Un frigorifero blockchain? Non solo è possibile, esiste già e la vera notizia è che anche molto utile

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Lo ammetto, quando ho letto che durante l’ANON Blockchain Summit Austria (tenutosi a Vienna lo scorso tre aprile) Wien Energie (il primo fornitore di energia del paese) insieme con Bosh hanno dichiarato di aver sviluppato un frigorifero costruito sulla base della tecnologia blockchain la prima cosa che mi è passata per la testa è stata “non sanno più che inventarsi per sfruttare l’hype”. Normalmente sono abituato ad ignorare questo genere di annunci bollandoli come una buffonata, del resto negli ultimi anni ci hanno abituato a qualunque stramberia, infilando le parole “cripto” e “blockchain” praticamente ovunque e in maniera piuttosto sconclusionata; questa volta però ho voluto andare a fondo della questione e devo ammettere che non me ne sono affatto pentito. Il frigorifero basato su tecnologia blockchain, infatti, non solo è utile ma ci aiuta anche a sbugiardare uno dei più grandi falsi miti che circolano su questa tecnologia, quella sulla presunta catastrofe ambientale provocata da un’eventuale diffusione globale delle criptovalute. A dire il vero ce ne eravamo occupati già diverso tempo fa con un post in cui avevamo spiegato perché tutta questa discussione sul bitcoin energivoro ci sembrava francamente ridicola, questo nuovo elettrodomestico (che però è ancora solo sperimentale e non sarà distribuito in commercio) ci aiuta a dimostrarlo concretamente. Grazie a questo nuovo tipo di frigo, infatti, è possibile fare un bel po’ di cose interessanti, l’ultima delle quali è controllare fattori come la corretta chiusura dello sportello e la temperatura interna per mezzo di uno smartphone; quello che è veramente interessante è che sfruttando la tecnologia blockchain i proprietari di questo frigorifero futuristico saranno in grado di selezionare la fonte di energia che ne consente il funzionamento. In pratica sarà possibile scegliere consapevolmente se avvalersi di fonti rinnovabili per alimentare questo elettrodomestico o se utilizzare una fonte classica; ma non finisce qui, grazie alla tecnologia blockchain, infatti, sarà anche possibile tracciare il consumo di energia e le emissioni di CO2 provocate dall’utilizzo del frigorifero. Il suo sviluppo, poi, fa parte di un piano più grande messo in campo da Wien Energie che punta a implementare infrastrutture decentralizzate per la distribuzione dell’energia elettrica; quello che sappiamo è che presto partirà una sperimentazione, in un’area geografica che è stata mantenuta segreta, cui verranno coinvolte un centinaio di famiglie e che permetterà di definire quali tipi di tariffe, consumi e tipologie di fonti energetiche saranno le più funzionali per soddisfare la domanda dell’area urbana prescelta. Sempre la Wien Energie sta inoltre valutando la possibilità di usare lo stesso tipo di tecnologia per sviluppare un caricabatterie per auto elettriche. Tutto questo dimostra come la narrazione sulla catastrofe ambientale provocata dalla tecnologia che consente a bitcoin di funzionare è in realtà profondamente di parte, dal momento che quella stessa tecnologia è anche quella che permetterà di sfruttare a pieno le potenzialità delle energie rinnovabili, riducendo i consumi non solo in termini economici per quel che riguarda i consumatori finali ma anche per tutto ciò che concerne il rilascio di CO2.