Le criptovalute? Una questione generazionale, così la tecnologia divide i millennials dai baby boomers

etoro exchange

Nella giornata di ieri cointelegraph ha condiviso un interessante sondaggio commissionato da eToro sulla propensione all’investimento nelle diverse generazioni condotto nella seconda metà di luglio su un campione di 1000 investitori di età compresa tra i 20 e i 65 anni; il campione, così composto, prende dentro ben tre generazioni, inclusa quella più recente della quale non si sono ancora identificati i tratti salienti e che ha preso, temporaneamente, il nome di generazione Z (in attesa che i sociologi gliene trovino uno più rappresentativo). Da tale sondaggio è emerso che più del 60% degli intervistati teme l’arrivo di una recessione e si sta orientando all’idea di investire in asset considerati sicuri nel tentativo di proteggersene. Ciò che salta all’occhio è che ben il 40% dei millennials (coloro nati tra il 1980 e il 2000) afferma di essere orientato ad investire in criptovalute nel caso dovesse esplodere una nuova recessione (cosa che molti analisti danno ormai praticamente per scontata) mentre l’orientamento più condiviso tra le nuove generazioni preferirebbe orientarsi agli immobili (50% delle preferenze tra la generazione Z); ancora diverso l’orientamento tra le persone più mature, che mostrano risposte più stratificate e per le quali l’investimento in materie prime (col 38% delle preferenze tra i baby boomers) rappresenterebbe l’opzione preferita. Già questi primi dati lasciano alquanto straniti, l’investimento immobiliare, infatti, è comunemente considerato un modo di ragionare abbastanza vecchio, ci si sarebbe aspettati quindi una risposta del genere dagli appartenenti alla generazione X e non da quelli della generazione Z; probabilmente, però, il motivo di questa anomalia sta nella scarsa esperienza dei più giovani, che quindi devono ancora maturare le proprie strategie di investimento, a differenza dei soggetti più maturi. Invitato a dare il suo parere sull’esito di questo sondaggio Guy Hirsch, amministratore delegato di eToro negli Stati Uniti, ha dichiarato che:

“Qualora si verificasse una recessione penso che vedremmo una riduzione dei portafogli azionari e la crescita in altre classi di attività come la criptovaluta, nonché nuovi modelli di proprietà frazionata. Storicamente, queste opportunità di investimento sono state limitate all’elevato patrimonio netto e agli investitori istituzionali, ma l’innovazione sta sbloccando queste opportunità per gli investitori di tutti i giorni e chiaramente, questi risultati indicano che la domanda è presente. ”

Questo tipo di lettura si concilia a perfezione con le nuove opportunità offerte dalla tokenizzazione ed è quindi strettamente correlata al mondo delle criptovalute; quando parliamo di “proprietà frazionata” stiamo infatti parlando della possibilità di acquistare una piccola quota di opere d’arte, edifici storici, etc, cosa che, grazie alla tokenizzazione, diventa alla portata anche dei piccoli investitori. La tecnologia, quindi, sta aprendo le porte a un nuovo modo di ragionare a nuovi asset finanziari, con esiti che, allo stato attuale, risulta ancora difficili da prevedere nel lungo periodo.