Gli sviluppi del trading negli ultimi 10 anni

Il trading nel corso degli ultimi dieci anni è cambiato molto. L’evoluzione è stata costante sia per i trader privati che per quelli istituzionali. In effetti con il sopraggiungere del trading online negli anni 2000 sono scomparsi i borsini delle banche. La diffusione di internet e delle piattaforme di banche e broker ha fatto in modo che il profilo dell’investitore di borsa cambiasse, trasformandosi in quello di un individuo che compra e vende lavorando direttamente dal proprio domicilio, accedendo alle principiali piazze mondiali grazie ad una connessione telematica, un pc e commissioni minime o praticamente nulle rispetto a quelle una volta praticate dagli intermediari.

Il trader online dunque è diventato un professionista che, specialmente nel primo decennio del secolo, ha patito un certo isolamento. Infatti le trading-room molto in voga all’estero, non hanno mai riscosso un vero e proprio successo in Italia, probabilmente a causa dell’indole dell’italiano medio che ha spesso dimostrato un tendenziale timore nello svelare l’entità del capitale di cui dispone. Dal punto di vista operativo, tra gli anni 2000 e 2007, lo scalping, ovvero le operazioni speculative a brevissimo termine, ha avuto un notevole successo tra gli operatori.

Si trattava, come oggi ancora molti fanno, di cercare di monetizzare velocemente pochi tick di guadagno, numerose volte al giorno, sfruttando l’effetto leva per incrementare il profitto complessivo, basandosi su di un’analisi tecnica accurata di pochi e scarni grafici. Banche e Sim hanno pubblicizzato troppo questo tipo di operatività alimentando la falsa speranza di facili guadagni, in quanto uno scalper può eseguire anche più di 300 operazioni al giorno, che però si trasformano soprattutto in importanti incassi per gli intermediari finanziari.

L’ illusione dei rapidi arricchimenti è stata alimentata indirettamente anche dai campionati di trading con denaro reale, dove i vincitori ottengono spesso prestazioni stellari a doppia o tripla cifra. Tuttavia, al di là di alcuni trader di indubbie doti tecniche, quasi tutti i partecipanti si iscrivevano a queste competizioni con pochi spiccioli, con l’esclusiva aspettativa del “o la va o la spacca”; in sintesi se andava male si perdevano pochi soldi, mentre se andava bene si guadagnava molto denaro e si poteva diventare il nuovo fenomeno della finanza italiana.

Tutto questo ovviamente non equivaleva ad affermare di poter vivere di trading o di essere capaci di controllare con efficacia il 100% del patrimonio individuale. Di fatto, il trading non è una attività alla portata di tutti perché comporta un fortissimo stress emotivo. Fare scalping vuol dire rimanere ore ed ore incollati al monitor esposti al rischio di perdite elevate in conto capitale e prendere tante decisioni sul filo dei secondi. In realtà non é affatto detto che tutti i giorni ci siano buone opportunità, ma risulta lo stesso difficile stare immobili osservando le oscillazioni del prezzo che comunque ci sono in ogni fase della giornata, è tipico di conseguenza cadere nel vortice pericoloso dell’overtrading.

E’ quest’ultimo il fenomeno per cui si fanno più operazioni di quello che in realtà richiederebbe la propria strategia, al solo fine di recuperare una perdita o per la compulsione nervosa di voler chiudere la giornata anche con un piccolo profitto piuttosto che a zero. Nessun’altra attività comporta così tante decisioni al giorno da cui dipende un profitto oppure una perdita. Le statistiche dimostrano che molti trader perdono soldi e gli stessi fenomeni, in grado di fare guadagni, spesso nel corso del tempo spariscono dalla scena, in parte a causa dello stress e in parte perché sono stati superati dagli HFT, ovvero gli Hight Frequency Trading  System, implementati dagli operatori istituzionali.

Anche se si è bravi e dotati è complicato conservare la concentrazione a distanza di anni ed è ancora più difficile adeguarsi ai mutamenti dei mercati finanziari. Tutto cambia nel tempo anche in finanza. L’ultimo gradino dell’evoluzione della professione del trader si concentra nel 2008 e può essere assimilata all’epoca della rivoluzione industriale dove al posto delle macchine i software progettati da ingegneri informatici di altissimo livello hanno generato programmi che intervengono sui mercati con una velocità inarrivabile per l’essere umano, al quale tolgono lavoro, proprio come accadeva nella rivoluzione industriale.

Le considerazioni fatte fino adesso sulla difficoltà del trading discrezionale (non svolto dai pc), valgono anche per gli operatori istituzionali, che dovendo gestire enormi masse monetarie, sono sottoposti a grande stress maturando sovente una vita professionale molto breve. Oggigiorno quindi è abitudine utilizzare dei software per analizzare i mercati classici e criptovalutari.

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Senza l’ausilio di un programma che possa almeno aiutare nella ricerca di determinate configurazioni grafiche o di setup generati da oscillatori sarebbe assai complicato usufruire dell’analisi tecnica classica, ancora oggi sostegno della maggior parte degli operatori. L’impiego degli indicatori codificati sulle piattaforme dei migliori broker fornisce il vantaggio di poter testare una strategia di trading sui dati storici di qualsiasi asset, il tutto senza spendere soldi ma con simulazioni che condotte a mano sarebbero lente e scarsamente utili dal punto di vista statistico. Questa è la vera conquista del trading moderno.

Di Vincenzo Augello