Morris si è dimesso da Libra due mesi fa, noi lo scopriamo solo oggi

La notizia condivisa pochi minuti fa da cointelegraph mi ha ricordato una vecchia canzone di Giorgio Gaber del 1973 dal titolo “quello che perde i pezzi” che in nei primi versi recita:

Perdo i pezzi ma non è per colpa mia, se una cosa non la usi non funziona”

Ragazzi, è esattamente ciò che sta capitando a libra, la criptovaluta made in facebook che sta, letteralmente, perdendo i pezzi lungo la via; dopo aver perso PayPal, dopo che le voci di un imminente abbandono di Visa e Mastercard si fanno sempre più insistenti (anche a causa delle pressioni del governo USA, come spiegato in un articolo che abbiamo pubblicato poche ore fa) ecco che adesso Cointelegraph si è accorta di un’altra defezione, non esattamente irrilevante, che tocca questa volta uno dei massimi dirigenti della Libra Association. Come si evince, infatti, dal suo profilo Linkedin Simon Morris (responsabile prodotto) si è defilato anche lui dal progetto appena 5 mesi dopo avervi aderito; non solo, Morris in realtà si è smarcato già ad agosto (cosa di cui nessuno s’era accorto fino ad oggi) a soli sessanta giorni dalla presentazione in pompa magna del progetto. Non si tratta affatto di una defezione di poco conto, Morris, infatti, è un veterano di BitTorrent (ci ha lavorato per quasi 10 anni) e da qui deriva la sua grande esperienza nel supervisionare la creazione di una nuova moneta; è stato proprio grazie al suo lavoro che, nel maggio dello scorso anno, TRON arrivò a rilevare BitTorrent per poi iniziare da subito a lavorare al lancio di BTT. Non sono molte le persone li fuori ad avere questo genere di esperienza e ad aver lavorato a progetti di successo, di conseguenza aver perso Morris è, per certi versi, più grave che aver perso PayPal; libra, quindi, continua a perdere i pezzi come nel famoso pezzo di Giorgio Gaber, oggi una rotula, domani un polpaccio e, continuando di questo passo, come sosteniamo da settimane, il progetto potrebbe finire con l’arenarsi prima ancora di arrivare fisicamente all’emissione delle monete cosa che sicuramente farebbe tirare un bel sospiro di sollievo non solo ai governi di mezzo mondo, che hanno reagito con una vera e propria crisi isterica alla presentazione del white paper, ma anche buona parte della comunità che inizia ormai a temere che nel tentativo di arginare il progetto di una moneta made in facebook i regolamentatori finiscano col dare vita a un quadro normativo eccessivamente rigido anche per tutte le altre criptovalute.