ATR, L’INDICATORE PER MISURARE LA VOLATILITA’ DELLE CRIPTOVALUTE

L’Average True Range è uno dei calcolatori di volatilità più usati in analisi quantitativa. Vediamo come funziona e come si può sfruttare sui mercati virtuali attuali.

L’indicatore ATR è uno strumento di analisi quantitativa che misura la volatilità di un asset finanziario. Tra questi chiaramente vi sono anche i rapporti di cambio dove bitcoin è osservato speciale da parte di analisti e operatori. Ad una primo studio l’ATR appare un indicatore che misura la variazione del prezzo di tipo trend following, ovvero progettato per indurre al profitto i traders dai movimenti consistenti del mercato e dalle variazioni significative di quotazione.

L’Average True Range, questa è la sua definizione per intero, calcola la volatilità dei prezzi mediante il computo dell’ampiezza delle loro oscillazioni, con la finalità inoltre di segnalare possibili inversioni della tendenza in atto. L’ATR è particolarmente utile nei mercati molto volatili, ossia particolarmente attivi, dove i prezzi tendono a fornire forti oscillazioni in rialzo o in ribasso.

In effetti J. Welles Wilder, l’analista che ha ideato l’ATR, ha intuito che il trading range di una giornata di Borsa può dirci molto e, la possibilità di misurare un movimento di un trend al rialzo, di un trend al ribasso e financo di un gap, aumenta notevolmente il vantaggio statistico dell’operatore. Dal punto di vista analitico la componenete average dell’ATR converte la misura relativa ad un singolo giorno, in qualsiasi periodo di tempo che possa servire all’analista.

In pratica è la media mobile inserita nel cd True Range che restituisce l’Average True Range. Mi spiego: se il True Range di oggi è 3, mentre quello dei giorni precedenti era 5 e 4, allora l’ATR relativo ai tre giorni scorsi è pari all’incirca a quattro. Questo prezioso strumento è in dotazione alla maggior parte delle piattaforme fornite dai broker all’atto della registrazione dell’account.

Come premesso la piattaforma di trading esegue tutti i calcoli necessari e per questo preferisco non articolare troppo la comprensione dello strumento con le formule algebriche che lo compongono e che comunque si possono trovare facilmente sulla Rete, focalizzando invece l’attenzione sul suo impiego concreto.

In figura abbiamo la situazione grafica di Ethereum contro il dollaro USA dove il valore dell’ATR su timeframe daily è 9. Questo dato esprime l’ampiezza media di una candela calcolata sui 14 giorni precedenti, in quanto di default l’indicatore è configurato con i 14 periodi antecedenti.

In altri termini l’ATR è una media mobile calcolata su N periodi, in genere 14, del cosiddetto True Range, che rappresenta il confronto fra la chiusura del giorno precedente e l’estremo toccato il giorno corrente.

E’ in questo modo che lo strumento fornisce una misura della volatilità del mercato. E’ chiaro che l’ATR si adatta a qualunque orizzonte temporale, così in un grafico a 1 ora la media sarà calcolata in relazione alle 14 ore precedenti, salvo che si cambino le impostazioni di default in piattaforma. Di conseguenza la Average True Range tende a muoversi verso l’alto quando il mercato è molto volatile, mentre si appiattisce nel caso di un mercato con scarsa volatilità.

D’altronde poiché sappiamo che un mercato trading range si alterna ad uno direzionale con più alta volatilità, l’ATR ci consente di capire quando una fase direzionale sta per sostituire una situazione di “bonaccia” dei prezzi. In breve abbiamo due modi per sfruttare completamente l’ATR, uno è cercare di prevedere le inversioni di trend e l’altro è la possibilità di settare meglio lo stop loss.

PREVEDERE INVERSIONI DI TENDENZA CON ATR

Dal momento che l’ATR misura la volatilità fattiva, quando esso assume valori estremi, si dovrebbe fare attenzione al monitor e cercare di cogliere segnali di conferma d’inversione attraverso altri indicatori, specialmente l’RSI, così da ottenere un segnale operativo affidabile.

SETTAGGIO DELLO STOP LOSS CON ATR

L’ATR permette di fissare un limite per l’uscita dal mercato. Statisticamente questo livello viene impostato a 2 x ATR in un mercato poco volatile, a 3 x ATR se la volatilità è media e a 4 x ATR in presenza di alta volatilità.

Nel caso in figura, con un dato di ATR pari a 9 su grafitazione giornaliera, otteniamo valori rispettivi equivalenti a 18,27,36 come livelli di stop loss espressi in punti di pip.

CONCLUSIONI

L’importanza dell’ATR come strumento di analisi quantitativa è quindi evidente. Ciò nonostante lo stesso ideatore, l’ingegnere statunitense John Welles Wilder, consigliò di non utilizzare mai da solo questo indicatore, in quanto la sua efficacia si esplica in confluenza con oscillatori come l’RSI che rappresentano le fasi di ipervenduto e di ipercomprato. Quantificare la volatilità serve a capire se ci si trova in una fase di attività forte oppure debole, per cui un ciclo in tendenza (rialzista o ribassista) che non sia accompagnato da valori crescenti di ATR ha buone probabilità di non proseguire, pertanto in un movimento direzionale ci si aspetta un consolidamento dei prezzi ed il passaggio ad una fase laterale.

Wilder ha studiato i mercati per decenni. A lui sono dovuti gli indicatori più noti come l’ATR, l’RSI, l’ADX ed il Parabolic Sar ed ha affermato che nel trading è decisivo non farsi superare dalle emozioni, principale causa dei fallimenti, proseguendo invece per piani operativi.   

Di Vincenzo Augello

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