Cardano: cos’è e come funziona ADA, una delle criptovaluta più in vista dell’ultimo anno

Cardano ($ADA) è stata una delle criptovalute che maggiormente nel corso degli ultimi 12 mesi ha saputo imporsi all’attenzione di investitori e osservatori dell’universo blockchain ritagliandosi sin da subito un posto di rilievo nelle prime posizioni delle classifiche di rating delle cripto e divenendo stabilmente una delle prime 15 criptovalute sul mercato per capitalizzazione. Prima di entrare nel vivo di questo post e provare a spiegare perché Cardano venga reputato un progetto così interessante, però, diamo subito alcune definizioni che sono indispensabili per proseguire nel ragionamento; Cardano, quindi, è in realtà il nome della piattaforma mentre ADA è il nome della criptovaluta, il termine Daedalus indica invece il wallet ufficiale pensato per consentire di conservare le nostre monete ($ADA) in totale sicurezza e che gli sviluppatori intendono continuare ad ampliare per farlo diventare un vero e proprio “portafoglio multiplo” attraverso il quale sarà possibile conservare (oltre ad $ADA) anche le maggiori criptovalute presenti sul mercato.

Storia di ADA Cardano: la blockchain degli scienziati

Cardano è un progetto molto giovane, la prima release è infatti stata rilasciata nel settembre 2017, tuttavia la sua storia viene da più lontano e possiamo far risalire la sua nascita al 2015; per capire meglio però l’evoluzione di questo progetto è necessario fare un po’ di chiarezza sulla sua struttura societaria. Figure di primissimo rilievo nel progetto Cardano sono infatti due persone molto in vista nel mondo delle cripto e precisamente Charles Hoskinson (co-founder di ethereum) e Jeremy Wood che nel 2015 fondano insieme IOHK (acronimo di Input Output Hong Kong, una società tecnologica impegnata a utilizzare e promuovere le innovazioni peer-to-peer in ambito finanziario e alla quale è stato affidato il compito di sviluppare Cardano fino al 2020); a gestire il progetto è quindi una “triade” di cui fanno parte oltre a IOHK anche la Cardano Foundation (organizzazione no profit che si occupa di tutelare e promuovere la piattaforma) e la giapponese Emurgo (un incubatore) che si occupa di organizzare iniziative commerciali che promuovano l’uso della tecnologia blockchain. Dalla sinergia tra queste tre entità (IOHK per lo sviluppo tecnologico, la fondazione cardano per la tutela e la gestione degli interessi correlati alla piattaforma e Emurgo per le iniziative e le partnership di carattere commerciale) nasce quindi il successo di Cardano che si impone ufficialmente all’attenzione del mercato col primo rilascio del settembre 2017 ma che aveva già riscosso le attenzioni degli osservatori più attenti sin dal 2015 con la nascita di IOHK. Una delle caratteristiche che più ha influito sul catalizzare l’attenzione degli investitori su questo progetto è la decisione di sottoporla a un rigoroso  procedimento di peer-review affidato pubblicamente al mondo accademico e svolto da scienziati e ricercatori universitari (anche prestigiosi come nel caso della Lancaster University); è proprio questa decisione, infatti, che ha fatto guadagnare ad ADA l’appellativo di “blockchain degli scienziati” conferendole un’autorevolezza di cui, però, alcuni hanno iniziato a diffidare (come avremo modo di vedere meglio più avanti). Un ultima curiosità prima di passare oltre riguarda il fatto che dentro questo progetto c’è un po’ di Italia, il nome Cardano, infatti, è stato scelto in onore di Gerolamo Cardano medico, matematico, filosofo e astrologo nato a Roma nel 1501.

In che modo funziona la piattaforma Cardano

L’ambizioso obiettivo di Cardano è quello di racchiudere in un unico sistema le caratteristiche più interessanti delle principali criptovalute per cui quello che si vuole ottenere è una moneta che funga da deposito di valore (come bitcoin), che consenta transazioni veloci e con basse commissioni (come ad esempio nel caso dei litecoin) e che consenta l’uso degli smart contracts (come Ethereum). Il punto, come i nostri lettori ormai sanno bene, è coniugare le esigenze di sicurezza a quelle di scalabilità e decentralizzazione superando così il trilemma che caratterizza quasi tutte le cripto in circolazione; per ottenere questo risultato Cardano nasce sulla base di precise caratteristiche di flessibilità che la rendono sostanzialmente definibile come la terza generazione delle criptovalute (o blockchain 3.0 se vogliamo) dove le prime due sono ovviamente rappresentate da BTC ed ETH. Tale flessibilità è dimostrata anzi tutto dal fatto che Cardano viene sviluppata su due distinti livelli che separano le transazioni dal motivo per cui vengono effettuate; il primo livello è definito CSL (Cardano Settlement Layer) e utilizza un algoritmo di consenso proof-of-stake per generare nuovi blocchi e confermare le transazioni, il secondo livello è invece definito CCL (Cardano Computation Layer) ed è qui che vengono eseguiti i contratti smart (dal momento che è qui che sono contenute le informazioni sul perché avvengono le transazioni). Grazie a questo sviluppo della piattaforma su due distinti livelli, ad esempio, è possibile creare un libro mastro autorizzato che escluda tutte le transazioni che non includono i dati AML / KYC (normativa antiriciclaggio e identificazione degli utenti che spostano denaro). Attraverso l’uso del protocollo sidechain KMZ, poi, diventa possibile per i registri con determinate conformità normative (AML e KYC) interagire con il Cardano Settlement Layer senza dover condividere i dati che devono rimanere privati. Per quanto riguarda invece il meccanismo attraverso cui le transazioni vengono validate abbiamo detto che Cardano si basa su un algoritmo POS (proof-of-stake) che è in se un’evoluzione di quest’ultimo e che prende il nome di Ouroboros POS; senza addentrarci troppo nelle questioni tecniche su come funzioni questo algoritmo ricordiamo semplicemente ai lettori che i sistemi POS si differenziano da quelli POW (usato anche da bitcoin) perché sostanzialmente comportano un dispendio inferiore di energia. Con gli algoritmi POS si consente a un utente di creare un nuovo blocco in base alla quantità corrente di monete in suo possesso invece che basarsi sulla mera e brutale potenza di calcolo che il nodo possiede come avviene nei sistemi POW.

Le critiche a Cardano e la diffidenza di parte della comunità

Che Cardano goda di una grossa spinta sul piano del marketing è un dato di fatto, per rendersene conto basta farsi un giro sul web italiano e realizzare l’enorme attenzione che questo progetto ha ricevuto da parte dei media italiani e di testate che sono di portata nazionale e non i soliti siti di settore che si occupano di cripto. Una cosa che forse molti non sanno è che questa attenzione raramente è spontanea ma è frutto di precise strategie commerciali, per cui il fatto che si parli tanto sui giornali di un determinato progetto non è in realtà indice di qualità ma ci dice molto su come si stia muovendo il team a livello di marketing. Per fare un esempio di quanto questo sia vero basti pensare all’enorme attenzione che i media hanno verso Ripple arrivando al contempo a snobbare (senza alcuna motivazione reale apparente) un progetto come Stellar; con Cardano è successa sostanzialmente la stessa cosa, tutta questa attenzione è sembrata essere imputabile più a iniziative di carattere commerciale che a un effettiva rilevanza del progetto. Personalmente è già dalla fine del 2017 che vedo montare la diffidenza nei confronti di Cardano con alcuni osservatori (anche molto influenti) che iniziarono già dalla fine dello scorso anno a segnalare come dietro a Cardano ci fosse più fumo che arrosto, in pratica più marketing che vera tecnologia. Il problema non poteva rimanere sotto traccia per troppo tempo ed infatti è recentemente esploso (ad ottobre 2018, un mese fa) nel momento in cui sono iniziate a circolare voci relative a una sorta di guerra civile nella “triade” che governa il progetto. A rompere per primi le righe sono stati Charles Hoskinson (IOHK) e Ken Kodama (amministratore delegato di Emurgo) che in una lettera pubblicata il 12 ottobre scorso hanno espressamente chiesto alla Fondazione di “sottoporsi volontariamente alle autorità svizzere” e chiesto la testa di Michael Parsone (presidente della Cardano Foundation) su un piatto d’argento; alla luce di questa lettera la “santa trinità” che governa Cardano pare essersi quindi fratturata. La lettera di Hoskinson e Kodama ha ripreso alcune lamentele che erano emerse con prepotenza negli scorsi mesi da parte degli utenti riguardo la mancanza di KPI (indicatore della performance) o documenti di strategia pubblici e alla fumosità della roadmap; a questo (che era già noto) si è aggiunta la denuncia di una presunta mancanza di chiarezza rispetto ai passi che la Fondazione intende muovere in futuro e (cosa ancora più inquietante) di una scarsa trasparenza nella gestione dei fondi. Uno dei passaggi più forti della lettera è quello che recita:

“Il consiglio ha cercato di assumere il potere di decidere chi può parlare o meno del protocollo, cosa dovrebbe essere implementato e come la stampa dovrebbe rappresentare i rapporti tra Emurgo, IOHK, la Fondazione e i progetti di terze parti. Avendo identificato la dubbia legittimità e le profonde conseguenze delle affermazioni della Fondazione in merito alla proprietà del marchio, IOHK ha cessato la collaborazione con quest’ultima fino a quando non verrà pubblicata una politica di utilizzo corretto del marchio”

Quello che sembra stia succedendo è che Emurgo e IOHK siano intenzionate ad estromettere la fondazione dal governo di Cardano assumendone pienamente il controllo. Difficile dire in questo momento quale saranno gli effetti di lungo termine di questa guerra intestina sul progetto in generale e più specificatamente sull’andamento del prezzo; ciò che appare però ragionevolmente certo è che un contrasto così forte internamente alla “triade” che governa (ma sarebbe forse meglio dire governava) Cardano rappresenta senza dubbio una bruttissima gatta da pelare e potrebbe mettere a repentaglio la sopravvivenza stessa del progetto come spesso capita alle aziende quando si aprono dispute relative alla proprietà di un determinato marchio.

Conclusioni

Cardano è senza dubbio un progetto molto interessante per la flessibilità con cui è stato realizzato e per gli ambiziosi obiettivi che sin da subito la squadra di sviluppatori si è prefissata; una struttura societaria altrettanto complessa e persino farraginosa, però, rischia di mettere a repentaglio quanto di buono fin qui realizzato. Il contrasto di potere internamente alle entità che gestiscono e controllano il progetto era già emerso nei mesi scorsi e posto in risalto dagli osservatori più attenti del mondo delle cripto, tuttavia tale contrasto è diventato palese a tutti e pubblicamente dichiarato con la lettera aperta di Kodama e Hoskinson attraverso la quale i due CEO sembrano estromettere sostanzialmente la fondazione dal proprio ruolo all’interno del progetto. I prossimi mesi ci diranno come evolverà la situazione e se davvero Emurgo e IOHK intendono prendere il pieno controllo di Cardano o si limiteranno semplicemente a provocare un cambiamento nei vertici della Fondazione (e nel caso molto dipenderà da chi verrà designato a prenderne le redini), per adesso il consiglio è di continuare certamente a seguire questo progetto (che rimane in ogni caso molto interessante) ma tenendo sempre ben a mente gli effetti che questo conflitto di potere interno a potrebbe avere sia a lungo che a breve termine sull’andamento dei prezzi.