Quanto costa minare criptovalute? Proviamo a capirlo insieme

bitcoin da satellite
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Capire quanto costa minare criptovalute è la prima cosa da fare per chi stia valutando l’opportunità di investire nel mining, tuttavia il costo di un’attività mineraria non è fisso, ma può variare a seguito di una serie di fattori (che vedremo meglio più avanti) e lo stesso vale, ovviamente, per i profitti; l’altra cosa da considerare e da avere sempre bene a mente è che il mining è in tutto e per tutto un’attività professionale e che, in quanto tale, richiede competenze specifiche per essere svolta e, soprattutto, non sta scritto da nessuna parte che generi profitti, anzi, sono tantissime le miniere che continuano a svolgere la loro attività per mesi nonostante stiano minando in perdita. Dal momento che chi cerca informazioni sull’attività di mining normalmente lo fa perché ha appena iniziato ad accostarsi alla tecnologia blockchain, per rendere questo articolo digeribile a chiunque (anche a chi non ha alcuna conoscenza del settore), ho deciso di dividerlo in paragrafi; da qui in poi, quindi, analizzeremo la questione da tre diversi punti di vista: costi, profitti e competenze.

Quanto costa minare criptovalute: investimenti e costi fissi

E’ molto comune, tanto più nel nostro paese, che chi si avvicina per la prima volta alle criptovalute lo faccia seguendo un percorso che è esattamente il contrario di quello che dovrebbe seguire; questo anche perché si ha la percezione che l’attività di trading sia una sorta di gioco d’azzardo, mentre il mining viene considerato un’attività più strettamente lavorativa. In realtà, ma lo vedremo meglio più avanti, mentre è possibile fare trading senza conoscere nulla del mining, fare mining senza avere un minimo di infarinatura di trading non è possibile. Detto questo, però, procediamo con ordine e tentiamo di capire quali sono i costi e gli investimenti che ci si deve sobbarcare per entrare nell’industria mineraria delle criptovalute; la prima cosa che bisogna considerare è che il principale costo dell’attività di mining è l’elettricità, motivo per cui questo tipo di attività nel nostro paese (dove il costo dell’elettricità è eccessivo) diventa sostanzialmente non profittevole nel nostro paese. In pratica con quello che costa l’energia in Italia inevitabilmente, allo stato attuale delle cose, si finirà per minare in perdita; bisogna considerare comunque che il fatto di minare in perdita è abbastanza comune in questo mondo, sono tantissime le miniere che passano mesi a lavorare in perdita, in attesa che un nuovo bull run di bitcoin permetta loro di vendere con profitto le monete guadagnate col mining. Un’altra cosa da considerare, soprattutto qui in Italia, è che si può abbattere il costo dell’elettricità investendo sulle energie rinnovabili; è sufficiente, infatti, un modesto impianto solare per ridurre praticamente a zero i costi dell’elettricità, anche perché sul mercato esistono un sacco di adattatori che permettono di collegare direttamente i computer a un pannello solare dal momento che sono proprio i dispositivi elettronici/informatici quelli che meglio si prestano ad impiegare l’energia a bassa tensione (5-20 Volt) che si ricava attraverso gli impianti solari. Muovendosi in questa direzione, però, aumenta l’investimento necessario a iniziare, perché oltre a doversi dotare di tutto l’hardware necessario a minare (per il mining di bitcoin ormai i computer sono inutili, servono schede grafiche molto potenti o meglio ancora ASIC che però partono dai 5000€) bisognerà anche investire nella realizzazione dell’impianto solare. L’altra cosa da considerare è l’aspettativa di vita di un ASIC (o delle schede grafiche), non tanto perché si rompano quanto per il fatto che la difficoltà di estrazione per bitcoin tende ad aumentare costantemente, di conseguenza nel giro di 3/5 anni l’hardware di cui ci saremo dotati tenderà a diventare obsoleto e non ci permetterà più di sviluppare una potenza computazionale sufficiente a minare un blocco. Per comprendere quindi se i costi del mining di criptovalute sono sostenibili rispetto alle proprie intenzioni e alla propria dotazione è necessario preparare un vero e proprio piano industriale, coi tempi di ammortamento previsti per i vari dispositivi e un’idea di base sull’andamento del prezzo bitcoin; bisogna infatti tenere presente che un conto è minare in perdita alla fine di un ciclo ribassista, altra cosa farlo quando il trend bearish è appena iniziato, nel primo caso le perdite si accumuleranno solo per qualche settimana, poi avremo la possibilità di vendere i nostri bitcoin in maniera remunerativa, nel secondo caso, invece, rischiamo di ritrovarci a minare in perdita per mesi, tanto da rischiare di dover vendere in perdita le nostre monete nel tentativo di coprire i costi.

Quali sono i profitti dell’attività di mining

Se definire i costi del mining di criptovalute è sicuramente complesso, definire i profitti del mining è sostanzialmente impossibile; i profitti, infatti, dipendono strettamente dal momento in cui il miner decide di vendere le proprie monete. Facciamo un esempio per comprenderci meglio e ipotizziamo un minatore che, nel corso di un singolo trimestre, a fronte di costi per 15mila euro sia riuscito ad accantonare 1BTC; il momento in cui il minatore in questione deciderà di vendere quel bitcoin farà la differenza tra essere in attivo o in passivo. Vendendo alle quotazioni attuali di bitcoin, ad esempio, il nostro minatore immaginario incasserebbe 11400$ (al netto delle commissioni) e chiuderebbe perciò il trimestre in perdita; se però il nostro minatore aspettasse ancora prima di vendere, attendendo ad esempio il ritorno al precedente massimo storico, ecco che dalla vendita di 1BTC il nostro minatore incasserebbe 20.000$, intascando un bel profitto per l’attività del semestre in questione, anche se a distanza di qualche mese. Ecco spiegato perché, come accennato, per fare il minatore bisogna avere necessariamente qualche conoscenza in ambito di trading; facciamo un altro esempio per capire per quale motivo avere una base di trading sia così importante per un minatore. Ipotizziamo che per ricavare 1BTC io abbia sostenuto 8500€ di costi, vendendo alle quotazioni attuali (11400$) sarei in profitto, ma potrei pensare che sia opportuno aspettare quota 15mila dollari prima di vendere, così da consolidare profitti ancora maggiori; il problema nasce se il prezzo, invece di salire fino a 15mila dollari dovesse scendere a 7mila. Ecco che, magari nel giro di appena una decina di giorni, mi ritrovo a passare dalla possibilità di vendere con profitto alla certezza di dover vendere in perdita e tutto questo perché ho sbagliato la mia valutazione iniziale ed ho deciso di attendere ancora prima di vendere le monete ottenute col mining. A questo punto, quindi, credo sia abbastanza chiaro per quale motivo un trader può operare senza conoscere nulla di mining, ma un minatore non può fare a meno di seguire il prezzo della moneta che ha deciso di minare e deve anche riuscire, per sommi capi, a prevederne l’andamento.

Tra i costi del mining di criptovalute andrebbero anche inserite le competenze

Può sembrare un paradosso, ma a meno che non si possiedano già le competenze per portare avanti un’attività di mining il tempo necessario ad acquisire quelle competenze andrebbe considerato come un costo; questo risulta ancora più vero se consideriamo che errori dovuti a scarsa competenza e/o mancata conoscenza del mercato si tradurranno inevitabilmente in perdite. Tutto questo è difficile da comprendere per un neofita, che magari ha letto ovunque che fare mining è semplicissimo e che può farlo chiunque, il che non è ne completamente falso ma neanche, come stiamo per capire, completamente vero. Intanto per fare mining bisogna conoscere questa tecnologia, impensabile lanciarsi in questa attività se non si conosce, per fare un esempio banale, neanche la terminologia e non si ha la minima idea di cosa sia un blocco, un halving o di cosa significhi il termine hash rate; ecco spiegato perché il mio consiglio ai neofiti è sempre quello di partire dal trading, per poi eventualmente in un secondo momento valutare la possibilità di mettere su una piccola miniera. Grazie al trading, infatti, possiamo iniziare ad acquisire tutte le competenze che ci servono, inclusa ovviamente l’analisi tecnica e fondamentale del mercato dal momento che, come abbiamo detto, un minatore ha bisogno di avere un minimo di infarinatura anche per quel che riguarda il trading; inoltre fare i trader ci incentiva a studiare i vari progetti, a leggere i white paper, il che ci permetterà, nel giro di un annetto, di acquisire tantissime competenze che ci torneranno utili nel momento in cui investiremo nella nostra miniera. A questo tipo di competenze, poi, vanno affiancate quelle di carattere strettamente informatico; spesso per installare determinati programmi sui nostri computer, infatti, ci troveremo costretti a mettere mano ai file di sistema, il che può essere molto problematico se non siamo abituati a fare questo genere di operazioni. Un altro aspetto fondamentale, poi, riguarda le competenze in ambito di sicurezza informatica; sia i trader di criptovalute che i minatori, infatti, rappresentano dei bersagli fantastici per i criminali informatici che, non per nulla, li prendono abitualmente di mira; basta farsi un giro sui forum e i social per trovare tonnellate di storie di minatori improvvisati che si sono visti sottratti importi anche ingenti perché non hanno avuto la capacità di mettere in sicurezza i propri fondi. Non basta, quindi, dotarsi di un hardware wallet per essere sicuri che i nostri fondi siano blindati, tanto più se quel dispositivo poi lo colleghiamo a un computer che è stato infettato; fare il minatore, quindi, senza avere un minimo di infarinatura sulle principali strategie di sicurezza informatica è sostanzialmente un suicidio. Potremo essere fortunati una settimana, un mese, persino un anno, ma se non implementiamo alcune misure di sicurezza basilari subire un furto diventa quasi inevitabile.

Conclusioni

Mettere in piedi una miniera di criptovalute non è impossibile, ma non è neanche una delle cose più semplici del mondo, soprattutto nel nostro paese dove gli alti costi dell’elettricità impongono di investire necessariamente in un impianto solare. Al fine di evitare brutte esperienze, quindi, normalmente si consiglia a chi vuole intraprendere questo tipo di attività di iniziare a fare esperienza nel trading e di prendersi almeno un anno di tempo per studiare approfonditamente la tecnologia blockchain, i fondamenti dell’analisi tecnica e fondamentale sui mercati delle criptovalute e preparare un business plan che tenga conto di tutti i differenti aspetti dell’attività di mining, in termini di costi, ammortamento degli investimenti e profitto. Un aspetto che non dovrebbe mai essere trascurato, poi, riguarda la sicurezza informatica, di conseguenza servirà tempo per sviluppare prassi e procedure ben definite che permettano di ridurre al minimo il rischio di furti e attacchi informatici; vi sono poi altre questioni nel merito delle quali non sono entrato (anche per evitare che questo articolo diventasse ancora più lungo) come ad esempio i problemi relativi ai provider internet. Nel nostro paese, infatti, ottenere un IP statico è quasi un’impresa soprattutto per un’utenza residenziale (mentre per le utenze business la cosa è più facile, ma ovviamente anche più onerosa); avere un IP statico non è una condizione imprescindibile per portare avanti un’attività di mining, tuttavia è decisamente auspicabile per tutta una serie di motivi nel merito dei quali non è il caso di entrare in questa sede. Per concludere, quindi, possiamo dire che creare una miniera di criptovalute, pur essendo alla portata sostanzialmente di chiunque non è ne una cosa facile, ne ancor meno è immediata ed esente da rischi; come qualunque altra attività, quindi, anche il mining ha il suo bravo rischio di impresa, di conseguenza chi si lanciasse in questa attività senza considerare il fatto che si tratta di una vera e propria attività industriale che necessità di essere gestita in quanto tale per generare profitto finirà inevitabilmente per perdere denaro.