Criptovalute, è già caos libra: la Russia vuole vietarla, la Francia chiede spiegazioni, gli USA chiedono tempo

Anatoly Aksakov, uno dei membri più influenti della duma e presidente della commissione per il mercato finanziario russa, non ha atteso molto tempo prima di dare uno stop istituzionale a libra, la criptovaluta presentata da facebook il 18 giugno scorso; a stretto giro di posta, infatti, come riporta TASS, un quotidiano locale, nella stessa data della presentazione di libra Aksakov ha infatti dichiarato che la Russia non intende dare alcun supporto alla moneta. La cripto di facebook, in altre parole, non sarà legale nel paese; non è la prima volta che Aksakov esprime il proprio astio nei confronti delle criptovalute, non solo quella di facebook ma tutte; appena qualche tempo fa, infatti, sempre lui aveva dichiarato che la Russia non ha alcuna intenzione di legiferare per rendere possibile l’uso di asset crittografici nel paese. Una dichiarazione, questa, in aperto contrasto rispetto alle dichiarazioni di altri importanti politici del paese, tra cui lo stesso Putin (che una normativa ad hoc per le criptovalute la chiede da più di un anno) e il viceministro delle finanze, Alexei Moiseev, che aveva invece da poco dichiarato che un disegno di legge di questo tipo dovrebbe essere votato di qui a breve. La posizione di Aksakov, per quanto non maggioritaria tra i politici russi, è abbastanza chiara, secondo lui chi vorrà acquistare questi strumenti dovrà farlo su piattaforme estere, a proprio rischio e pericolo; siti web e piattaforme di trading, molto semplicemente, secondo il suo punto di vista, non dovrebbero poter essere basate in Russia per cui non ci sarebbe alcun bisogno di una regolamentazione ad hoc. La Russia non è il solo paese in cui la classe dirigente si ritrova spaccata in due e divisa tra chi osteggia fortemente gli asset crittografici e chi invece vede in questi strumenti una grande opportunità; sta di fatto che mentre i governi di mezzo mondo sembrano non sapere che pesci pigliare il mercato continua a crescere, diventa più maturo e sempre più persone in giro per il mondo prendono confidenza con questi strumenti. Per quanto riguarda libra, in ogni caso, non sono solo i russi ad aver espresso una certa inquietudine per la nascita di questa criptovaluta, che ha già una base di potenziali utenti vicina ai 2mld di persone; anche negli USA, ad esempio, le reazioni non hanno tardato ad arrivare. Maxine Waters, presidente della commissione per i servizi finanziari della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, ha infatti immediatamente chiesto a Facebook di bloccare lo sviluppo della sua moneta; secondo Maxine Waters, infatti, non ci sarebbero le condizioni per l’azienda di operare in questa direzione e, anche in virtù del momento delicato che attraversa Facebook, Waters vorrebbe che lo sviluppo di libra si fermasse per dare il tempo al Congresso e alle autorità di regolamentazione di esaminare la situazione a trecentosessanta gradi prima di agire. Più pesante ci è andato giù il ministro francese dell’economia, Bruno Le Maire, che oltre ad aver manifestato l’intenzione di chiedere a facebook “garanzie” (non è dato sapere di quale natura) rispetto a libra ha anche affermato che la moneta di facebook minerebbe la sovranità degli stati e che il diritto di emettere moneta non dovrebbe finire nelle mani dei privati. Al netto di quelle che sono le legittime preoccupazioni dei governi e le altrettanto legittime richieste di informazioni, le posizioni di certi politici, come proprio quella del ministro francese, appaiono francamente ridicole soprattutto perché sono proprio i governi ad aver causato questa situazione; bitcoin e le altre criptovalute esistono a causa dell’incompetenza dei governi che con la loro incapacità di regolamentare adeguatamente i mercati finanziari e con le loro politiche monetarie sbarazzine, tese più a guadagnare consenso che a far progredire i vari paesi, hanno posto le bassi perché le persone avessero bisogno di queste monete alternative. Come se questo non bastasse i governi di tutto il mondo hanno perso 10 anni di tempo a gridare “alla bolla” e a sostenere che bitcoin fosse una truffa, destinata a collassare su se stessa da un momento all’altro, una moda passeggera di cui presto non sarebbe rimasta alcuna traccia; il tempo, e i fatti, hanno dimostrato che i governi sbagliavano. Oggi alcuni politici, come il ministro Bruno Le Maire, vorrebbero ricacciare il coniglio nel cilindro a forza dopo aver sprecato gli ultimi 10 anni a blaterare e non si rendono conto che questo non è più possibile; le cripto sono diventati strumenti abbastanza diffusi, intorno a loro è fiorita una vera e propria industria che produce ricchezza e posti di lavoro in ogni parte del mondo ed è sostanzialmente inconcepibile che paesi come l’Estonia, il Giappone, la Corea del Sud ma anche la stessa Cina e gli USA possano decidere di voler tornare indietro solo per far contento il ministro Bruno Le Marie o chi, come lui, si ostina a voler esprimere giudizi su una tecnologia che non sembra essere in grado di comprendere.