Bitcoin, una cripto sul mercato che richiede conoscenza

Sul piano concreto bitcoin è una moneta digitale crittografata utilizzabile esattamente come gli euro, ma solo attraverso internet. E’ come se quando si va a fare la spesa, si pagasse online quel che si è comprato: niente carte di credito, niente contante. Possiamo considerare bitcoin come una moneta, come uno strumento di investimento e come mezzo di scambio. Le transazioni infatti permettono un uso in quanto moneta.

La legge italiana in merito contempla l’autonomia negoziale, per cui chiunque può accettare pagamenti in bitcoin. Pensiamo a bitcoin anche come ad un ottimo investimento. Il bitcoin inoltre è frazionabile, tanto da avere delle sottounità: mbtc, bits e sathoshi. Non abbiamo quindi solo bitcoin ma anche dei decimali. Tutto questo consente lo scambio con altre valute andando di fatto ad influenzare la domanda e l’offerta.

Quanto vale mbtc, bits e sathoshi ?

1 mbtc = 0,001 btc

1 bits  = 0,000001 btc

1 sathoshi = 0,00000001 btc

Non sarà difficile capire che in base alle proprie necessità ed aspettative si potrà aver bisogno di un bitcoin o di mbtc. Un commerciante reale o online richiederà pagamenti in mbtc. Un trader avrà una inclinazione differente, tendenzialmente diretta ai bitcoin. Il web infine potrebbe ricompensare l’utenza in bits, mentre eventuali investimenti spingeranno a ragionare in bitcoin.

I bitcoin non si producono, esistono grazie al protocollo ideato da Satoshi Nakamoto che fissa un ordine di generazione dei bitcoin in 21.000.000. Raggiunto questo limite non ve ne saranno altri.

In questo momento i miners ne hanno già immessi sul mercato 17.484.737 grazie allo sblocco dei blocchi che la blockchain invia ai minatori. I miners ad ogni transazione incassano delle fee, ovvero una ricompensa per i controlli sulla correttezza della transazione.

Si tratta oggi di un’attività a vantaggio di grandi società informatiche, soprattutto asiatiche, che non conviene più ad individui privati. La rete Bitcoin sopporta un costo irrisorio pensando anche alla variabilità delle somme transabili, nel senso che sia inviando 1 bitcoin o 10.000 bitcoin, il compenso del miner non cambierà.

Sul piano fiscale non esiste tuttora una regolamentazione ed una disciplina pacifica e definita. Chi compra e chi rivende bitcoin dovrebbe pagare soltanto la plusvalenza ottenuta, ma non esistendo una quotazione ufficiale al momento è un soluzione di complicata attuazione. Nel caso delle attività imprenditoriali, le imprese emettendo fattura in euro pagheranno soltanto gli euro che avranno fatturato. Per quanto poi riguarda il pagamento dell’IVA non esiste fino a questo momento una disposizione della comunità europea che riconosce la divisa digitale crittografata esente da IVA.

L’EBA ha documentato le difficoltà di regolamentare le criptomonete e tra queste anche il bitcoin. Sono infatti innumerevoli gli aspetti da vagliare per non condizionare il mercato ed i suoi operatori. Ciò nonostante ci sono attualmente molte nazioni che sono impegnate sotto questo aspetto.

I giuristi italiani in particolare sono al lavoro per una adeguata interpretazione della legge fino a nuove disposizioni, preoccupandosi soprattutto di tutelare i cittadini dai reati informatici e dal rischio di reciclaggio che ha portato alla costituzione dell’AML, l’ Anti Money Laundering ed ad una direttiva da attuarsi. Ricordiamo comunque che comprare ed usare bitcoin è legale quanto comprare patate o t – shirt.

L’uso che se ne farà successivamente all’acquisto è sotto la responsabilità dell’acquirente. Attualmente lo scambio e l’acquisto di bitcoin in Italia è comparabile, da un punto di vista legale, al baratto o al collezionismo. Inoltre l’unione europea ha da tempo stabilito che il mercato di scambio di bitcoin è esente dall’applicazione dell’IVA quanto le valute a corso legale.

Tutto sommato ci si può fidare delle rete bicoin, in quanto non è controllata da un ente centrale ma da tutti i nodi della rete e la sua sicurezza si fonda su standard crittografici avanzati. Bisogna tener presente che siamo noi in prima persona i responsabili del nostro portafoglio bitcoin: se lo si perde o si dimentica le credenziali per decriptarlo si sono gettati al vento i bitcoin. Sono situazioni del tutto paragonabili alla perdita di un portafoglio reale.

E’ opportuno verificare sempre che il servizio o il dealer che ci vende i bitcoin sia referenziato ed abbia numerosi feedback positivi in modo da essere certi di non venire truffati. Per le stesse ragioni chi vende bitcoin vuole essere pagato prima di inviarli. Si tratta di una pratica normale: se voglio cambiare euro in dollari, dovrò anzitutto  consegnare  l’ammontare di euro che desidero cambiare.

In parte quello che sta avvenendo dopo la comparsa delle valute digitali esprime un momento fantastico: il mondo sta prendendo atto dell’esistenza di una tecnologia come quella di bitcoin il cui intento dirompente è di essere un’alternativa all’intera infrastruttura monetaria su cui si basa l’economia globale.

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Tuttavia questa presa di coscienza dovrebbe passare per una pretesa di conoscenza. Molti trader ancora non si stanno concedendo il tempo di studiare adeguatamente la tecnologia in questione, in maniera da capirne i limiti, le problematiche e le reali opportunità che offre anche sul mercato. Tanti operatori perderanno o hanno perso molto denaro, bitcoin invece offre innumerevoli possibilità di profitto magari quando riaffiorerà la volatilità che lo ha reso celebre.

Di Vincenzo Augello