Carte di credito ricaricabili in bitcoin: cosa sono e come funzionano

In diversi articoli abbiamo avuto modo di parlare delle carte di credito ricaricabili in criptovaluta e le abbiamo definite il modo più comodo per cambiare i nostri bitcoin in valuta a corso legale; approfittiamo quindi di questo post per trattare l’argomento in maniera più approfondita. Questo tipo di carte, infatti, pur essendo molto diffuse rappresentano uno strumento a cui i neofiti si accostano con qualche perplessità anche perché, come vedremo nei prossimi paragrafi, esistono diversi tipi di carte che offrono diversi tipi di soluzioni per cui orientarsi al meglio e scegliere la carta più adatta alle proprie esigenze non sempre è così immediato. Prima di entrare nel vivo di questo post, però, è vedere quali sono le carte di credito più comuni e vantaggiose da usare prendiamoci un attimo di tempo per entrare nel merito di una cosa che è successa proprio un anno fa, di questi tempi, e cioè la fine delle carte di credito prepagate in bitcoin.

Gennaio 2018: la fine delle carte di credito ricaricabili in criptovaluta

Circa un anno fa, alla fine di gennaio 2018, il mondo delle cripto, già all’alba di un mercato ribassista, fu sconvolto da una notizia che, almeno così sembrava all’epoca, apparve sin da subito abbastanza inquietante; citando un famoso film horror, quindi, “venne il giorno” che i cripto-trader si svegliarono e scoprirono che le loro carte di credito ricaricabili in criptovalute avevano smesso di funzionare in tutta Europa. Le voci iniziarono a rincorrersi abbastanza velocemente sui social e, anche se inizialmente in molti non diedero grosso credito alla notizia, ben presto fu chiaro che non si trattava di un disservizio momentaneo. Quello che era successo è che un grosso fornitore di carte (wavecrest) in Europa aveva perso la sua concessione con Visa a causa di comportamenti scorretti e del mancato rispetto della normativa KYC; da quel momento in poi tutte le carte Visa europee avevano smesso istantaneamente e contemporaneamente di funzionare lasciando nella disperazione migliaia di utenti. Ben presto i giornali presero la palla al balzo e iniziarono a parlare chiaramente di ban, lasciando intendere che quel tipo di servizio sarebbe finito per sempre e che presto anche le carte mastercard (che in realtà non furono mai coinvolte dal problema) avrebbero smesso di funzionare. Ovviamente non si trattava affatto di un ban ed oggi, trascorso un anno di tempo, lo vediamo chiaramente dal momento che ormai le carte sono tornate a funzionare già da mesi (è bastato attendere che wavecrest venisse sostituita); ricordo bene però il panico che si respirava in quei primi giorni del 2018 quando sembrava davvero che questo tipo di servizio in Europa fosse destinato a sparire per sempre.

Carte di credito ricaricabili in bitcoin: conversione diretta e all’uso

Quando parliamo di carte di credito ricaricabili in bitcoin (o altra criptovaluta) dobbiamo sempre fare un paio di distinzioni; per prima cosa dobbiamo distinguere tra le carte che convertono direttamente l’importo in valuta fiat appena depositiamo le nostre criptovalute (conversione diretta) e quelle che invece applicano il tasso di conversione al momento della spesa/acquisto. Nel primo caso dovremo fare attenzione al momento in cui carichiamo la nostra carta, perché magari il tasso di cambio in quel particolare momento non è vantaggioso, mentre nel caso della conversione all’uso il problema non si pone; del resto se abbiamo bisogno di spendere il nostro denaro in quel preciso momento di conoscere quale sarà il tasso di cambio applicato ci interessa poco. In linea di massima non esiste un meccanismo migliore o peggiore, bisogna di volta in volta scegliere tra carte e conversione diretta e conversione all’uso in base a quelle che sono le nostre specifiche esigenze in quel momento.

Criptovalute: carte fisiche e carte virtuali

Un’altra distinzione che dobbiamo sempre fare quando parliamo di carte di credito in criptovalute riguarda i costi del servizio; intanto dobbiamo capire che questi strumenti sono certamente molto comodi ma non per questo sono anche economici. E’ vero che con le carte possiamo in qualunque momento convertire le nostre criptovalute in denaro a corso legale, ma questo è mediamente abbastanza dispendioso; insomma, le commissioni giocano un ruolo importante nella scelta della carta, così come pure i costi per determinate operazioni come ad esempio il prelievo di contante da bancomat. Ogni carta ha poi dei limiti previsti, sia di tipo giornaliero, che di tipo mensile e annuale, di conseguenza bisogna conoscere bene quali sono i casi in cui le nostre carte possono diventare inutilizzabili a causa del sopraggiunto limite; in alcuni casi, ad esempio, il limite è di solo 2.000€ l’anno, di conseguenza raggiunto questo importo non potremo più usare la nostra carta (motivo per cui molti di coloro che operano in bitcoin ne possiedono almeno tre o quattro). Vi è poi un’ultima distinzione che dobbiamo fare riguardo alle carte fisiche (con le quali possiamo spendere presso i negozi della nostra città ed effettuare prelievi bancomat) e le carte virtuali (che invece possono essere usate solo per gli acquisti online); se per usare le prime, quindi, dovremo sempre far avere i nostri documenti alla società che eroga il servizio, per usare le carte virtuali questo raramente è necessario. Le carte virtuali, infatti, si attivano con pochi click, basta un indirizzo mail, hanno limiti più stringenti e possono essere usate solo per gli acquisti online; in compenso sono quasi sempre anonime. Detto questo andiamo subito a vedere quali sono le carte più diffuse e utilizzate sul mercato.

Carte di credito prepagate in criptovalute: paypal

Iniziamo subito con una novità; eh già, da qualche settimana puoi usare una carta paypal per spendere le tue criptovalute. Come? E’ facile, ormai da qualche giorno coinbase ha dato l’opportunità anche in Italia di spostare il proprio denaro direttamente su un conto paypal. In questo modo l’utente non deve far altro che cambiare le proprie criptovalute sulla nota piattaforma di scambio e poi spostare il denaro sul conto paypal. A questo punto diventa facilissimo con una carta paypal spendere i propri soldi senza problemi presso qualunque negozio in città o per effettuare prelievi in contante presso qualunque bancomat. Tutto questo riduce anche i costi perché le commissioni di cambio su coinbase non sono minimamente equiparabili a quelle delle carte di credito in criptovalute e anche le carte paypal hanno commissioni mediamente più ragionevoli rispetto a tanti altri concorrenti (anche perché sono molto più diffuse).

Carte bitcoin Wirex

Uno dei servizi attivo da più tempo e più apprezzato dagli operatori è quello offerto dalla piattaforma wirex; qui possiamo attivare una carta virtuale anonima e gratuita, da utilizzare per i nostri acquisti online. Wirex utilizza un sistema di conversione all’uso, mentre per quel che riguarda le carte fisiche è necessario fornire le proprie generalità e il servizio costa mediamente intorno a 1,2€ al mese (solo per avere la carta, poi ci sono le commissioni su ogni operazione). Come stiamo iniziando a capire, quindi, una carta fisica conviene solo a chi movimenta abitualmente denaro, tenerla attiva infatti ha un costo di almeno una quindicina d’euro l’anno, cui si sommano ovviamente le spese di spedizione per la consegna della carta, tutti fattori che dobbiamo tenere in considerazione prima di attivare questi servizi. Spesso infatti è più comodo usare una carta virtuale per gli acquisti online, riducendo in maniera sensibile i costi, soprattutto qualora non si movimentino importi particolarmente rilevanti.

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Carte spectrocoin

Anche in questo caso parliamo di uno dei servizi più apprezzati sul mercato, tuttavia la carta (almeno quella fisica) va comprata e non è esattamente un acquisto di poco conto, visto che parliamo di 50€; già la carta virtuale costa un poco meno (9€ in europa). Interessanti le commissioni sulle operazioni POS (quando acquistiamo con carta presso un negozio), che ammontano solo a 0,25€, mentre quelle per il prelievo bancomat iniziano ad essere già molto più onerose (2,5€ per ogni operazione). Vi sono poi le commissioni di cambio che ammontano al 3%; in pratica i primi 100€ che andremo a prelevare presso un ATM ci costeranno qualcosa come 55€ (tra acquisto della carta e commissioni); considerando che tra commissioni e costi prelevare 100€ ce ne costa 5€ sarebbe preferibile evitare di usare una spectrocoin per piccoli prelievi bancomat ed usarla per prelevare importi più alti (400/500€).

ADVcash

Altro servizio molto apprezzato sul mercato, magari non tanto quanto i primi tre casi che abbiamo visto, ma comunque molto interessante in termini di costi; con ADVcash la carta fisica costa appena 5€ e quella virtuale solo uno, occorre però fare attenzione con le commissioni (mediamente anche qui intorno al 3% per ogni operazione effettuata).

Conclusioni

Di carte ricaricabili che ci permettono di spendere la nostra criptovaluta come se fosse normalissima valuta fiat ce ne sono a decine, noi in questo post abbiamo citato solo quelle tre o quattro soluzioni che sono tra le più comuni, ma volendo scegliere in maniera oculata c’è solo l’imbarazzo della scelta. Orientativamente ci sono ancora una decina di servizi che non abbiamo citato, come ad esempio bitpay, bitwala, coinsbank, cryptopay, payeer, tenx, wagecan, e xapo, oltre alle soluzioni offerte dalle stesse piattaforme di scambio (therocktrading ad esempio offre agli utenti anche una carta di credito, oltre alla possibilità di fare trading). In linea di massima coloro che hanno la necessità di cambiare frequentemente le loro criptovalute (come ad esempio i miners o chi per lavorare si fa pagare in cripto) conosce bene questi servizi ed è abituato ad utilizzarli tutti. Del resto anche se le carte prevedono dei limiti di spesa e di prelievo su base annuale c’è una così grande varietà di carte da assicurare (almeno alle persone comuni) un’ottima operatività. Se ipotizziamo un limite di spesa di 2000 euro l’anno, ad esempio, con dieci carte possiamo comunque arrivare a movimentare 20.000 euro l’anno, una cifra che equivale a un buono stipendio (sono circa 1400€ al mese), con costi che per adesso appaiono ancora essere abbastanza importanti ma che sicuramente diverranno sempre più accessibili man mano che questo tipo di strumenti diventerà sempre più diffuso.