I-voting e blockchain: la perfezione non è di questo mondo

Spesso mi capita di leggere invettive contro i sistemi di voto elettronico, reputati non sicuri o manipolabili, quindi da tempo volevo scrivere un articolo in proposito ma senza averne l’opportunità; quest’occasione mi viene data da un recente annuncio fatto dal segretario di stato della West Virginia (Mac Warner) nella giornata di mercoledì. Lo stato, ne abbiamo parlato in un vecchio articolo, ha implementato una soluzione di voto mobile (chiamata Voatz) per ridurre l’astensione fra i militari fuori sede e permettere loro di partecipare alle elezioni del 2018. Adesso si viene a scoprire che c’è stato un tentativo di forzare il sistema, i dettagli non sono stati rivelati, tuttavia sappiamo che è in corso un’indagine dell’FBI e che nessun voto è stato in alcun modo alterato o manipolato. Nimit Sawhney, CEO della startup che ha progettato Voatz, intervistato da CoinDesk sull’accaduto ha dichiarato che l’applicazione, che utilizza il riconoscimento facciale per l’identificazione degli utenti ed archivia il voto su blockchain, ha dichiarato che il sistema ha funzionato come progettato e previsto, il tentativo di manipolazione, infatti, è stato prontamente rilevato, contrastato immediatamente e denunciato alle autorità. Gli sviluppatori hanno prontamente estrapolato gli indirizzi IP degli hacker e li hanno consegnati all’FBI per l’avvio delle indagini; come riferito dalla CNN, però, non è detto che si tratti di un’attività criminale, sembra infatti che tali indirizzi IP siano riconducibili a studenti iscritti a un corso di sicurezza elettorale dell’Università del Michigan per cui potrebbe essersi trattato banalmente di un tentativo di forzare il sistema finalizzato a testarne l’efficienza. La notizia è questa, potremmo fermarci qui ma, come avevo accennato, questo ci permette di fare finalmente una serie di valutazione sui sistemi di I-voting blockchain; nonostante quello che potete leggere in giro tali piattaforme, purché progettate a regola d’arte, sono assolutamente sicure. Questo non vuol dire che non possano esserci tentativi di forzarle ma solo che tali tentativi sono facili da rilevare ed anche qualora sortissero l’effetto voluto i voti così raccolti verrebbero prontamente invalidati; se, da un certo punto di vista, è senza dubbio vero che esiste sempre la possibilità che questi sistemi di voto vengano forzati è anche vero che qualunque tentativo in tal senso verrebbe facilmente e prontamente scoperto. Inoltre dobbiamo considerare che il voto cartaceo non è affatto esente dal rischio di manipolazione, come vorrebbero farci credere, in compenso però eventuali brogli sono molto più complicati da scoprire e potrebbero facilmente essere insabbiati dalle autorità dal momento che non è possibile, contrariamente a quanto avviene con i sistemi di I-voting, alcuna analisi indipendente dell’esito elettorale. Altro beneficio da non trascurare è che questi sistemi di voto sono infinitamente più economici dei sistemi pensati cartacei, non hanno bisogno di scrutinatori e presidenti di seggio, ad esempio, non richiedono la chiusura delle scuole e permettono ai cittadini di essere consultati con maggiore frequenza, consentendogli di votare anche sulle singole proposte di legge. Sinceramente il fatto che siano proprio persone con solide competenze informatiche ad attaccare questi sistemi lascia quanto meno straniti; proprio loro dovrebbero capire meglio di chiunque altro l’utilità di tali sistemi di voto, probabilmente però l’equivoco nasce dal fatto che vedono le criticità dell’I-voting ma non conoscono abbastanza bene il sistema di voto cartaceo per cui non riescono a rendersi conto di quali sono i reali vantaggi di un cambio di paradigma. Anche il più brillante degli informatici, in altre parole, partendo dal presupposto (falso) che i sistemi di voto attuali (quelli su carta) siano infallibili finisce per invalidare il proprio ragionamento; l’alternativa è credere che queste persone siano pagate per screditare i sistemi di voto elettronico cosa che, pur essendo verosimile, ci farebbe scivolare nel complottismo cosa che, visti i tempi che corrono, sarebbe meglio evitare. I sistemi blockchain, vista l’immutabilità dei registri, sono ottimi sistemi di voto e, come spiegato, consentono l’analisi indipendente dei dati cosa che rende impossibile per le autorità insabbiare eventuali casi di brogli elettorali. La verità è che non esiste un sistema di voto perfetto e assolutamente sicuro, ogni diverso modello ha le proprie specifiche criticità, i sistemi di I-voting pongono però una serie di vantaggi (a livello economico, politico e di trasparenza) da configurarsi chiaramente come la scelta migliore che possiamo fare. In particolare il cambio di modello gioverebbe alla democrazia, consentendo ai paesi di ricorrere alla contesa elettorale anche per fini di consultazione dei cittadini; pensiamo ad esempio alle leggi sul fine vita, un tema delicato, certo, ma che la politica, terrorizzata all’idea di perdere voti, non trova ne la forza ne il coraggio di implementare correttamente. Con una piattaforma di I-voting realizzata a regola d’arte, invece, la politica potrebbe consultare l’elettorato chiedendogli di esprimersi su un disegno di legge e a quel punto sfruttare quel voto o per varare la legge o per rivederla, qualora non incontrasse il favore dei cittadini; insomma, se la classe dirigente ha paura di perdere la propria centralità, ma allo stesso tempo si ritrova impossibilitata ad agire per motivi di opportunismo e consenso, non è detto che tali sistemi debbano avere necessariamente un valore vincolante, potrebbero essere banalmente utilizzati per realizzare dei sondaggi tra gli elettori e capire come sono orientati. L’I-voting è uno strumento utilissimo, capace di dare forza a progetti che fino ad oggi sono rimasti nel cassetto semplicemente perché la politica non è sicura di come l’elettorato accoglierebbe determinate iniziative; lo sviluppo tecnologico, per concludere, sta aprendo nuove porte che non dobbiamo temere di attraversare, una volta attraversata quella soglia, infatti, nuove opportunità ci attendono, opportunità che abbiamo il dovere di cogliere se vogliamo davvero rilanciare questo paese.