L’Africa è fondamentale per lo sviluppo di bitcoin, a sostenerlo è Jack Dorsey

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Nella giornata di ieri scrivevamo come il Ghana stia valutando la possibilità di emettere una propria CBDC e vi spiegavamo come l’Africa sia un continente fondamentale per lo sviluppo e la crescita delle criptovalute e della tecnologia blockchain; quasi nell stesso momento Jack Dorsey, il CEO di twitter e di square, pubblicava un tweet nel quale confermava la sua volontà di tornare in Africa nel corso del prossimo anno dopo aver visitato proprio il Ghana (e la Nigeria) nelle scorse settimane. Dorsey si è spinto oltre ed ha affermato che a livello tecnologico l’Africa definirà gli sviluppi futuri di molti strumenti ed in particolare di Bitcoin; in pratica il CEO di twitter la pensa esattamente come noi di ValuteVirtuali. A quanto pare Jack Dorsey avrebbe intenzione di dedicare all’Africa almeno metà del 2020, non esattamente quindi la classica settimana di ferie, e già quest’anno il suo viaggio nel continente è stato caratterizzato dalla partecipazione a una conferenza su bitcoin in Nigeria. Come spiegavamo ieri l’Africa è uno dei continenti più importanti per la nuova ondata di innovazione tecnologica (non parliamo solo di criptovalute) perché semplicemente non si è ancora dotata di infrastrutture che in occidente sono già presenti, basti guardare, giusto per fare un esempio, al mercato della logistica; mentre qui in Italia è esplosa la moda delle consegne a domicilio gestite attraverso corriere in molte zone dell’Africa, dove la logistica sarebbe complicata da gestire in questo modo a causa delle pessime condizioni dell’infrastruttura stradale, le consegne vengono già effettuate con droni ed è infatti proprio qui che è stato sviluppato il più grande corridoio per le consegne via drone anche, ma non solo, per motivi umanitari come ad esempio distribuire vaccini e sacche di sangue per le trasfusioni.

Oltre questo ci sono anche motivazioni prettamente demografiche che rendono l’Africa un continente ideale per guidare la crescita dell’innovazione tecnologica; questo continente è infatti non solo estremamente giovane ma diventa anche sempre più popoloso. Il Word Economic Forum, ad esempio, stima che entro la fine di questo secolo delle prime venti città al mondo per abitanti ben tredici si troveranno in Africa. Se da un lato, quindi, è senza dubbio vero che anche in questo continente la politica si mostra lenta nel guidare l’innovazione è però anche vero che, a differenza di quanto accade in Europa, la spinta ad usare le nuove tecnologie arriva dal basso, grazie a una popolazione sempre più giovane e numerosa che tenta di superare i limiti di un mancato sviluppo proprio avvalendosi il più possibile delle nuove tecnologie, cosa che invece non avviene nei paesi occidentali, dove la demografia è sbilanciata a vantaggio delle persone più mature che sono più impegnate a frenare il cambiamento che a favorirlo. La presenza di infrastrutture che, fino ad oggi, hanno fatto bene il loro lavoro, unitamente al conservatorismo che caratterizza le società in cui l’età media è più alta (in UE l’età media è di circa 45 anni, in Africa pochissimi paesi hanno un’età media superiore ai 18 anni), induce la società a frenare l’evoluzione tecnologica invece che a favorirla ed ecco perché il continente africano appare già oggi destinato a diventare nel prossimo secolo un centro estremamente rilevante a livello globale, non solo per quel che riguarda l’innovazione tecnologica ma anche a livello economico e politico.