L’uscita da una posizione di trading

Ogni trade , ovvero qualsiasi posizione di trading, si inserisce in un contesto più vasto: nessun trade è isolato. Per quanto agli occhi di una persona che non si occupa di finanza l’atto di uscire da un’operazione di trading possa apparire una cosa da niente, di fatto richiede molto più di un semplice click del mouse. A chi non si occupa di musica, suonare la tromba* potrebbe sembrare facile, visto che lo strumento in questione ha soltanto tre tasti da spingere; ma esiste una bella differenza fra soffiare in una tromba spingendo a caso uno dei tre tasti e ciò che fa un trombettista, che combina ritmo, note, dinamica ed altri elementi musicali mentre li spinge tutti e tre al momento giusto, nella giusta combinazione e con il giusto ritmo.

Quello che fa il trader professionista è integrare in maniera analoga molti fattori allo stesso tempo, chiaramente non per produrre musica, ma profitti. Nella realtà dei fatti, uscire da una posizione inserita a mercato è molto semplice, ma imparare a farlo con destrezza richiede il tempo necessario a un principiante per diventare un musicista professionista. Il trading, in sintesi, è una disciplina legata ai risultati e richiede la stessa abilità necessaria per suonare uno strumento musicale, praticare uno sport o svolgere un mestiere. L’uscita da una posizione di trading rappresenta l’ultima componente di una operazione di scambio finanziario, sia che abbia ad oggetto criptovalute o monete fiat,  che comporta per il trader un profitto oppure una perdita. L’uscita dal trade dipende dall’opportunità iniziale, dalla gestione discrezionale nel periodo in cui la posizione viene mantenuta aperta.

L’uscita ideale  genera un rendimento connesso al fatto che il prezzo si é mosso nella direzione attesa, quando la posizione è stata gestita nel modo opportuno e l’uscita è stata effettuata in corrispondenza dell’obiettivo di prezzo prefissato, individuato dall’opportunità iniziale. Chiaramente non tutti i trade comportano dei profitti e, nel caso di un trade perdente, è importante valutare quali sono le ragioni che lo hanno determinato. Il trading è un gioco fatto di probabilità, di gestione del rischio e di ottimizzazione delle opportunità, spetta al singolo investitore decidere quando uscire da un trade, ma non quello che accade al prezzo nell’intervallo di tempo che intercorre tra apertura e chiusura.

Dopo aver subito una perdita, è importante capire le ragioni che hanno comportato quel risultato, ovvero se la perdita è stata dovuta a una probabilità causale fuori dal proprio controllo, oppure se è stato un aspetto emotivo o altri errori discrezionali a comportare una perdita non necessaria, o maggiore di quella preventivata.  Se la perdita è stata il risultato di una cattiva gestione del trade,  ad esempio  qualora si sia mantenuta aperta una posizione redditizia per troppo tempo, dopo che si è prodotto un segnale di uscita, da far in modo che si trasformasse in perdita, oppure qualora si sia usciti dalla trade perché allarmati da una sola candela contro la posizione, senza che il prezzo toccasse lo stop-loss prefissato, significa che le emozioni sono state un fattore prevalente nel deteminare la minusvalenza.

In effetti, se ci si farà guidare sistematicamente dalle emozioni nel decidere quando uscire da una trade, specialmente quando la paura ci costringe a vendere prima che il prezzo raggiunga il livello di stop-loss oppure l’obiettivo di prezzo che si è stabilito in precedenza, si commettono i cosiddetti errori involontari di trading che riducono inesorabilmente il proprio vantaggio tecnico e monetario (legato al money management di cui si è più volte parlato in questa rubrica), e con molta probabilità la carriera di trader avrà vita breve. Nell’analizzare la propria performance di trading, è buona norma osservare le ragioni specifiche che hanno determinato l’uscita dalla posizione a mercato: è opportuno intendere se la perdita è stata causata dalla normale azione del mercato o piuttosto da un errore legato alla sfera emozionale dell’investitore.

Di conseguenza si dovrebbe cercare di eliminare quanto più possibile gli errori emotivi. Infatti se non si riesce ad individuare per tempo i comportamenti negativi, c’è il rischio che si trasformino in cattive abitudini difficili da eliminare. Se invece il prezzo si è mosso in direzione contraria rispetto a quella indicata nel grafico, è stato il risultato di una probabilità casuale e di una variazione della relazione offerta – domanda che non ascrive al trader alcuna responsabilità della perdita. La minusvalenza in quest’ultimo caso rientra nella normale statistica ed un adeguato money management compensa quasi sempre adeguatamente gli eventuali singoli insuccessi nel contesto più ampio della strategia. In merito alla personali performances è buon senso non porsi mai come obiettivo un accuratezza del 100%, ovvero il 100% delle posizioni in profitto.

Nel trading un tasso di accuratezza del 50% rappresenta già un target sufficientemente positivo se opportunamente gestito. Esso significa  che cinque trades su dieci sono stati vincenti, o che 50 trades su 100 hanno realizzato una plusvalenza; quelli che restano sono perdenti, ma se sono gestiti secondo regole appropriate del money management, comporteranno delle perdite inferiori ai guadagni connessi a quelli vincenti.

Di Vincenzo Augello

*Fonti: Guida completa al trading.Strategie operative e tecniche d’intervento nei mercati finanziari (C. Rosenbloom, Hoepli 2012)