Il Peso della Volatilità sui Mercati Virtuali

previsioni bitcoin

La stima della volatilità, intesa come variazione delle quotazioni di un asset criptovalutario nel corso di un determinato periodo di tempo, è importante per valutare l’esposizione al rischio di un investimento sulla piattaforma di trading. Un’elevata volatilità, infatti, suggerisce che i prezzi tendono a realizzare ampie oscillazioni nell’unità di tempo predefinita. Questo comportamento se anche fornisce migliori opportunità operative, segnala pure che il trading in queste condizioni espone ad un alto livello di rischio. A sostegno di una elaborazione logica della strategia che si andrà ad eseguire sui mercati criptovalutari vi sono due tipi di volatilità:

La volatilità storica stima la variabilità dei prezzi di una moneta digitale mediante l’esame storico, più o meno esteso, delle variazioni fatte registrare dalle quotazioni. Parliamo dunque di un’osservazione effettuata su un periodo precedente alla data di valutazione. La ratio che sostiene le analisi condotte usando la volatilità storica è che il futuro comportamento della volatilità è funzione dell’andamento passato della volatilità stessa. Tuttavia, bisogna considerare che il mercato di bitcoin e delle altcoin è ancora piuttosto giovane, di conseguenza il peso della volatilità storica sull’attività previsionale dei traders sarà direttamente proporzionale all’anzianità relativa del mercato di riferimento. Bitcoin sulle altre divise crittografate godrà perciò di un vantaggio statistico superiore.

La volatilità implicita rappresenta invece l’aspettativa sui futuri movimenti dei prezzi in base ai prezzi che si formano sui derivati e gli ETF. L’ipotesi di fondo è che il mercato dei derivati è talmente efficiente da consentire la valutazione della volatilità futura. E’ evidente pertanto che solo quando il mercato istituzionale immetterà il proprio denaro sui mercati virtuali si concretizzerà questo altro tipo di vantaggio statistico.

Quando saranno compiutamente autorizzati gli ETF sui mercati virtuali, gli operatori potranno calcolare l’arco di tempo in cui aspettarsi maggiore volatilità, anticipando la misura della futura variabilità dei prezzi. In merito consideriamo che l’attesissima proposta relativa all’ETF sul Bitcoin dei partner VanEck e SolidX  è stata ritirata il 23 gennaio a causa dello shutdown del governo americano. Il fondatore e CEO di VanEck, John Van Eck, ha spiegato alla CNBC che la società sarebbe capace di chiarire molte delle preoccupazioni della SEC, ma “non è possibile avere incontri a causa dello shutdown“. La proposta  quindi sarà ripresentata dopo la fine dello shutdown.

Ciò nonostante la volatilità a cui spesso conviene fare riferimento è quella giornaliera. Quest’ultima, essendo rappresentata dalla variazione dei prezzi all’interno di una singola seduta daily, può essere calcolata ricorrendo:

Al range giornaliero, misurato semplicemente come differenza tra prezzo massimo e prezzo minimo di ogni seduta (Range = High –Low). Questo valore però restituisce alcune erraticità e per questo si usa spesso l’indicatore Average True Range, che calcola il range medio degli ultimi 10/15 giorni, anche in presenza di eventuali gap.

Alla deviazione standard, che, come abbiamo già spiegato in un apposito articolo in passato, è una misura statistica della variabilità di una serie storica. La deviazione standard, ad esempio, è implementata nel codice sorgente delle bande di bollinger.

Le peculiarità della volatilità sono tali da renderla molto utile ai fini operativi:

  • La volatilità è ciclica, ovvero a periodi di bassa volatilità si alternano altri caratterizzati da elevata volatilità. Quest’ultima dunque assume un andamento ciclico, aumentando e diminuendo periodicamente. Nello specifico la ciclicità della volatilità è ritenuta più prevedibile rispetto ai prezzi.
  • La volatilità è persistente: per persistenza si intende la capacità della volatilità di durare di giorno in giorno sui suoi valori.
  • La volatilità tende a ritracciare verso la sua media. In buona sostanza dopo aver raggiunto valori estremamente negativi o estremamente positivi, la volatilità tende a tornare sui suoi valori medi. Tale fenomeno è tecnicamente definito come mean reverting.

Dalla figura si può dedurre come all’interno di una fase di compressione, la volatilità si riduce e crea i presupposti per una fase impulsiva, dove sale gradualmente portandosi sopra il suo valore medio storico. Altre accelerazioni long /short da parte dei prezzi generano poi ulteriori picchi massimi di volatilità.

Per molte strategie operative è importante determinare il valore medio storico della volatilità, in quanto ci consente di fare un confronto rapido con la volatilità di breve termine e stabilire se quest’ultima è stata più bassa o più alta nei confronti della volatilità storica di medio termine.

Nella prima ipotesi ci si dovrà attendere un incremento della volatilità e quindi il probabile inizio di una fase direzionale impulsiva, c.d. fase esplosiva; nel secondo caso, invece, ci si dovrà aspettare una contrazione della volatilità e dunque una fase di consolidamento con conseguente ciclo range bound dei valori di mercato.

L’esame della volatilità rappresenta un fattore decisivo a vantaggio dei traders retails che non hanno a disposizione la rete informatica degli investitori istituzionali, come i processori FPGA dei super computer dedicati all’HFT. In verità, lo studio serio ed approfondito della volatilità colma almeno in parte il vuoto fra le grandi istituzioni ricche di risorse ed i trader privati, svelando come individuare le strutture matematiche nascoste nei grafici del prezzo.

Di Vincenzo Augello