Blockchain: al via sistemi di i-voting anche a Denver, in Colorado, e nella contea dello Utah

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Lentamente la piattaforma di voto eletronico Voatz prende piede negli stati uniti; dopo i primi test in West Virginia e in alcune contee dell’Oregon adesso è il turno della città di Denver e della contea dello Utah. La piattaforma consentirà ai cittadini di esprimere il voto usando il proprio smartphone, il sistema procede all’identificazione dell’elettore attraverso il riconoscimento facciale, mentre l’anonimato e l’impossibilità di manomettere il voto vengono garantiti da una blockchain. Dan Lonai, direttore dei servizi amministrativi della contea di Umatilla, ha affermato che il progetto mira ad incentivare la partecipazione al voto semplificando l’esercizio di un diritto. Bradley Tusk, CEO e fondatore di Tusk Philanthropies (l’entità senza scopo di lucro che controlla la piattaforma) ha dichiarato:

“Dopo l’Oregon anche le contee di Jackson e Umatilla hanno appena fatto la storia dando agli elettori la possibilità di votare nello stesso modo in cui svolgono la maggior parte degli altri affari sui loro telefoni. In definitiva, dare a tutti l’opportunità di utilizzare il voto mobile significa che possiamo drammaticamente espandere l’affluenza e allentare la presa sul potere da interessi di parte e ideologie estreme “

Sheila Nix, presidente di Tusk Philanthropies, ha dichiarato che il ricorso alla blockchain è dovuto al fatto che si tratta ad oggi della migliore tecnologia in circolazione per elaborare un sistema di voto che sia al contempo sicuro e anonimo, ciò non toglie che in un prossimo futuro si possa decidere di ricorrere ad altri strumenti nel momento in cui dovesse emergere una tecnologia ancora più funzionale alla creazione di un sistema di voto elettronico e mobile. Restano ovviamente limiti, criticità e perplessità, basti pensare che questo sistema utilizza il riconoscimento facciale per funzionare e, di conseguenza, lascia adito a dubbi sul modo in cui questo materiale viene archiviato e usato; in altre parole, volendo essere malfidenti, in questo modo si potrebbe dare facilmente vita a un enorme programma di schedatura di massa con conseguenze che, chiaramente, appaiono essere distopiche. D’altro canto, però, elaborare un sistema che consenta di consultare l’elettorato in maniera più frequente permettendogli così di esprimersi anche sui singoli provvedimenti appare chiaramente il miglior modo di riequilibrare le storture di quel modello democratico che oggi pare essersi rotto, logorato da decenni di conflitti di interesse e infiltrazioni di ogni tipo.