La polizia canadese congela i conti di Vanbex, l’azienda avrebbe truffato gli investitori

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I tempi in cui si poteva lanciare una ICO raccogliendo milioni di dollari truffando impunemente gli investitori sembrano ormai solo un ricordo del passato; man mano che il mercato delle cripto cresce e matura lo stesso accade per la regolamentazione nei vari paesi, il contesto di completa deregolamentazione in cui ci siamo trovati anche solo fino a qualche anno fa sembra ormai definitivamente superato. Come riporta coindesk, infatti, con un’inchiesta molto dettagliata pubblicata in data odierna, la polizia canadese ha provveduto a congelare i conti di Vanbex e a porre sotto sequestro alcune auto di lusso di proprietà della società a seguito di un’inchiesta per frode avviata dopo che l’azienda ha completamente azzerato il valore dei token emessi durante la ICO che le ha permesso di raccogliere la bellezza di 22mln di dollari sul finire del 2017. Le autorità canadesi affermano che l’azienda avrebbe consapevolmente truffato gli investitori vendendo loro Token di utilità che avrebbero dovuto essere agganciati a prodotti che però Vanbex non ha mai avuto seriamente intenzione di sviluppare. Nel corso dei mesi successivi alla suddetta ICO il valore dei token si è progressivamente azzerato e i prodotti promessi agli investitori durante la raccolta fondi non solo non sono mai stati realizzati ma, a quanto pare, non si è mai nemmeno iniziato seriamente a lavorare al loro sviluppo. L’azienda, interpellata dai giornalisti di Coindesk, nega ogni tipo di accusa, tuttavia le autorità canadesi, a quanto risulta, hanno provveduto a congelare più di un milione di dollari su conti di proprietà dei due fondatori e hanno posto sotto sequestro le auto di loro proprietà. L’indagine sarebbe partita nel maggio 2018 ma solo in questi giorni, dopo un’attenta fase investigativa, le autorità avrebbero deciso di procedere preventivamente a congelare i conti e le proprietà dei fondatori di Vanbex col chiaro scopo di poter in questo modo risarcire gli investitori truffati; i fondatori, come detto, negano ostinatamente ogni addebito, dichiarano di non aver mai fatto promesse di alcun tipo relativamente al valore futuro dei token emessi durante la ICO e negano anche che i loro conti siano stati posti sotto sequestro. L’inchiesta di coindesk appare però molto solida e ben argomentata, di conseguenza è facile immaginare che i due fondatori di Vanbex si siano limitati semplicemente a mentire anche ai giornalisti che li hanno interpellati così come avrebbero fatto con gli investitori durante il lancio della ICO. Nonostante i due continuino a sostenere che la loro non è un’azienda di comodo, che la loro attività è reale e concreta, che gestiscono diversi prodotti utilizzati da almeno una cinquantina di clienti, dalle carte processuali sembrerebbe che gli unici prodotti nelle mani dei due sarebbero dei condomini a Vancouver acquistati proprio coi fondi raccolti grazie alla ICO. Dall’indagine sarebbe poi emerso che uno dei due fondatori avrebbe anche diversi precedenti penali (tra cui anche una condanna per riciclaggio) negli stati uniti per i quali sarebbe stato condannato a una pena complessiva di 39 mesi di prigione. Che le ICO siano usate ancora oggi con intenti fraudolenti è una cosa persino banale da affermare, ma a differenza di quanto accadeva fino a qualche tempo fa sono sempre più numerosi i paesi che stanno rispondendo in maniera seria e veloce, intervenendo a tutela degli investitori e, in un certo senso, del mercato stesso. Anche se questo tipo di fatti vengono spesso strumentalizzati per screditare il comparto delle criptovalute in generale e quello delle ICO più in particolare, in realtà notizie come questa non fanno altro che dimostrare che il mercato diventa ogni anno sempre più maturo (oltre che grande), fornendo maggiori garanzie e tutela alle persone che decidono di investire i propri risparmi in questo tipo di attività.