Pagare il trasporto pubblico in bitcoin? Sarà presto possibile in Ucraina

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Che il successo delle criptovalute passi dal loro utilizzo di massa è cosa che ogni buon bitcoiners ha capito molto bene sin dal primissimo momento in cui si è accostato a questa tecnologia; mentre twitter festeggia la possibilità in un prossimo imminente futuro di pagare il caffè in bitcoin presso la nota catena di caffetterie Starbucks, un’altra notizia potenzialmente molto importante fa capolino dalle pagine di cryptonomist. Ne scrive Marco Cavicchioli in un articolo che cita una fonte diretta, in pratica sembra che l’ucraina sia intenzionata a usare bitcoin come mezzo di pagamento dei titoli di viaggio per il trasporto pubblico nel paese. Questa decisione si articolerebbe all’interno di una strategia di ammodernamento della rete che punta a sostituire i classici biglietti cartacei con biglietti elettronici; la più ovvia conseguenza di questo tipo di scelta era inevitabilmente usare le criptovalute per l’acquisto di questi nuovi biglietti e, ovviamente, essendo bitcoin la regina delle criptovalute scegliere questa moneta per farlo era la scelta più scontata. L’Ucraina è comunque uno dei paesi europei che sta guardando con maggior attenzione e interesse al mondo delle criptovalute come leva di ammodernamento per il paese, tuttavia l’arrivo del mercato ribassista ha un po’ frenato la voglia di Kiev di sperimentare; dal momento però che, come inizia a sembrare sempre più chiaro, il mercato orso potrebbe essere ormai agli sgoccioli (bitcoin ha chiuso il secondo mese di fila di rialzi, non succedeva da più di un anno) ecco che l’interesse dell’Ucraina torna a farsi vivo con una certa forza. Resta da dire che questa notizia, che ha acceso l’entusiasmo di molti bitcoiners, in realtà a noi Italiani non può che provocare un filo di depressione; è paradossale infatti che un paese come l’Ucraina, in piena guerra civile, riesca a portare avanti politiche tese chiaramente all’innovazione e allo sviluppo del paese, mentre l’Italia, che pure rimane una delle prime dieci economie mondiali e che non ha problemi di guerra in casa, resta a sonnecchiare sugli allori pensando di non aver alcun bisogno di spingere sull’innovazione e l’ammodernamento del sistema paese. Al netto di qualche roboante annuncio, infatti, il nostro paese non sta facendo nulla di concreto sul piano dell’innovazione e mentre nel resto del mondo si organizzano seminari, congressi e workshop di portata internazionale relativi alle criptovalute, qui il massimo che si riesce a fare è qualche corso per spiegare ai neofiti la tecnologia blockchain e, come se questo non bastasse, l’interesse che tali corsi suscitano è comunque molto scarso. Insomma, se il nostro paese non si darà una svegliata c’è il rischio concreto che ben presto tutti quei paesi che oggi guardiamo dall’alto in basso (non senza un filo di spocchia) finiscano in breve tempo per sorpassarci a destra e a manca in tutte le classifiche internazionali per il semplice motivo che si sono mossi per tempo a spingere sul pedale dell’innovazione guidata dalle criptovalute.