Lista degli exchange più affidabili: la storia dellepiattaforme di scambio più sicure per fare trading sulle criptovalute

Gli exchange, o più semplicemente “piattaforme di scambio” per chi mastica poco l’inglese (cosa non così infrequente nel nostro paese, e del resto anche io ci faccio a pugni), sono stati per anni assolutamente centrali nell’ecosistema delle criptovalute. Personalmente oggi come oggi penso che questa loro centralità sia già stata compromessa; sin dal primo atomic swap (avvenuto a settembre 2017 tra decred e litecoin) è apparso subito chiaro a tutti gli osservatori e gli appassionati di cripto che il ruolo degli exchange sul mercato ne sarebbe uscito fortemente ridimensionato. Col passare dei mesi, poi, gli atomic swap si sono susseguiti con cadenza periodica, basti pensare che è di pochi giorni fa la notizia del primo scambio atomico tra bitcoin e un token erc20. La possibilità per gli utenti di scambiarsi criptovalute tra loro, senza intermediari, direttamente dai loro wallet (exchange decentralizzati) finirà probabilmente col ridurre in maniera importante il giro d’affari delle maggiori piattaforme di scambio. In questo articolo proveremo a fare una disamina del mondo degli exchange per provare insieme a capire dove stiamo andando, quali sono gli sviluppi possibili per il settore e quali sono le maggiori piattaforme di scambio attualmente presenti sul mercato.

Cosa sono e a cosa servono gli exchange

Abbiamo già detto che un exchange altro non è che una piattaforma di scambio, uno spazio quindi in cui gli utenti possono commerciare le varie criptovalute vendendole e acquistandole come meglio credono; senza gli exchange, per intenderci, sarebbe stato impossibile fare trading e senza il trading appare impossibile anche solo immaginare una crescita del mercato delle cripto così imponente come quella che abbiamo visto. Il problema con questo tipo di piattaforme è che sono sia il motore della crescita di tutto l’ecosistema (o meglio, uno dei motori principali) sia l’anello debole di tutta la catena. Intanto le piattaforme di scambio sono centralizzate, hanno dei proprietari e per questo motivo sono aggredibili dagli stati che possono imporre loro regolamenti e divieti (oltre che multe salatissime); in secondo luogo (come qualunque piattaforma informatica che non sia costruita intorno a una blockchain) sono hackerabili. Il rischio, in altre parole, non è solo che qualcuno sottragga le credenziali di accesso al singolo utente, ma che venga hackerata l’intera piattaforma permettendo così al genio del male di turno di svuotare i conti di migliaia di utenti e mandando sul lastrico la piattaforma stessa. E’ esattamente quello che è successo ad MtGox, probabilmente lo scandalo più grande mai affrontato nel mondo delle cripto e di cui parleremo meglio nel prossimo paragrafo.

Lo scandalo MtGox: il fallimento del più grande exchangedi criptovalute al mondo

MtGox nacque nel 2010 e si impose praticamente da subito come la principale piattaforma di scambio al mondo; inizialmente il sito veniva utilizzato per scambiare le carte del gioco “Magic: The Gathering” e fu convertito da Jed McCaleb (poi passato nel team di ripple quasi subito dopo per abbandonare in un secondo momento anche ripple e dedicarsi al progetto stellar lumens) in una piattaforma di scambio per criptovalute. La piattaforma riuscì a crescere molto rapidamente fino ad arrivare a gestire da sola circa il 70% degli scambi a livello mondiale; ma alla guida del progetto era passato quasi subito Mark Karpeles (mentre McCaleb come detto passerà a dedicarsi a ripple) e il tracollo della piattaforma era sostanzialmente inevitabile e avverrà fisicamente nel 2014 quando (si crede a seguito di un attacco hacker) quasi 200.000 bitcoin furono sottratti dai wallet degli utenti portando alla bancarotta e alla chiusura (oltre che a una bella dose di panico per tutto il comparto). In realtà indagini successive avrebbero dimostrato che la piattaforma era vulnerabile già da molto tempo e che i primi furti possono essere fatti risalire addirittura al 2011, ben tre anni prima dell’effettiva bancarotta e appena un anno dopo la nascita del progetto. In realtà ancora oggi cosa sia successo non appare perfettamente chiaro, se da un lato molti parlano di un attacco hacker, dall’altro sono in tanti a sostenere che sia stato lo stesso Mark Karpeles a impossessarsi dei bitcoin degli utenti.

Piattaforme di scambio: lo stato delle cose

Attualmente, come abbiamo già avuto modo di accennare, gli exchange centralizzati non sembrano avere un futuro roseo e sembrano anzi destinati a essere spazzati via dalle piattaforme di scambio decentralizzate. Oggi come oggi quasi tutti gli sviluppatori stanno lavorando a integrare una piattaforma di scambio decentralizzata all’interno del loro software (cito ad esempio waves, ardr, ma anche la stessa stellar), in pratica qualunque piattaforma abbia investito sulla possibilità di lanciare una ico ha anche implementato una piattaforma di scambio attraverso la quale gli utenti potessero scambiarsi le nuove criptovalute. Sono decine i progetti già operativi e disponibili online per scambiarsi criptovalute in modo decentralizzato, il motivo per cui tutte queste piattaforme non hanno ancora preso il sopravvento è semplicemente che sono mediamente ancora (per ora) più complicate da usare e gestiscono volumi ancora ridotti. Nell’operatività di un trader, infatti, i volumi giocano un ruolo cruciale, ogni trader vuole operare su una piattaforma che risulti sempre liquida e dalla quale transitino volumi importanti che gli consentano di sfruttare a pieno le esplosioni di volatilità. E’ proprio questo il motivo per il quale i grandi colossi centralizzati (che avremo modo di elencare più avanti) continuano a giocare la parte del leone sul mercato, ma è facile immaginare come tutto questo sia destinato a cambiare nei prossimi anni man mano che l’usabilità degli exchange decentralizzati migliorerà, attirando così inevitabilmente sempre maggiori utenti e, conseguentemente, volumi più alti.

Lista degli exchange più solidi presenti sul mercato

Arrivati a questo punto non ci resta che fare una veloce analisi di quelle che sono le maggiori piattaforme di scambio tra quelle attualmente disponibili sul mercato; in questa sede non ci occuperemo però ne di exchange decentralizzati (l’abbiamo già fatto in passato) ne di altri strumenti che consentono lo scambio di criptovalute (ce ne sono diversi), ma ci concentreremo strettamente su quelli che sono gli exchange propriamente detti, elencando quelli comunemente considerati più solidi, sicuri e che gestiscono i volumi maggiori.

1) Coinbase: nato nel 2012 come wallet online ormai è considerato da tutti sostanzialmente una piattaforma di scambio; con oltre 12 milioni di utenti registrati e volumi mostruosi in termini di transazioni (si stima che gestisca qualcosa come 40mld di dollari l’anno di transazioni) è comunemente considerata una delle piattaforme più sicure in circolazione anche grazie a una copertura assicurativa sui depositi che è una bella garanzia. E’ inoltre molto apprezzato perché è stata tra i primissimi exchange a consentire lo scambio con valute fiat (senza quindi dover transitare per una stablecoin)

2) BitMEX: è una delle piattaforme più liquide in circolazione (nel senso che da qui transitano volumi molto alti) e tra le più apprezzate a livello mondiale; offre strumenti di trading più evoluti rispetto alla maggior parte delle altre piattaforme come ad esempio la possibilità di operare con una leva fino a 100x (per quanto riguarda bitcoin), un contratto future che permette di vendere allo scoperto per fare profitto anche quando il prezzo di btc scende, un perpetual swap XBTUSD (in pratica un prodotto derivato con rollover pagato ogni 8 ore) particolarmente apprezzato dai trader che intendono proteggersi dall’elevata volatilità e altri strumenti pensati soprattutto per soddisfare le esigenze degli operatori più esperti.

3) Bittrex: altro colosso del settore, comunemente molto apprezzato perché legato alla normativa USA (ha sede a Las Vegas) presenta una quantità enorme di coppie sulle quali è possibile operare (circa un migliaia), garantisce grandi volumi, ottimi strumenti di analisi e consente un’operatività facile da intuire e snella. Quest’anno ha finalmente aperto la possibilità di scambiare le criptovalute anche con valuta fiat (dollari americani), colmando un grosso gap rispetto ad alcuni dei suoi principali concorrenti; inoltre, anche se immagino la cosa sia di scarso interesse, è la piattaforma che personalmente utilizzo con maggior frequenza per fare trading (anche se ho account più o meno ovunque)

4) Kraken: una piattaforma caduta un po’ in disgrazia di recente, a causa di diversi problemi riscontrati dagli utenti (con conseguenti continue polemiche e lamentele su social e forum di settore), è comunque una delle piattaforme di scambio storiche tra quelle presenti sul mercato, con un’anzianità di anni, basse commissioni e la possibilità di scambiare anche con valute fiat.

5) Cryptopia: in termini di offerta di coppie forse è uno degli exchange più interessanti sul mercato, su questa piattaforma potete scambiare praticamente di tutto, incluse monete che sono state delistate altrove; purtroppo non offre la possibilità di scambiare con valuta fiat e questo (soprattutto alla luce dei continui timori legati a USDT) è normalmente di questi tempi considerato un grosso limite (che non può considerarsi risolto con l’offerta di trading con stablecoin agganciate al dollaro americano e a quello neozelandese).

6) Poloniex: fino a poco più di un anno fa sembrava quasi sul punto di morire; dopo essere stato comunemente considerato uno dei migliori exchange in circolazione (io stesso ho aperto qui il mio primo conto per il trading di criptovalute), i continui disservizi e le lamentele sembravano destinati a mandarlo a gambe per aria, con una perdita di utenti che sembrava continua e inarrestabile. Quando ormai sembrava destinato a morire e in giro non sembrava esserci più nessuno che lo usasse ecco però che poloniex è tornato in vita dopo essere stato rilevato da Circle (azienda fondata da Jeremy Allaire e Sean Neville con investimenti dei maggiori colossi finanziari da Goldman Sachs a Pantera Capital), è oggi in forte ripresa ed è tornato ad essere considerato un exchange con buoni standard sia in termini di qualità del servizio che di sicurezza.

7) Binance: fondato nel 2017 da Changpeng Zhao è rapidamente diventato l’exchange più grande al mondo con una capitalizzazione di mercato superiore al miliardo di dollari; tutti amano binance e tutti ne parlano con grande entusiasmo, le campagne di marketing sono sempre più martellanti sui social per attrarre nuovi utenti e i volumi sembrano essere in continua crescita. Detto questo io non amo particolarmente binance, prima di tutto perché offre pochissimi strumenti, rendendo quindi necessario usare tradingview per portare avanti l’analisi tecnica sui prezzi, ma soprattutto perché in giro c’è una valanga di spam veicolato da loro (migliaia di link di affiliazione fatti circolare da bot sui social) e se c’è una cosa che odio più di ogni altra cosa è proprio lo spam. Ovviamente questa però è una valutazione personale, io non amo lo spam e quindi mi rifiuto di operare con un exchange che fa dello spam lo strumento principe del proprio marketing, questo però nulla toglie alla qualità del servizio che è anzi comunemente apprezzato da qualunque trader abbia avuto modo di provarlo.

8) TheRockTrading: ultimo ma non ultimo non potevo esimermi dal parlare anche di questo exchange, non fosse altro perché è l’unico fondato da italiani e con sede legale in Italia (originariamente erano basati a Malta, ma di recente sono tornati a giocare in casa); considero questo exchange ideale per noi italiani, offre ottime garanzie in termini di sicurezza, offre un’ottima assistenza in caso di problemi di qualunque natura, non ci sono difficoltà di sorta nel movimentare il denaro (sia in entrata che in uscita), ma attenti alle regole di compliance perché sono ovviamente molto rigide dovendo sottostare alla normativa italiana.

Conclusioni

Anche se sicuramente nel prossimo futuro gli exchange come li conosciamo oggi verranno spazzati via e sostituiti da piattaforme decentralizzate per adesso chi desidera fare trading di criptovalute è quasi obbligato ad orientare la propria scelta ad una delle soluzioni che abbiamo elencato; ovviamente di exchange ce ne sono molti altri, noi qui però abbiamo elencato solo quelli che tipicamente sono considerati i migliori, senza che questo implichi in qualche modo che un exchange non presente in questa lista debba essere scartato a priori (ad esempio non abbiamo menzionato tra gli altri Gemini, che pure avrebbe meritato o Kucoin che è in forte ascesa). Vi sono poi decine di altre soluzioni alternative, a partire dai diversi exchange decentralizzati già oggi perfettamente operativi tuttavia il consiglio, soprattutto per gli utenti alle prime armi, è di orientare la scelta dell’exchange su cui operare ad uno dei leader del settore (binance, bittrex, poloniex, etc), che sono anche quelli che offrono maggiori garanzie di sicurezza e stabilità. Se poi si dovesse arrivare ad operare con ingenti somme allora può essere intelligente iniziare ad operare su più piattaforme contemporaneamente, di modo da accedere anche a quelle coppie che magari sugli exchange più importanti non sono disponibili (come ad esempio nel caso di dragonchain, progetto avviato da disney di cui si discute molto negli ultimi tempi ma che non è disponibile su nessuno degli exchange che abbiamo presentato nel paragrafo precedente). Detto questo, però, lo ribadiamo di nuovo, occorre sempre tener presente che il futuro va in un’altra direzione, che domani l’operatività di ogni trader è destinata a passare inevitabilmente dalle piattaforme decentralizzate e che quindi è importante tenersi sempre pronti e aperti al cambiamento di modo da non rimanere legati a un’operatività che nel frattempo diventa sempre più vecchia.