Criptovalute: gli investitori credono in GRAM e rifiutano il rimborso da telegram

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A riferirlo è un articolo pubblicato ieri dall’edizione russa di Forbes; secondo quanto si apprende, quindi, fonte vicine al team di sviluppatori di Telegram hanno riferito ai giornalisti che, stando agli esiti del voto, il grosso degli investitori di entrambi i round di finanziamento hanno rifiutato la proposta di rimborso avanzata dall’azienda e restano in attesa di capire come la situazione evolverà. L’orizzonte temporale si sposta quindi al prossimo 30 Aprile, data alla quale è stata spostata l’erogazione delle monete agli investitori che, eventualmente, avranno comunque facoltà di chiedere un rimborso qualora la situazione non si fosse ancora sbloccata; tale rinvio s’è reso necessario a seguito dell’azione legale della SEC contro TON (acronimo di telegram open network) che ha impedito il lancio della mainnet e l’erogazione delle monete agli investitori che, secondo contratto, avrebbe dovuto avvenire entro il prossimo 31 Ottobre o, in caso contrario, gli investitori avrebbero avuto diritto a vedersi rimborsato il 77% dell’importo investito. Chiaramente, quindi, nessuno di coloro che ha creduto nel progetto di telegram ha reputato intelligente accettare di perdere il 23% dell’investimento a fronte di quello che, almeno per ora, pare un banale ritardo e di conseguenza pare che quasi la totalità degli investitori abbia preferito concedere altro tempo all’azienda. In ogni caso la nota ufficiale di telegram con la quale si comunicherà la decisione degli investitori è attesa nelle prossime ore, sembra comunque che le indiscrezioni che stanno circolando siano decisamente attendibili. La prossima data da attendere in quella che si preannuncia essere la cripto-telenovela più appassionante dei prossimi mesi è quella che vedrà svolgersi l’udienza in tribunale, attualmente prevista per il 18-19 febbraio, nel corso della quale in molti sperano telegram riuscirà ad ottenere una pronuncia da parte del tribunale che smentisca la tesi della SEC e che cioè GRAM è sostanzialmente una security. Personalmente ho seri dubbi che l’azienda riuscirà a spuntarla, come abbiamo già avuto modo di spiegare, infatti, telegram era riuscita ad evitare la registrazione presso la SEC delle proprie monete grazie alla possibilità di essere esentati da questo obbligo di legge nel caso in cui a partecipare fossero solo investitori qualificati; con le quotazioni sugli exchange, però, questi avrebbero potuto piazzare le loro monete agli investitori retail eludendo quindi tutti gli obblighi che derivano dal registrare una moneta come security. Sul piano logico, quindi, l’azione della SEC appare assolutamente corretta e difficilmente un giudice potrà mai negarlo, indipendentemente dalla linea di difesa che i legali di telegram decideranno di adottare.