenta la persona dai rischi che si prendono in una casa da gioco. Il fattore psicologico più importante dei traders professionisti è quello di neutralizzare qualsiasi emozione.

Non si parla della soddisfazione comprensibile che restituisce un conto trading in profitto, ma di essere in balia delle emozioni e del pericolo che comporta. Peraltro, la prima volta che si scorge nei grafici un’opportunità tecnica che rientra negli schemi della nostra strategia e si esegue l’operazione con denaro reale, ci si può sentire particolarmente coinvolti.

Spesso ad un principiante il trading può apparire come qualcosa di semplice ed una breve serie di operazioni positive può far sentire invincibili. E’ cosi che spesso ci si allontana da un’operatività razionale, impostata a tavolino. Purtroppo è proprio quando i traders deviano dalla loro strategia che inizia l’auto–distruzione. Viceversa, una breve serie negativa fa sentire i neofiti depressi e disillusi, lasciandoli con il terrore di rientrare nel mercato.

I nemici della mente di un operatore finanziario sono la paura e l’avidità. Il trading invero può evocare una forte emozione di avidità o la paura di perdere tutto quello che si è guadagnato. In concreto i traders che rispondono alle emozioni piuttosto che alla realtà delle contrattazioni non dureranno a lungo.

Quello che invece determina il successo in questa attività dipende da come si gestiscono i profitti e le perdite. Occorre essere consapevoli dell’imprevedibilità dei mercati e degli alti e bassi nei quali si incorre con la speculazione. E’ essenziale essere preparati psicologicamente per queste circostanze ed acquisire disciplina mentale. I sentimenti non hanno niente a che fare con il mercato, esistono solo all’interno della nostra emotività.

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I marinai, ad esempio, sono esperti e non se la prendono con il mare perché la corrente e il vento stanno andando nella direzione sbagliata. Non imprecano perché le condizioni sono avverse. Con criterio hanno imparato a posizionare le vele nella direzione in cui catturano il vento, in modo che possano andare verso la meta. Se poi non c’è vento, aspettano pazientemente che arrivi.

Di Vincenzo Augello