L’alternativa a Bitcoin: considerazioni generali sulle Altcoin

Il successo del progetto Bitcoin, legato ad una prospettiva di profitto e ad una buona dose di creatività, ha aperto ad una notevole proliferazione di criptovalute alternative, chiamate altcoin, ossia “alternative coins”, realizzate per  i più svariati fini e operative in settori eterogenei. Basti pensare che, secondo una stima dell’aprile scorso fatta dal Parlamento UE, ne circolerebbero almeno 1.500, anche se il loro numero è in continuo aumento.

La struttura di queste valute non è molto diversa dallo standard realizzato da Bitcoin, infatti nella maggior parte dei casi i programmatori hanno preferito implementare piccole differenziazioni rispetto a drastiche modifiche: si possono facilmente riconoscere valute che introducono migliorie tecniche nel protocollo (come, ad esempio, Litecoin), altre che puntano sul rafforzamento dell’anonimato (Monero, Darkcoin) o che si distinguono per la quantità o il taglio disponibile in modo da favorire micro – transazioni (Dogecoin) o ancora valute emesse per incoraggiare l’adozione di comportamenti socialmente ed eticamente auspicabili (Zipcoin).

Importanti sono le innovazioni introdotte da Nautiluscoin e Freicoin: la prima, mediante la creazioni di un fondo di stabilizzazione, tenta di rimediare al problema dell’alta volatilità che generalmente condiziona tutte le divise digitali; la seconda invece istituisce una “tassa di stazionamento”, ossia un prelievo forzoso del 5% su tutti i depositi dormienti, in modo da favorire un più frequente utilizzo e una maggiore circolazione della moneta.

Una nota a parte meritano Ethereum e Ripple, che sono risultati due dei progetti più ambiziosi ed innovativi che catturano sempre maggiore interesse. In sintesi, come Bitcoin, Ethereum è una piattaforma decentralizzata per transazioni peer – to – peer, che tuttavia si concentra principlamente sugli smart contract; il bacino di contratti e quindi (potenzialmente) anche di utenti sottostanti Ethereum è dunque più ampio rispetto a Bitcoin.

Comprende, ad esempio, anche contratti di assicurazione o di proprietà intellettuale ed il sistema funziona attraverso un’apposita unità di conto, gli Ether, che il sistema usa per pagare la realizzazione a tempo dei contratti. Ripple, d’altro canto, è una rivale importante di Bitcoin, anche se più che una moneta virtuale è un protocollo internet, con cui si possono effettuare e ricevere pagamenti sulla falsariga di Paypal. A Ripple si può connettere un conto corrente di moneta reale, ed è costituito da un network, da una borsa e da una valuta virtuale, anch’essa basata su un codice di crittografia e, come Bitcoin, punta a trascendere l’intermediazione bancaria mediante un sistema decentralizzato peer – to – peer.

La differenza più significativa risiede nella circostanza per cui Ripple consente la possibilità di scambiare diverse valute, garantendo inoltre più elevati meccanismi di sicurezza grazie alla creazione di registri delle transazioni chiamati “Ledger”. La contemporanea presenza sul mercato di questo elevato numero di altcoins conduce ad una situazione di concorrenza, non solo tra criptovalute e fiat currencies, ma anche tra criptovalute stesse.

In questo scenario, Bitcoin gode del vantaggio dove se un individuo è interessato ad adottare una criptovaluta al posto delle valute tradizionali, il Bitcoin è la scelta più scontata. In effetti Bitcoin è la divisa digitale più conosciuta, ha una rete di utenti più estesa ed ha costi di conversione con le monete tradizionali relativamente bassi. D’altra parte, le altcoins possono dar vita a modifiche e migliorie sulla base degli insuccessi di Bitcoin, sfruttando i vantaggi derivanti dal giocare di rimessa.

La sfida affrontata dalle altre criptovalute si sintetizza essenzialmente nel proporre novità capaci di sopperire alla momentanea minore diffusione nel mercato. Invero, se ci si focalizzasse sulla sola capacità di fungere da moneta, è onesto sottolineare che nella maggior parte dei casi le altcoin soffrono i medesimi limiti di Bitcoin, ovvero i comprensibili dubbi sull’effettiva capacità di queste di esercitare le funzioni di moneta alternativa.

Inoltre, gli stessi utenti spesso considerano le altcoin alla stregua di forme di investimento speculativo piuttosto che come mezzo di scambio. Il motivo è da ricercare nella forte volatilità del loro valore che spinge verso le piattaforme di trading, fenomeno in verità tutt’altro che stabilizzatore. In pratica, l’assenza di strumenti regolatori del potere d’acquisto legati alla gestione dell’offerta di moneta contribuisce ad aumentarne la variabilità dei prezzi.

Peraltro, in sintonia con la corrente Keynesiana, la presenza di una pluralità di monete deve essere necessariamente vista come un problema da risolvere ed una situazione da contrastare, in quanto si pone come ostacolo al raggiungimento dell’obiettivo di unificazione monetaria. Di opinione opposta sono i liberisti, i quali reputano tale pluralità come un’opportunità ed una ricchezza da promuovere in vista di un miglioramento della competitività non solo del sistema monetario, ma di tutta l’economia globale.

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Tuttavia, prescindendo adesso da ciò che comporterebbe un vero e proprio schieramento politico, e volendo invece tentare una conclusione sulla questione, si può supporre che sebbene la prospettiva di “sorpasso” da parte di una o più altcoin sia interessante e poggi su solide motivazioni, la sensazione generale tende ad essere di forte scetticismo circa questa possibilità.

Di Vincenzo Augello