Fusione tra banche tradizionali ed ecosistema delle criptovalute: in Germania un caso molto interessante

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Che al giorno d’oggi il processo di crescita e consolidamento delle aziende passi attraverso una serie di oculate acquisizioni tese a creare sinergia tra attività operanti in settori differenti è cosa abbastanza risaputa; si tratta di una tendenza che abbiamo visto replicata spesso negli ambiti più disparati. Che lo stesso fenomeno stia iniziando ad animare anche il mondo delle valute virtuali è cosa meno nota; è notizia di oggi, infatti, che la proprietà delle azioni di una piccola banca tedesca, WEG Bank, in mano ad aziende che operano nel settore delle criptovalute è salita al 30%; tra i pochi siti di informazione ad essersene occupati c’è coindesk, mentre in linea di massima questa news è rimasta abbastanza sotto traccia e non sembra aver catturato l’interesse degli appassionati. Si tratta però in ogni caso di un fatto molto rilevante, perché ci aiuta a farci un’idea di come potranno andare le cose nel prossimo futuro; se oggi sono solo le piccole banche a finire nel mirino delle cripto-company è facile immaginare che ben presto questa tendenza coinvolgerà anche istituti di credito più rilevanti. Oltre questo è molto interessante analizzare le conseguenze che questa notizia avrà tanto nell’ambito delle criptovalute quanto in quello bancario. Inizialmente era stata TokenPay ad acquisire le azioni della banca tedesca, seguita dalla fondazione litecoin che ha piazzato il suo presidente (Charlee Lee) nel consiglio di amministrazione della banca. L’acquisizione di ulteriori quote da parte di Nimiq (azienda attiva nel settore delle ICO) è arrivata a seguito della sottoscrizione di un primo accordo teso allo sviluppo di strumenti crittografici per migliorare il livello di sicurezza dei clienti; successivamente a questa prima partnership Nimiq ha rilevato poco meno del 10% delle azioni di WEG Bank portando quindi complessivamente al 30% la quota di azioni della banca in mano ad aziende operanti nel settore blockchain (divise tra fondazione litecoin, TokenPay e appunto Nimiq). Sembra inoltre che, e questo è veramente molto interessante, nelle intenzioni della banca ci sia di offrire l’opportunità agli utenti che utilizzano alcune piattaforme di scambio decentralizzate di poter convertire le loro valute virtuali in valuta FIAT (previa autorizzazione dell’istituto di credito) contribuendo in questo modo a favorire l’afflusso di nuova liquidità verso questi DEX e fornendo agli utenti la possibilità di trasferire facilmente fondi dai mercati delle criptovalute a quelli tradizionali (e viceversa). Si tratta quindi di una specie di atomic swap, solo che invece che avvenire tra due criptovalute avviene tra una criptovaluta e moneta FIAT (in pratica euro); una possibilità che solo fino a qualche tempo fa sembrava rappresentare quasi un’utopia, soprattutto se pensiamo che questo tipo di scambio non avviene direttamente tra privati ma viene gestito con l’intermediazione di una banca tradizionale. Il nuovo sistema, che prenderà il nome di OASIS, dovrebbe diventare pienamente operativo nel 2020, anche se fonti interne alla banca ci tengono a precisare che WEG Bank non sarà comunque nella posizione di operare direttamente sui mercati delle criptovalute, ma si limiterà ad offrire la propria intermediazione per convertire le varie monete in valuta FIAT (a fronte ovviamente di una piccola commissione). Quello che sta succedendo, in pratica, è che in un momento in cui le banche (sostanzialmente tutte) si scoprono fragili ed esposte alle bizze dei mercati, spesso imbottite di crediti deteriorati e a ridosso di una crisi che minaccia di essere ancora peggiore di quella del 2008, la liquidità di cui gli istituti di credito (specie quelli di piccole dimensioni) hanno disperatamente bisogno inizia ad arrivare dall’eco-sistema delle criptovalute. Spesso mi capita di sentir dire, soprattutto da persone che non sono così addentro a questo mondo, che se le criptovalute hanno un valore di qualunque tipo allora è inevitabile che, presto o tardi, finiscano fagocitate dal sistema bancario, alludendo così al fatto che il potenziale rivoluzionario di questa tecnologia verrà smorzato da questo tipo di operazioni; a ben vedere, però, quello che sembra stia succedendo è l’esatto contrario, sono le aziende che hanno emesso token e criptovalute che stanno iniziando ad acquisire azioni delle banche e che sembrano essere nella posizione di poter progressivamente diventare sempre più influenti nei CDA degli istituti di credito. Se pure in questo momento la cosa non sembra coinvolgere i grandi player del comparto bancario, ma solo le piccole realtà, non è difficile ipotizzare un futuro in cui questa tendenza si estenderà anche a veri e propri colossi bancari. La sfida tra banche tradizionali e i nuovi signori della cripto-economia è appena cominciata, il tempo ci dirà quale delle due parti in gara riuscirà a prevalere sull’altra.