IL DIZIONARIO DELLE CRIPTOVALUTE (PARTE 2)

Completiamo questa sorta di alfabeto delle criptovalute, iniziato la scorsa settimana, allo scopo di fornire ai neofiti dei mercati virtuali una base di partenza sulla quale cominciare ad informarsi, prendendo confidenza con ciò che a parere di molti osservatori sarà il denaro del futuro.

N per Nakamoto Satoshi

Satoshi è con molta probabilità l’inventore di Bitcoin. Sembra infatti che la National Security Agency, l’organismo governativo degli Stati Uniti d’America che si occupa della sicurezza nazionale, abbia identificato il misterioso programmatore, anche se non sono pochi coloro i quali sostengono che dietro Satoshi potrebbe esserci un gruppo di persone.

O per Obsessive Cryptocurrency Disorder ( Disturbo ossessivo criptovalutario)

Si tratta di un disagio psicologico nel momento in cui, ad esempio, si controlla lo smartphone continuamente in cerca di aggiornamenti sulle cripto. Oggigiorno non sono pochi ad esserne colpiti. In effetti secondo alcune recenti news molti individui si ritrovano ad analizzare i grafici del trading tanto da diventarne schiavi e minare le proprie attività familiari o professionali. Probabilmente fino all’inizio dell’anno in corso era facile ed abbastanza comprensibile essere euforici sui prezzi delle criptovalute e, d’altro canto, anche adesso che è in atto una sensibile svalutazione dei valori del mercato, non è che sia impossibile seguitare a guadagnare. E’ buon senso non perdere il sonno e la salute mentale per questo affascinante mondo, perché si trova quasi sempre un’opportunità per investire.

P per Phunk

Si riferisce ad un gergo urbano che definisce un attivista o un sostenitore delle criptovalute. La maggior parte dei Phunk preferisce Bitcoin ad Ethereum che ha comunque ottimi parametri di valutazione. Un vero Phunk non investe quasi mai in altcoin, in quanto le ritiene deboli sotto il punto di vista della struttura tecnica e non autosufficienti per costruire una loro valutazione nel corso del tempo.

Q per Quantitative analysis (Analisi quantitativa)

Molti operatori di mercato ed anche investitori usano l’analisi quantitativa per individuare il momento giusto per investire o disinvestire chiudendo una posizione criptovalutaria. Alcuni exchange, soprattutto con sede a Pechino, forniscono modelli basati sull’analisi quantitativa dove ad ogni criptovaluta viene attribuito un punteggio. Questo è determinato dalla credibilità della divisa digitale, dall’applicazione alla realtà, dalle sue aspettative, dal volume di trading e dal rischio di inflazione.

R per Regulation (Regolamentazione)

La natura decentralizzata delle criptovalute ha motivato alcuni governi ed autorità di regolamentazione ad applicare sanzioni nei loro confronti. In effetti, l’anonimato delle criptovalute ha spinto alcuni individui a commettere azioni illegali che vanno dal riciclaggio di denaro alla frode fiscale fino al traffico di stupefacenti. Peraltro il mirabolante furto di 50 milioni di dollari relativo all’ ICO della DAO, ha convinto la Securities and Exchange Commission americana ad attivarsi nel 2016. A differenza di Cina e Corea del Sud, gli Stati Uniti hanno temporeggiato prima di entrare in azione.

S per Smart Contract

Ethereum è piuttosto noto per i suoi smart contract, ovvero programmi che fanno perfezionare un accordo tra due parti. Mediante gli smart contract si elude la figura dell’intermediario, in quanto il software in questione esegue i termini esattamente come sono stabiliti dalle parti.

T per “ To the Moon” (Fino alla Luna)

E’ la strofa di una celebre canzone che ben si adatta alle ascese fenomenali ottenute sul finire del 2017 da Bitcoin sui mercati finanziari. Questa espressione si fonda sulla frase “to the moon and back” (fino alla luna e ritorno), che fa riferimento a qualsiasi cosa si riveli incalcolabile nel tempo. Parole adesso sicuramente meno coinvolgenti a guardare l’attuale tendenza di Bitcoin sui mercati.

U per Unicorn (Unicorno)

Alcuni tra i pionieri nell’ambito dell’investimento criptovalutario, come Coinbase, sono diventati unicorni, ovvero società le cui valutazioni sono incrementate da milioni a miliardi di dollari.  I detrattori peraltro fanno notare che una eventuale bolla potrebbe far precipitare le valutazioni degli unicorni.

V per Verification (Verifica)

Le transazioni di criptovalute richiedono forme automatiche di verifica. I miner in quest’ambito svolgono un ruolo importante. Ciò nonostante ci sono degli exchange che non richiedono verifiche come LocalBitcoins, Wall of Coins, Bitquick e Bitsquare.

W per Wallet (Portafoglio)

Negoziare criptovalute in un exchange richiede di possedere una portafoglio digitale online. Si tratta di un programma dove si custodiscono le chiavi private e pubbliche per spedire e ricevere criptovalute. Sui wallet inoltre si possono conservare monete reali e financo monete a corso legale.

X per XRP

XRP è la valuta digitale di Ripple, parte integrale di bitcoin e rete di pagamenti utilizzata per trasferire ogni forma di moneta legale, tra cui bitcoin da un sistema di pagamento ad un altro.

Y per Yo-Yo effect (Effetto yo-yo)

Quello delle criptovalute, almeno fino a poco tempo fa, è stato un mercato molto volatile che avrebbe potuto destabilizzare l’operatore di Borsa più esperto. D’altra parte proprio la volatilità ed il cosiddetto Yo-Yo effect ha fornito a tanti traders importanti profitti.

Z per Zcash

Nata dal progetto Zerocoin, ZCash realizza un vero anonimato crittografico nelle transazioni di bitcoin. In effetti si tratta della migliore criptovaluta per risolvere i rischi dei controlli sulle transazioni di bitcoin.

Di Vincenzo Augello