Criptovalute: la banca centrale francese guarda alle stablecoin

In un’intervista rilasciata a bloomberg nella giornata di ieri Francois Villeroy, il governatore della banca centrale francese, ha dichiarato che la Francia sta guardando con interesse allo sviluppo delle stablecoin. Ovviamente Villeroy, noto per essere un grande detrattore di bitcoin, non ha perso l’occasione per tirare acqua al suo mulino sostenendo e ribadendo che questo interesse deriva dal fatto che questi strumenti (le stablecoin appunto) sono profondamente differenti e più promettenti rispetto ai token e alle criptovalute in generale. Ovviamente ogni bitcoiners sa che è esattamente il contrario, ma lasciamo volentieri Villeroy alle sue convinzioni tardo ottocentesche. Particolare scalpore nella comunità dei bitcoiners avevano suscitato le sue dichiarazioni durante una conferenza internazionale tenutasi a Pechino nel 2017, in occasione della quale sostenne che:

“Dobbiamo essere chiari: Bitcoin non è in alcun modo una valuta o addirittura una criptovaluta. È una risorsa speculativa. Il suo valore e la sua estrema volatilità non hanno basi economiche e non sono responsabilità di nessuno. La Banca di Francia ricorda a chi investe in bitcoin di farlo a proprio rischio e pericolo”

Il che è estremamente esilarante ancora oggi a distanza di due anni, intanto perché non abbiamo certamente bisogno, e ancora meno ne hanno bisogno i francesi, che sia il governatore della banca centrale francese a spiegarci che quando investiamo in criptovalute lo facciamo a nostro rischio e pericolo, in secondo luogo perché lascia francamente basiti il fatto che le istituzioni, tutte, in generale, si scaglino contro le criptovalute bollandole come strumenti altamente speculativi, dopo che hanno riempito i bilanci degli stati, dei comuni e più in generale delle istituzioni, di derivati tossici. Ecco, è proprio questa la vera differenza tra il modello tardo ottocentesco di cui si fa portavoce Villeroy e il nuovo paradigma che è nato con bitcoin, che con le criptovalute il rischio me lo prendo io, come individuo, e ne sono consapevole, mentre con i prodotti finanziari tradizionali il rischio me lo appendono al collo le istituzioni stesse nel momento in cui rifilano alla collettività prodotti derivati altamente speculativi, e altamente rischiosi anche, costringendomi poi a pagare come individuo il prezzo dei loro errori. Noi italiani lo sappiamo particolarmente bene, anche alla luce degli infiniti scandali che hanno coinvolto le banche italiane e che poi, immancabilmente, siamo sempre noi cittadini a dover pagare. Insomma, ad un modello in cui a prendere le decisioni sono altri, dall’alto, senza nemmeno consultarmi, salvo poi scaricarmi addosso il prezzo dei loro errori, ormai praticamente sistematici, preferisco un modello in cui decido io, pago io, guadagno io, senza che nessuno possa metterci becco. Capisco bene che Villeroy e le persone nella sua posizione tentino di difendere con le unghie e con i denti, in maniera persino reazionaria, un ruolo che accentra un grande potere nelle loro mani, ma oramai sempre più persone nel mondo hanno mangiato la foglia, non si fidano più delle istituzioni e preferiscono investire i propri risparmi in bitcoin. Insomma, come la comunità ripete ormai da più di 10 anni: buy bitcoin, short the bankers!