Categoria: DeFi

In questa categoria troverai tutte le novità e gli approfondimenti sulla DeFi.

Cos’è la DeFi? Essa sta per Finanza Decentralizzata ed è un concetto divenuto più popolare nel 2019, ma esiste già da diverso tempo.

 

  • Prosegue la scalata di Chainlink: dove può arrivare?

    Prosegue la scalata di Chainlink: dove può arrivare?

    Continua in modo piuttosto imponente la scalata di LINK, il token di Chainlink, una delle espressioni più interessanti della finanza decentralizzata di cui si parla con crescente insistenza come nuovo trend dell’ecosistema criptovalutario.

    Nel momento in cui scriviamo LINK viaggia intorno ai 12,5 dollari per token, dopo aver trascorso tre sessioni tra i 12 e i 14 dollari, e dopo aver prodotto un notevole balzo in avanti la scorsa settimana, con quotazioni passate da circa 9,60 dollari all’attuale livello.

    Ma chi è Chainlink? Perchè c’è tutta questa attenzione nei confronti di questo progetto criptovalutario?

    Cos’è Chainlink?

    Andando con ordine, ricordiamo come Chainlink (LINK) sia una rete oracle decentralizzata, che ha come obiettivo quello di connettere gli smart contracts con i dati del mondo reale.

    Chainlink è stato sviluppato da Sergey Nazarov e Steve Ellis, e ha avuto una ICO nel settembre 2017, raccogliendo 32 milioni di dollari, con una fornitura totale di 1 miliardo di token LINK. LINK, la criptovaluta nativa della rete decentralizzata Chainlink, può essere utilizzata per pagare gli operatori dei nodi. Poiché la rete Chainlink agisce attraverso un sistema di “reputazione”, i fornitori di nodi che hanno una grande quantità di LINK possono essere ricompensati con contratti più importanti, mentre la mancata fornitura di informazioni accurate si traduce in una deduzione di token.

    Gli sviluppatori descrivono LINK come un token ERC20, che “gira” dunque su blockchain Ethereum, con la funzionalità aggiuntiva ERC223 che consente di ricevere ed elaborare i token da contratti all’interno di una singola transazione.

    Dopo la ICO di LINK del 2017, valutata 32 milioni di dollari, il 32% dei token LINK sono stati attribuiti agli operatori dei nodi per incentivare l’ecosistema, mentre il 30% è rimasto all’interno di Chainlink per lo sviluppo (il 35% è stato venduto nella cessione pubblica dei token).

    Cosa sono gli oracle?

    Chainlink è una piattaforma che ha come finalità quella di colmare il divario tra i contratti intelligenti basati sulla tecnologia blockchain (come quelli di Ethereum) e le applicazioni del mondo reale.

    In particolare, poiché le blockchain non possono accedere ai dati al di fuori della loro rete, gli oracle (uno strumento di finanza decentralizzata) diventano necessari per funzionare come feed di dati negli smart contract.

    Nel caso di Chainlink, gli oracoli sono collegati alla rete Ethereum, e forniscono dati esterni (ad es. temperatura, tempo atmosferico, ecc.) che attivano l’esecuzione di contratti smart all’avverarsi di condizioni predefinite.

    I partecipanti sulla rete Chainlink sono incentivati (attraverso premi) a fornire contratti intelligenti con accesso a flussi di dati esterni come le informazioni API. Se gli utenti desiderano accedere ai dati off-chain, possono presentare una richiesta di contratto alla rete Chainlink.

    Dove acquistare Chainlink?

    Grazie anche alla sua crescente popolarità, oggi è possibile negoziare Chainlink in tutti i principali exchange del mondo, soprattutto con la controparte fiat, il dollaro statunitense.

    Puoi dunque trovare Chainlink su Binance, Coinbase Pro, Huobi Global, Okex e altri operatori.

  • DeFi: cos’è, a cosa serve, che prospettive ha e alcuni esempi di piattaforme di finanza decentralizzata già attive

    DeFi: cos’è, a cosa serve, che prospettive ha e alcuni esempi di piattaforme di finanza decentralizzata già attive

    Come ogni appassionato di criptovalute sa bene il mondo dell’industria blockchain è in perenne evoluzione e perpetua mutazione, ci sono continuamente nuove tendenze e nuove opportunità, che si succedono l’un l’altra senza soluzione di continuità; se l’anno scorso, giusto per fare un esempio, era stato l’anno delle stablecoin, quest’anno è esplosa la mania delle CBDC.

    Un’altra tendenza che ha caratterizzato questo 2019, oltre al rapporto di attrazione/repulsione tra tutti i governi del mondo è le CBDC, è quella relativa alla DeFi, che poi significa semplicemente “finanza decentralizzata”; ne abbiamo accennato spesso, in questi mesi, in diversi altri articoli ma senza decidere mai di occuparcene specificatamente, per cui oggi recuperiamo questa mancanza. Intanto è importante iniziare dicendo che anche se la mania per la DeFi è iniziata quest’anno in realtà il concetto in se risale a un paio di anni fa e non è quindi nulla di particolarmente nuovo; su molti altri siti, per intenderci, troverete molto semplicemente associata la piattaforma Ethereum al concetto di DeFi e questo perché, sostanzialmente, la logica è la medesima.

    Chiaramente non tutti i progetti di finanza decentralizzata devono girare su blockchain ethereum, tuttavia questa piattaforma è comunque una delle più funzionali tra quelle in circolazione, nonché quella che vanta più sviluppatori e più materiale didattico disponibile online; oltre a dover girare su blockchain, per cui essere decentralizzato, un progetto DeFi ha anche altre due caratteristiche fondamentali e cioè si avvale dell’uso degli smart contract e chiaramente opera in uno degli ambiti in cui fino ad oggi aveva operato la finanza tradizionale.

    Un progetto DeFi, quindi, può agire in più ambiti differenti, può essere un exchange decentralizzato, oppure una piattaforma di custodia (con o senza il pagamento di interessi sui depositi), può agire nel campo dei prestiti e delle assicurazioni, insomma, può fare tutto ciò che prima faceva una banca ma in maniera decentralizzata, a costi inferiori e soprattutto senza doversi attenere a tutte le regole e le norme che regolano l’attività bancaria.

    Per provare a capire meglio di cosa stiamo parlando sarà però necessario citare uno degli esempi di maggior successo nel mondo DeFi e cioè MakerDAO; questa piattaforma consente agli utenti di ottenere prestiti offrendo come garanzia collaterale il deposito di ETH.

    Per fare tutto questo MakerDAO utilizza una stablecoin che è completamente decentralizzata e scollegata da qualunque valuta FIAT, il DAI; facciamo un esempio concreto, quando un utente effettua un deposito pari a 2000$ in ETH ha facoltà di richiedere un prestito per un massimo di 1000$, tale prestito, però, non viene erogato ne in dollari ne in ETH ma in DAI ed è proprio sull’importo erogato in DAI che si calcolano gli interessi (sempre espressi in DAI). Fino ad oggi il sistema non solo ha funzionato ma ha avuto un grande successo, con un marketcap intorno ai 100mln di dollari ed oltre 2mln di ETH vincolati, per non parlare del fatto che DAI, ancora oggi, risulta essere l’unica stablecoin non legata a una valuta fiat ad essere riuscita a mantenere il proprio valore in sostanziale parità col dollaro americano.

    Funzionamento simile per tante altre piattaforme che però, oltre a concedere prestiti, permettono anche di guadagnare una rendita dai propri depositi; insomma, è esattamente quello che fa una banca, raccoglie il denaro dei clienti sui propri conti e poi lo rivende a interesse sfruttando la riserva frazionaria; sulle piattaforme decentralizzate questo avviene senza l’intervento di alcun intermediatore, semplicemente c’è un utente che deposita e un altro che preleva, sempre a fronte di un collaterale depositato, e tutto si svolge automaticamente mediante l’uso di smart contract.

    I concetti propri della DeFi, per concludere, possono essere applicati in diversi settori differenti (ad esempio in ambito sanitario con le assicurazioni) e potenzialmente potrebbero rivoluzionare non solo il lavoro in ambito privato ma anche l’erogazione dei servizi pubblici in ambito statale; nelle prossime settimane proseguiremo il nostro viaggio nei progetti di finanza decentralizzata disponibili sul mercato ed entreremo più nello specifico di questo settore, per adesso accontentiamoci di aver capito cos’è una piattaforma DeFi, come funziona e quali tipi di opportunità può offrire.

  • Il prossimo unicorno DeFi? Secondo Willy Woo è Exodus Wallet

    Il prossimo unicorno DeFi? Secondo Willy Woo è Exodus Wallet

    Iniziamo questo post spiegando cos’è un unicorno perché non mi sembra scontato che tutti i nostri lettori conoscano questa terminologia; in ambito finanziario si definiscono unicorni le aziende che valgono più di un miliardo di dollari. Chiaramente, quindi, questa denominazione indica quelle aziende che presiedono un business in forte ascesa e che dominano il loro mercato; dal momento che la DeFi è la nuova tendenza dilagante nell’universo delle cripto il fatto che un’analista come Willy Woo si sbilanci pubblicamente via twitter in questo modo merita di essere preso seriamente in considerazione. Detto questo Woo è intervenuto nella giornata di giovedì rispondendo a una domanda di Michael Rauchs (che lavora per Paradigma, società di consulenza lussemburghese) che ha chiesto quel fosse la start-up in cerca di finanziamenti più interessante sul mercato. Quello che probabilmente l’autore del tweet non si aspettava era una risposta così netta da parte di una persona come Willy Woo, solitamente molto discreto in questo genere di cose; secondo l’analista, quindi, uno dei progetti più interessanti sul mercato è Exodus Wallet, che sta conducendo attualmente un round A di finanziamento.

    Uno degli aspetti, a detta di Woo, più interessante di questo progetto è la grande attenzione in termini di usabilità che i progettisti hanno utilizzato. Exodus è un wallet per criptovalute che presenta un exchange nativo al suo interno; la cosa più interessante, a mio parere, di questo progetto è che si tratta di uno dei pochi wallet che, oltre a poter essere usato sia su desktop che su smartphone, è compatibile con trezor quindi offre tutta la sicurezza di un hardware wallet. Come si può leggere sul sito, infatti:

    “Exodus e Trezor hanno collaborato per migliorare l’esperienza del portafoglio hardware, semplificando la sicurezza e consentendo a chiunque di gestire in sicurezza le risorse digitali. ”

    In pratica uno degli aspetti che più gli utenti lamentano per quanto riguarda l’uso dei wallet hardware è l’usabilità; exodus ha risolto il problema, invece che sviluppando l’ennesimo hardware wallet, andando a integrare quello che rimane uno dei prodotti più utilizzati dalla comunità. In questo modo gli utenti hanno tutte le garanzie in termini di sicurezza garantite da Trezor, ma con l’elevata usabilità tipica di Exodus. Altro aspetto non irrilevante è l’assistenza fornita agli utenti che lo rende un wallet profondamente differente da altri presenti sul mercato; in un certo senso exodus sembra introdurre il concetto di intermediazione nel mondo dei wallet, il che, soprattutto per gli utenti meno scafati, è veramente una manna. Se davvero Exodus diventerà un’azienda da un miliardo di dollari è ancora presto per dirlo, dal momento però che ha ricevuto un endorsement così importante vale la pena tenerla d’occhio.

  • Tokenizzazione delle proprietà immobiliari, il Liechtenstein approva il primo fondo di investimento alternativo

    Tokenizzazione delle proprietà immobiliari, il Liechtenstein approva il primo fondo di investimento alternativo

    L’AARGOS Global Real Estate Fund è stato approvato come fondo di investimento alternativo (AIF) dall’autorità del mercato finanziario del Liechtenstein (FMA); si tratta del primo fondo immobiliare tokenizzato che opera in un contesto completamente regolamentato e approvato dalle autorità del paese. Ognuno dei token, sviluppati su piattaforma ethereum, rappresenta una quota di partecipazione al fondo; il progetto, creato dalla Ahead Wealth Solutions (fornitore di servizi finanziari con sede a Vaduz) in collaborazione con Bank Frick e il fornitore di tecnologia blockchain Token Factory, è completamente conforme alle normative vigenti e solo gli utenti che si sono adeguati alla normativa antiriciclaggio potranno accedere a questa forma di investimento. Bastiaan Don, amministratore delegato di Token Factory, intervistato da CoinDesk, ha affermato che la possibilità di lavorare su una blockchain pubblica sta aprendo nuove opportunità per il settore finanziario; unendo la possibilità di controllare centralmente i fondi, di modo da proteggere gli investitori dalla manipolazione del mercato, unitamente alla possibilità di sviluppate i token su blockchain ethereum, le società finanziarie possono ricercare un’integrazione più facile e immediata in un sistema che sta rapidamente evolvendosi verso la cosiddetta finanza decentralizzata (o DeFi che dir si voglia).

    Bastiaan Don è anche entrato nel merito della contrapposizione tra blockchain pubbliche e private, rimarcando come, almeno in una fase iniziale, i progetti centralizzati offrano alcuni vantaggi nel breve termine ma ribadendo che, in un arco di tempo sufficientemente lungo, le persone si renderanno facilmente conto di quante opportunità vengano perse attraverso il ricorso a piattaforme centralizzate; le blockchain pubbliche, in altre parole, se pure si trovano attualmente a competere con quelle private, nel tempo non potranno che imporsi sul mercato, cambiando radicalmente l’ecosistema finanziario così come lo conosciamo oggi. In ogni caso che una delle principali applicazioni della finanza decentralizzata sia proprio l’immobiliare appare ormai incontestabile, resta da vedere se il proliferare di progetti di questo tipo, che stiamo constatando da qualche mese, segna effettivamente l’inizio del passaggio verso un nuovo modello economico-finanziario o se, invece, sia semplicemente riconducibile a una questione di hype. Mentre, per concludere, fino a qualche anno fa a proliferare erano le altcoin e, successivamente, è stato il turno delle ICO, il dubbio che a questo punto sorge, in maniera assolutamente legittima, è che questa nuova tendenza non sia altro che il risultato di un interesse che, di recente, è schizzato alle stelle ma che nel lungo periodo potrebbe finire con lo sgonfiarsi

  • DeFi, tiriamo le somme di questo 2019 e proviamo a prevedere cosa ci attende per il 2020

    DeFi, tiriamo le somme di questo 2019 e proviamo a prevedere cosa ci attende per il 2020

    La DeFi è stato uno dei fenomeni più interessanti nel mercato delle criptovalute in questo 2019; se nel 2017 abbiamo avuto l’esplosione delle quotazione, nel 2018 il proliferare delle stablecoin, il 2019 è stato sicuramente l’anno della finanza decentralizzata. Tutto questo interesse si spiega col fatto che la DeFi sembra essere destinata a mantenere tutta una serie di promesse che, fino ad oggi, singole monete, come lo stesso bitcoin, non sono riuscite a rispettare; l’obiettivo finale della comunità DeFi, infatti, è quello di riuscire è riprodurre tutti i servizi e le funzionalità forniti da banche e altre entità del mondo finanziario in modo totalmente decentralizzato, cancellando cioè la necessità di un’intermediazione. In un certo senso potremmo dire che se bitcoin è la promessa di una moneta svincolata da una banca centrale, la DeFi è la promessa di poter avere lo stesso tipo di operatività offerta da una banca, ma in maniera completamente autonoma, senza la necessità di un intermediario. Tale promessa, però, impedisce di trovare una definizione univoca di cosa sia la finanza decentralizzata, per il semplice motivo che la DeFi può essere applicata a una quantità di settori differenti, dalle assicurazioni all’erogazione di prestiti, dai processi di identificazione e autenticazione online fino agli exchange decentralizzati, di conseguenza trovare una definizione comune per descrivere ciò che sono le diverse piattaforme diventa praticamente impossibile; quando parliamo di DeFi, in altre parole, troveremo soggetti che riconducono questa parola alle piattaforme di erogazione di prestiti con collaterale a garanzia in bitcoin, altre penseranno subito agli scambi decentralizzati, altri ancora alla possibilità di guadagnare una piccola rendita sui depositi in criptovalute.

    Anche da questo capiamo quanto questo settore sia giovane, proprio dall’assenza di definizioni univoche che permettano di discutere del tema senza equivoci o incomprensioni; nonostante la giovane età, comunque, il mercato delle piattaforme DeFi ha avuto una crescita enorme nel corso di questo 2019. Si stima, ad esempio, che la quantità di capitale all’interno dei progetti DeFi sulla rete Ethereum è più che triplicata rispetto al 2018; basti pensare che il mercato delle piattaforme DeFi costruite su blockchain ethereum nel 2017 valeva appena 30mln di dollari mentre oggi il suo valore è stimato in 610mln di dollari. C’è da rimarcare, però, che tale crescita sembra poter avere anche un effetto controproducente per il mercato stesso; uno dei settori in cui si è concentrata maggiore liquidità, ad esempio, è quello dei prestiti, sfruttato come alternativa al trading a leva. Dal momento che nel trading di criptovalute i piccoli investitori sono praticamente tagliati fuori dalla possibilità di investire usando una leva finanziaria quello che è accaduto è stato che le piattaforme DeFi si sono messe ad erogare prestiti che vengono poi usati dai trader per alzare la posta in gioco; invece che usare una leva 1:10, quindi, quello che molte persone stanno facendo è farsi prestare la liquidità necessaria per arrivare ad equiparare un investimento effettuato con una leva 1:10. Il problema è che il volume di prestiti erogati inizia ad essere molto alto, mentre al contempo quasi tutte le altcoin in questo momento hanno accumulato perdite enormi e lo stesso bitcoin si trova, dopo il bull run di inizio anno, sulla strada giusta per ritornare da dove era partito il dicembre del 2018; il rischio è che molti di questi prestiti non vengano ripagati, mandando in fumo milioni di dollari e rischiando di arrecare un danno importante all’ecosistema. Nonostante tutto questo quasi tutti i maggiori esperti sono concordi nel sostenere che l’interesse per le piattaforme DeFi continuerà a crescere anche nel corso del 2020, trascinato dall’ascesa degli exchange decentralizzati e dalla possibilità per i risparmiatori di ottenere una rendita che, in alcuni casi, può superare il 10% annuo sui depositi; possiamo quindi aspettarci che questo mercato continuerà a crescere anche per il prossimo anno e, anzi, non escluderei che proprio tale crescita possa finire con l’agevolare la ripresa del prezzo delle principali monete del mercato.

  • Come le piattaforme DeFi possono prevenire il rischio di centralizzazione nelle criptovalute che si basano su protocolli POS

    Come le piattaforme DeFi possono prevenire il rischio di centralizzazione nelle criptovalute che si basano su protocolli POS

    Uno dei problemi principali delle monete blockchain riguarda il cosiddetto trilemma della scalabilità di cui già in diverse occasioni ci siamo trovati a parlare; per chi non conosca il tema iniziamo a spiegare che un trilemma altro non è che un problema a tre variabili in cui solo due delle tre opzioni possono essere soddisfatte contemporaneamente. Nel caso delle criptovalute le tre variabili sono sicurezza, decentralizzazione e scalabilità; dal momento che la sicurezza è un fattore fondamentale per una criptovaluta e che non si può fare senza, se ne deduce che una moneta o è scalabile o è centralizzata. Estendendo questo ragionamento ai protocolli di consenso quello che salta fuori è che solo il protocollo POW (acronimo di proof of work) è compatibile con una blockchain pienamente decentralizzata, mentre i protocolli di consenso POS (acronimo di proof of stake) tendono quasi inevitabilmente alla centralizzazione dal momento che gli utenti più facoltosi sono anche quelli che acquisiscono maggior peso nel processo di validazione dei blocchi. Di conseguenza, però, le blockchain POW risultano poco scalabili, mentre quelle POS sono ideali per gestire un numero elevato di processi (ecco perché ethereum si sta impegnando così tanto a convertirsi in un protocollo POS); questo era però vero fino a qualche anno fa, grazie alle piattaforme DeFi, infatti, è oggi possibile immaginare una blockchain POS che oltre che scalabile sia anche sostanzialmente decentralizzata. Nelle reti POS, infatti, a fare la funzione dei minatori sono gli stakeholder, che si occupano quindi di validare i blocchi; attraverso l’uso delle piattaforme DeFi, quindi, è possibile ipotizzare un sistema in cui i piccoli risparmiatori si associano nella costruzione di un nodo, mettono insieme le proprie monete e, quindi, arrivano a poter competere con i nodi che dispongono di maggior potenza di fuoco in termini di ricchezza.

    Ovviamente le commissioni ricevute per aver validato i blocchi vengono accumulate dalla piattaforma che poi le redistribuisce in maniera proporzionale ai singoli utenti; questo genere di piattaforme, quindi, funziona un po’ come una banca, offrono cioè un servizio di intermediazione che prevede sia la custodia delle monete sia una rendita dovuta alla successiva distribuzione delle commissioni. Altrettanto chiaramente, però, se ipotizziamo che tale intermediazione venga offerta da aziende private quello che succede e che ribadiamo il modello attuale, semplicemente le banche come le conosciamo oggi cambierebbero la loro natura, ma non la loro funzione, si riconfermerebbe la necessità di intermediari credibili ed affidabili e avremmo concluso molto poco; se però ipotizziamo che tali piattaforme abbiano una governance decentralizzata, funzionino cioè come delle DAO (acronimo inglese che in italiano suona come organizzazioni autonome decentralizzate) ecco che potenzialmente avremmo risolto il trilemma della scalabilità, perché avremmo monete molto scalabili per definizione (perché usano un protocollo di consenso POS) e scongiureremmo il rischio che il sistema diventi troppo centralizzato aggregando i piccoli stakeholder attraverso una serie di piattaforme DeFi gestite per mezzo di una governance decentralizzata. Un sistema di questo tipo sarebbe decisamente auspicabile, i protocolli di consenso POS, infatti, non richiedono enorme potenza di calcolo (come nei protocolli POW) e conseguentemente consumano molta meno energia essendo però capaci di processare un numero di transazioni nettamente superiore; la grande titubanza della comunità nei confronti dei protocolli POS deriva infatti dai processi di centralizzazione cui inevitabilmente le monete che sfruttano tali protocolli sono soggette, per tutto il resto però i protocolli POS sono più efficienti dei protocolli POW. Se quindi la DeFi consentirà di scongiurare il rischio di centralizzazione cui sono naturalmente soggette le monete POS potremmo vedere emergere uno standard e il mercato finirebbe quasi inevitabilmente per orientarsi all’uso di questo protocollo di consenso.

  • Tokenizzare gli asset, come la DeFi rivoluziona il mondo degli investimenti e il concetto stesso di proprietà

    Tokenizzare gli asset, come la DeFi rivoluziona il mondo degli investimenti e il concetto stesso di proprietà

    Abbiamo già parlato di tokenizzazione in passato, è arrivato oggi il momento di riprendere questo concetto e ampliarlo nei termini di quella che è la nuova tendenza rappresentata dalla DeFi; detto questo andiamo con ordine e riprendiamo tutto il filo del discorso dall’inizio, di modo da rendere questo articolo comprensibile anche per chi non ha quel minimo di infarinatura di base per capire realmente di cosa stiamo parlando. Comunemente siamo abituati a parlare di criptovalute in maniera indistinta, tuttavia è opportuno distinguere tra criptovalute vere e proprie e token; mentre le cripto sono monete native agganciate a una piattaforma blockchain, i token sono monete che non possiedono una propria catena di blocchi, ne una rete e una piattaforma che permette loro di funzionare ma sfruttano quelle di altri progetti. Uno degli esempi migliori, in questo senso, è rappresentato da ethereum, con la sua moneta nativa ETH la cui rete, però, processa le transazioni di centinaia di altre monete (i token appunto) normalmente realizzati con protocollo ERC20. Quando parliamo di token, quindi, parliamo di progetti che sfruttano le potenzialità della tecnologia blockchain senza l’onere di doversi preoccupare della sicurezza della rete, dello sviluppo e aggiornamento della piattaforma, tutte cose di cui si preoccupa la comunità della piattaforma su cui quei token girano. Detto questo parliamo di tokenizzazione quando i diritti di proprietà di un bene o un asset vengono suddivisi tra più soggetti e regolati in base al possesso del token stesso; l’esempio più facile, semplificando un po’, che potremmo fare è quello di una società per azioni, in cui appunto la proprietà è suddivisa tra gli azionisti in quote differenti in base al numero di azioni possedute.

    Con i token è la stessa identica cosa, per cui possiamo prendere, ad esempio, la proprietà di un immobile che vale 100mila euro, dividerla in 100mila token del valore di 1€ ciascuno, e poi vendere quei token sul mercato come forma di investimento; se poi quell’immobile viene, ad esempio, affittato ecco che il ricavato degli affitti viene diviso tra tutti i proprietari dei token, in misura proporzionale al numero di monete possedute. A questo punto, compreso cosa si intenda per tokenizzazione, diventa facile capire come le piattaforme DeFi consentano e semplifichino questo tipo di processo; immaginiamo quindi una piattaforma su cui i proprietari di immobili possano agganciare i diritti di proprietà dell’immobile a un token per poi rivendere quegli stessi token agli investitori. Uno degli esempi migliori riguarda gli investimenti nell’ambito dei grandi hotel e resort, un gruppo di investitori, quindi, che possiede i terreni e vuole finanziare la costruzione di un grande hotel tokenizza il 70% della proprietà, vende i token agli investitori e con quei soldi costruisce l’hotel; i profitti generati annualmente vengono quindi distribuiti, il 30% va ai proprietari iniziali e il 70% rimanente viene distribuito, proporzionalmente al numero di token posseduti, tra tutti gli altri investitori. Se un’operatività di questo tipo sarebbe stata impensabile singolarmente a causa delle numerose regole di compliance che sarebbe necessario addossarsi, grazie alle piattaforme DeFi tutti gli oneri relativi ai vari adempimenti di legge vengono espletati dalla piattaforma e chi desiderasse fare operazioni di questo tipo può farle in maniera semplice senza preoccuparsi degli adempimenti di legge. Adesso che abbiamo iniziato a comprendere cosa si intende per tokenizzazione ed in che modo le piattaforme DeFi semplificano questo processo, diventa anche facile capire come questo tipo di struttura possa essere applicata potenzialmente a qualunque cosa; uno dei settori che potenzialmente potrebbe trarre maggior beneficio da DeFi e tokenizzazione è, ad esempio, quello dell’arte, per cui i musei potrebbero tokenizzare la proprietà delle opere d’arte e ricavare risorse per investire. Ovviamente i musei manterrebbero la proprietà del 51% dei token e venderebbero il restante 49%; ad ogni token, poi, potrebbe essere agganciata una copia autenticata dell’opera stessa, potenziando così anche questo tipo di mercato.

    La copia, di conseguenza, avrebbe un valore sul mercato dell’arte perché a quella copia stessa sarebbe agganciato un diritto di proprietà relativo all’opera originale; un altro campo di applicazione, per continuare a fare degli esempi, potrebbe essere quello sportivo, in questo caso si potrebbe tokenizzare la proprietà stessa di una società (seguendo l’esempio dell’azionariato popolare di società come il Barcellona calcio) o i cartellini dei calciatori. Sostanzialmente, quindi, la DeFi associata alla tokenizzazione rivoluziona alla radice il concetto di proprietà, consentendo una sostanziale collettivizzazione dei diritti di proprietà e permettendo anche ai piccoli risparmiatori di fare investimenti (ad esempio nel settore immobiliare) che prima erano fuori dalla loro portata.

  • DeFi e antiricilaggio, dalle piattaforme decentralizzate una soluzione per difendere la privacy degli utenti

    DeFi e antiricilaggio, dalle piattaforme decentralizzate una soluzione per difendere la privacy degli utenti

    Il diritto alla privacy è costantemente tenuto sotto scacco dalla necessità di contrastare determinate condotte illecite, così ci stiamo abituando progressivamente a rinunciare a quello che rimarrebbe un nostro diritto in nome di un presunto bene superiore; lo vediamo con i protocolli antiterrorismo, che ad esempio in Italia impongono di recintare le piazze degli eventi pubblici e perquisire all’ingresso chi vi vuole partecipare, lo vediamo quotidianamente nel mondo delle criptovalute dove al diritto alla privacy si contrappone la necessità di contrastare il riciclaggio di denaro. Mediare tra le diverse necessità non sempre è facile, anzi, il più delle volte sembra essere quasi impossibile, tuttavia almeno quando parliamo di attività finanziarie le piattaforme decentralizzate ci vengono in soccorso. Come molti sapranno, infatti, le norme antiriciclaggio impongono di tenere traccia di ogni transazione effettuata, insieme con i dati di chi esegue il pagamento, di chi ne beneficia, dell’importo e della data; in che modo una piattaforma DeFi può venirci in soccorso consentendo sia il monitoraggio delle transazioni a fini di antiriciclaggio sia la difesa della privacy dell’utente? Semplice, basta utilizzare una rete decentralizzata per identificare gli utenti e poi proteggere quei dati con la crittografia; in pratica una piattaforma terza gestisce l’identificazione dell’utente, il quale poi potrà quindi autenticarsi sulle varie altre piattaforme finanziarie in maniera completamente anonima e solo nel caso di illecito essere identificato.

    Facciamo un esempio pratico ed immaginiamo un trader che, come molti fanno, operi su più piattaforme contemporaneamente; il nostro trader si sottoporrà al processo di identificazione una sola volta, su una piattaforma decentralizzata, trasmettendo tutti i documenti richiesti dalla normativa antiriciclaggio i quali verranno protetti da crittografia. Al nostro trader, quindi, viene assegnato un ID, impossibile da ricondurre alla persona fisica, col quale autenticarsi sulle varie piattaforme che, quindi, si vedrebbero sollevate dall’obbligo di identificare il cliente dato che la raccolta dei dati e dei documenti è già stata fatta da una terza parte. Attraverso l’analisi degli ID, quindi, si può procedere a ricercare eventuali condotte illecite e, una volta che queste dovessero emergere, uno smart contract provvederà a svelare la reale identità dell’ID previa invio di un apposito mandato di un giudice; ci sarebbe quindi una sorta di protocollo POA (acronimo di proof of authority) che consente agli organi giudiziari di interagire con la piattaforma decentralizzata ed ordinarle di svelare l’identità di un determinato ID. Una volta ricevuto il mandato e verificatone la validità, quindi, lo smart contract invierà all’autorità giudiziaria i dati dell’ID richiesto; in questo modo si può garantire a tutti l’anonimato senza finire con questo col favorire il riciclaggio di denaro o il finanziamento del terrorismo.

  • DeFi e organizzazioni autonome decentralizzate, scopriamo insieme di cosa si tratta

    DeFi e organizzazioni autonome decentralizzate, scopriamo insieme di cosa si tratta

    Continuiamo il nostro viaggio all’interno delle piattaforme DeFi ed oggi ci occupiamo di DAO, acronimo inglese che sta per Decentralized autonomous organization e che tradotto in italiano suona grosso modo come Organizzazioni Autonome Decentralizzate; si tratta sostanzialmente di organizzazioni la cui attività ed il cui potere esecutivo sono ottenuti e gestiti attraverso regole codificate, comunemente Smart Contract. Lo status legale di questo tipo di organizzazioni, a livello internazionale, non è ancora stato definito precisamente e la presenza di un buco normativo sta rappresentando un ostacolo alla crescita di quello che è uno dei settori più interessanti tra quelli nati intorno alla tecnologia blockchain. Il concetto è tanto semplice quanto potenzialmente rivoluzionario, la governance e la “cassa” delle DAO vengono gestite collettivamente in maniera decentralizzata attraverso smart contract e protocolli di consenso creati ad hoc, in un certo senso, quindi, potremmo definire le DAO come delle cooperative 2.0 in cui però mancano gli ordini direttivi e i rapporti tra i partecipanti sono tutti paritari e orizzontali. Tra le piattaforme già attive in questo campo la più affermata è senza dubbio Aragon, che consente di gestire liberamente e collettivamente organizzazioni, aziende e comunità globali il tutto senza frontiere, intermediari e, particolare non irrilevante, senza il peso di una burocrazia asfissiante; creata nel novembre 2016 da Luis Cuende and Jorge Izquierdo con l’intento di rendere possibile la governance decentralizzata e condivisa di progetti sia aziendali che non.

    Idea molto simile è quella che sostiene colony, che però è una piattaforma orientata integralmente a progetti di natura digitale. Interessante anche il concept di DAOstack che, come si può leggere sul sito, punta a rendere possibili nuove forme di associazione umana che combinano la scala e l’efficienza dei mercati liberi con l’allineamento e la coerenza delle startup; secondo DAOstack Il futuro del lavoro prevede reti auto-organizzate attorno a obiettivi e interessi condivisi e una nuova economia in cui la cooperazione è la strategia vincente. Lo scopo ultimo di tutte queste piattaforme è di consentire la nascita e la crescita di progetti che abbiano una natura sovranazionale, che non siano quindi legati a uno specifico territorio ma che radunano intorno a se persone e comunità da ogni parte del mondo che collaborano in maniera orizzontale e paritaria non solo alla strutturazione di un progetto (indipendentemente dal fatto che abbia una natura aziendale) ma anche alla sua governance. Un modo di concepire il lavoro completamente diverso, che rende possibile collettivizzare la proprietà di un’organizzazione, mettendo tutti sullo stesso piano, slegando le persone dai luoghi fisici di lavoro e permettendogli di collaborare a un progetto senza sradicarsi dalla propria terra; un’idea del genere, in un mondo caratterizzato da enormi flussi migratori dovuti proprio alla povertà e alla mancanza di opportunità lavorative, rappresenta chiaramente un’opportunità unica nel suo genere e rivoluzionaria.

  • DeFi: alla scoperta delle piattaforme assicurative decentralizzate

    DeFi: alla scoperta delle piattaforme assicurative decentralizzate

    A partire da ieri abbiamo iniziato ad occuparci di finanza decentralizza e nel nostro primo post sulla DeFi abbiamo tentato di illustrare in maniera semplice e sintetica cosa significhi questa parola; l’argomento, però, è molto più vasto di quanto si penserebbe e un singolo articolo è inadatto a descrivere pienamente in cosa consista questo nuovo mercato emergente. Ecco quindi che oggi torniamo ad occuparci di DeFi, questa volta però da una prospettiva più specifica, quella delle compagnie assicurative; del resto le banche non sono le uniche a dover temere l’ascesa di quello che ormai molti chiamano Web 3.0, tra le aziende che più vedono la loro attività messa a rischio da queste nuove tecnologie ci sono proprio le assicurazioni. Andiamo quindi a fare un breve viaggio tra le piattaforme decentralizzate che offrono servizi assicurativi e proviamo a capire insieme come funzionano.

    La Social Proof di VouchForMe

    Il concetto da cui prende spunto questa assicurazione decentralizzata è tanto semplice quanto ineccepibile, le assicurazioni valutano il rischio sulla base di dati statistici che però descrivono il comportamento della massa e non quello del singolo individuo; banalmente io potrei vivere in una città dove tutti fanno tantissimi incidenti auto e quindi trovarmi a pagare un premio più alto per l’RCA, tuttavia io magari sono un autista prudente e a differenza di tutti gli altri non ho mai fatto incidenti. Con le assicurazioni classiche nonostante la mia condotta sia impeccabile mi ritroverei a pagare di più a causa della cattiva condotta di tutti gli altri; qui interviene VouchForMe, consentendomi di far valutare il mio rischio a soggetti che mi conoscono direttamente (parenti, amici, colleghi di lavoro, etc), i quali saranno loro a coprire parzialmente la mia assicurazione e pagheranno solo in caso di richiesta di risarcimento. Più nel dettaglio quello che succede è che familiari e amici garantiscono per te e questo ti consente di pagare un premio assicurativo più basso; ovviamente il premio sarà tanto più basso quanto più alta sarà la garanzia posta dal gruppo che ti sponsorizza. Il giorno in cui, malauguratamente, dovessi fare un incidente ecco che i costi vengono suddivisi tra coloro che hanno garantito per te (solo per l’ammontare che hanno accettato di rischiare) e il resto verrà saldato dal premio assicurativo. In altre parole utilizzando VouchForMe, garante e contraente stipulano un accordo legalmente vincolante generato automaticamente dalla piattaforma e disponibile per il download il quale fa esplicito riferimento alla polizza assicurativa del contraente e definisce quando e in quale misura la garanzia finanziaria arriva a generare un obbligo effettivo di pagamento da parte del garante nei confronti del titolare della polizza.

    Il progetto etherisc, copertura assicurativa a 360°

    Se nel caso precedente ci siamo occupati di assicurazioni per auto nel caso di etherisc parliamo di una piattaforma capace di proteggere da ogni tipo di rischio, ritardo dei voli, calamità naturali, furto di criptovalute dal nostro wallet e per i prestiti garantiti da un collaterale in criptovalute, oltre che la copertura sociale (ossia polizza vita ed invalidità). Questa piattaforma permette di collettivizzare i profitti assicurativi, in pratica quello che succede è che da un lato c’è il soggetto che si assicura, dall’altro ci sono degli investitori che depositano fondi per ottenerne un interesse; Etherisc, quindi, non è una assicurazione decentralizzata ma un protocollo per costruire collettivamente prodotti assicurativi. Con questa nuova piattaforma, quindi, chiunque può creare i propri prodotti assicurativi, risparmiando sui premi previsti dalle normali assicurazioni.

    Conclusioni

    Le nuove piattaforme DeFi per le coperture assicurative offrono opportunità uniche sia a chi deve sottoscrivere sia a chi vuole investire; da un lato favoriscono la riduzione dei premi da pagare da parte dei clienti, dall’altro distribuiscono i profitti generati dalla piattaforma a tutti gli investitori. I vantaggi, quindi, sono distribuiti su tutti gli attori in causa, dai clienti ai piccoli risparmiatori; in un momento storico in cui i tassi offerti dai titoli di stato a stento superano il costo dell’inflazione questo tipo di piattaforme tornano a garantire un rendimento accettabile proprio ai piccoli investitori, quelli che magari con i prodotti attualmente disponibili sul mercato hanno come unica alternativa utile il materasso visto che tra costi, commissioni, inflazione e tassi d’interesse troppo bassi finirebbero inevitabilmente per perdere denaro.

  • DeFi: nuovo record di prestiti erogati attraverso la stablecoin USDC di circle e coinbase

    DeFi: nuovo record di prestiti erogati attraverso la stablecoin USDC di circle e coinbase

    Ci siamo occupati spesso di stablecoin, tuttavia nell’ampio panorama di monete apparse senza soluzione di continuità negli ultimi diciotto mesi ci sono alcune coin di cui non ci siamo occupati, sostanzialmente quelle al centro di un progetto DeFi; da questa settimana, quindi, intendiamo recuperare questa piccola omissione e lo facciamo a partire da USDC, la stablecoin sviluppata da Circle in collaborazione con Coinbase. Lanciata ufficialmente ad ottobre 2017 dal consorzio CENTER (di cui fanno parte proprio circle e coinbase) questa moneta è diventata rapidamente centrale per la crescita della nota piattaforma di scambio; attraverso USDC, infatti, gli utenti possono tenere i loro risparmi in custodia su Coinbase, ricevendone in cambio degli interessi e, attraverso l’uso della carta lanciata da qualche mese, avere un’operatività molto simile a quella di un conto corrente bancario. Particolarmente apprezzata dagli exchange decentralizzati, che hanno provveduto quasi subito a darle supporto, USDC è una stablecoin estremamente versatile perché compatibile con lo standard ERC20 di ethereum; la qualità con cui questa moneta è realizzata, unitamente alla sicurezza che è capace di offrire, l’hanno fatta diventare rapidamente, in appena un anno, la seconda stablecoin del mercato per capitalizzazione (dopo USDT) e bisogna ammettere che questo progetto, in poco meno di due anni di vita, di strada ne ha fatta ed anche parecchia.

    Basti pensare che appena mercoledì scorso, dopo aver erogato altri 2,6MLN di prestiti, USDC ha toccato un nuovo record storico con ben 22,5MLN di USDC erogati sotto forma di prestiti. Più in generale, comunque, è proprio il mercato dei prestiti decentralizzati ad essere esploso nel corso dell’ultimo anno, toccando la cifra astronomica di 154MLN di dollari in prestiti erogati complessivamente da tutte le piattaforme DeFi, record stabilito qualche settimana fa, il 21 novembre scorso per la precisione. Se consideriamo che tutto questo è successo a stento nel giro di un anno ecco che iniziamo a renderci conto del vero potenziale che c’è dietro questa tecnologia; anche se 154mln di dollari non sono una cifra poi così importante, se paragonata al valore complessivo del mercato dei prestiti, non è difficile immaginare che, a questi tassi di crescita, presto le piattaforme DeFi diventeranno un competitor temibile per le banche e pian piano ruberanno loro anche questo mercato. A quel punto cosa rimarrà delle banche come le abbiamo conosciute sino ad oggi? Persi i conti corrente a causa delle criptovalute, che ci permettono di avere la stessa operatività che ci offre una banca ma a costo zero e senza vincoli di sorta, persi prestiti e assicurazioni che cosa faranno le banche? Cosa venderanno? Quali servizi potranno mai offrire?

    Chiaramente chi conosce l’industria blockchain sa bene qual è la risposta a queste domande, semplicemente le banche non riusciranno a sopravvivere all’urto e finiranno per estinguersi, accompagnate probabilmente da finanziarie e compagnie assicurative. Intendiamoci, chiunque di noi potrebbe vivere già oggi senza un conto in banca, senza accedere a prestiti e senza sottoscrivere prodotti assicurativi, ma da qui ad immaginare un mondo dove banche, finanziarie ed assicurazioni semplicemente non esistono più, beh, come disse qualcuno una volta sarebbe “un piccolo passo per un uomo, ma un grande passo per l’umanità”.