L’impatto sociale ed economico dell’ideologia bitcoin

La progettazione e l’implementazione della più famosa criptovaluta al mondo, Bitcoin, si legano al periodo storico in cui essa si collloca, ponendosi come una risposta ai turbamenti sociali ed economici del tempo in cui viviamo. Come abbiamo già detto in altre occasioni, Bitcoin si configura come sistema di pagamento alternativo al reticolo delle banche e in generale all’uso degli intermediari.

Alla sua base vi è un contrasto degli sviluppatori con la politica monetaria attuata dalle Banche Centrali, giudicata inefficace nel portare avanti il proprio compito. Secondo gli sviluppatori ed i sostenitori di Bitcoin le banche appaiono portatrici di un potere oligopolistico, beneficiarie di aiuti statali immeritati, usurpatrici di un bene comune quale la politica monetaria, giustificate dal fatto di svolgere una funzione pubblica che in realtà sembrano sempre meno efficienti a svolgere.

Bitcoin dunque emerge da questa critica ed è diretta conseguenza di una politica economica globale fallimentare. Di fatto, è proprio durante  la crisi finanziaria del 2008 che Bitcoin comincia a muovere i suoi primi passi, ossia quando, soprattutto con riferimento all’area Euro, sorgono sempre più chiaramente i limiti e le incongruenze delle autorità monetarie e delle politiche economiche attuate fino ad allora. Nello specifico, le Banche Centrali sembrano aver perso il controllo del processo di creazione monetaria, rallentando la circolazione del denaro.

Emblematico è il caso del Quantitative Easing di Mario Draghi, ovvero l’immissione di nuova liquidità nel sistema economico che non ha prodotto gli effetti desiderati, a causa di un sistema bancario capace di contrastare e spesso invalidare le politiche espansive della BCE. In effetti, anche a fronte di finanziamenti a tassi prossimi allo zero e per quantità potenzialmente illimitate, le banche non hanno trasformato questo denaro disponibile in finanziamenti all’economia reale e allo sviluppo.

In uno scenario simile, si profila il rischio che moneta, creazione di moneta e politica monetaria non significhino più nulla di determinato.  Da qui, la forza e l’interesse per Bitcoin. Nakamoto e i suoi seguaci riconoscono questa patologia del sistema e rispondono proponendo un modello opposto a quello in vigore, la cui intima ragione trova la sua massima espressione nell’idea di gestione dell’offerta di moneta. La cura Bitcoin è tanto semplice quanto drastica: se il sistema bancario si rivela incapace di trasmettere le politiche monetarie, tanto vale impostare l’emissione di valuta secondo un sentiero predeterminato, bloccandone la quantità massima ad un ammontare fisso.

Questa cosiddetta scarsità artificiale di moneta è infatti essenziale al conseguimento della stabilità del potere di acquisto, evitando pericolose svalutazioni della divisa digitale dovute ad un’eccessiva emissione  –  creazione. In buona sostanza nessuno può influire sulla generazione di nuova moneta, trasformandosi in un’entità esogena all’esperienza umana. Si tratta di una visione non esente da critiche; in particolar modo ci si chiede se il privare del tutto la politica monetaria di uno strumento importante quale la creazione monetaria possa essere una soluzione efficace. Attraverso la decentralizzazione, Bitcoin mira a rendere l’offerta di moneta indipendente dal fattore umano e, di conseguenza, indipendente dal rischio di errori che esso porta con sé.

I Bitcoiner in concreto pensano che solo la tecnologia possa svolgere un ruolo così delicato come quello della creazione di moneta. A tal proposito, talvolta Bitcoin è definito un sistema trust-less, privo di fiducia: dal protocollo Bitcoin invero si può leggere:” Ciò che serve è un sistema di pagamento elettronico basato su prove crittografiche, invece che sulla fiducia, che consenta a soggetti consenzienti di negoziare direttamente tra loro senza la necessità di un garante terzo”.

L’idea dunque è quella di fondare un’economia che sia in grado di fare a meno della fiducia, in nome della maggior libertà degli individui ed in forza di un protocollo informatico immodificabile. Bitcoin diffonde su diversi fronti il suo progetto di costruire una vita sociale che prescinda completamente dall’elemento fiducia, aspetto che non tocca soltanto le banche commerciali e le autorità monetarie, ma anche le istituzioni, gli organismi di supporto, sino ad arrivare alle persone comuni. Tuttavia, con Bitcoin, piuttosto che ad una generica mancanza di fiducia, si assiste ad un trasferimento di questa.

Si parla di trasferimento di fiducia dall’uomo, nel nostro caso l’autorità di garanzia, che nell’ottica di Bitcoin non è ormai più affidabile, alle leggi della matematica e dell’informatica, ossia alla crittografia e agli algoritmi che stanno alla base della rete Bitcoin. Di contro, la rivoluzione, che comporterebbe l’adozione generalizzata della moneta digitale crittografata, conserva talvolta il germe di una strumentalizzazione populista e demagogica.

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Al riguardo è illuminante la dichiarazione di Roger Ver, uno dei maggiori investitori della criptovaluta, che sintetizza efficacemente le possibili estremizzazioni di una parte dei più ferventi sostenitori:”Bitcoin priverà i governi dell’abilità di stampare moneta per il solo fine di acquistare carri armati e bombe per assassinare persone in tutto il mondo”. A parte tutto, oggigiorno resta il fatto che l’agevole reperibilità di infrastrutture tecnologiche rendono Bitcoin a portata di mano; sta adesso alla società globalizzata, post 2008, elaborarne il significato, soprattutto nell’accezione rischi – benefici per l’umanità intera.

Di Vincenzo Augello