Come scambiare e vendere criptovalute: dagli escrow all’atomic swap (parte 2/2)

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Comprare bitcoin o altre criptovalute usando valuta fiat

Comprare bitcoin (o qualunque altra cripto) usando valuta fiat è l’ultimo dei problemi; questa è una cosa estremamente facile da fare, ci sono un’infinità di servizi che permettono di fare questo, basta sceglierne uno. Io, ad esempio, i miei primi bitcoin li ho comprati usando un servizio che consente di farlo ricaricando una postepay; semplicemente inserisci sul sito l’importo che desideri comprare, metti il tuo indirizzo mail e ricevi le istruzioni per effettuare il pagamento ricaricando una postepay comodamente presso qualunque ricevitoria sisal. Ma ci sono tantissime altre soluzioni, ci sono servizi che ti permettono di comprare bitcoin con carta di credito (anche prepagata), usando paypal o tramite bonifico. Nonostante la rigidità e gli impedimenti che le grandi banche stanno ponendo in essere per limitare l’accesso al mondo delle criptovalute i servizi disponibili che consentono di comprare bitcoin con qualunque modalità di pagamento sono tantissimi; il motivo per cui non li cito è che non posso essere sicuro che nel frattempo le banche non abbiano introdotto restrizioni di sorta verso determinate piattaforme. Quando si tratta, per fare un esempio, di comprare bitcoin con bonifico il rischio che si corre è che l’iban a cui state spedendo il vostro denaro sia stato messo in blacklist dalla vostra banca, in tal caso non è comunque un grosso problema, il rischio che si corre è di vedersi tornare indietro il bonifico, ma non si perdono in ogni caso i propri soldi. In più tutti questi servizi sono abbondantemente recensiti su bitcointalk per cui basta andare a dare un’occhiata sul forum di riferimento della comunità per trovare una lista dei servizi disponibili e scegliere quello che più fa al nostro caso; il problema, se mai, sono le commissioni che possono essere anche alte, per cui date sempre un’occhiata ai costi delle fee prima di spostare il vostro denaro posto che, in ogni caso, se siete alle prime armi comprerete una piccola quantità (io ho iniziato con 150€) per cui anche se le commissioni fossero esorbitanti ci rimettereste molto poco.

Comprare valuta fiat usando bitcoin: quello che nessuno vuole che facciate

Qui veniamo alle note dolenti, se fino adesso infatti abbiamo visto che scambiare le nostre criptovalute non solo è facile ma abbiamo anche un’infinità di opzioni differenti tra le quali scegliere, quando si tratta di rientrare in possesso di valuta fiat comprandola usando le nostre criptovalute (bitcoin o qualunque altra altcoin) le cose si fanno più complicate. La verità è che nessuno vuole che gli utenti possano comprare valute fiat con bitcoin, non lo vuole l’ecosistema delle cripto (a cui togliete liquidità in questo modo), non lo vogliono le banche (che rosicano in maniera indicibile quando questo succede), non lo vogliono i governi (che sollevano ogni genere di barriere per evitarlo). Facciamo degli esempi così da capirci meglio, supponiamo che un utente (che chiameremo Flavio) abbia comprato 100€ di bitcoin per fare trading, che sia stato bravo e che abbia guadagnato 15mila euro con questa attività e che ora voglia tirarne fuori 10mila per depositarle in banca; Flavio (a meno che non sia un imbecille totale) si renderà ben presto conto di quanto questo sia complicato. Quali sono le opzioni a sua disposizione? Gli exchange che permettono di scambiare criptovalute con valuta fiat sono pochissimi, quelli che permettono di farlo scambiandole con euro sono ancora meno e comunque sempre queste piattaforme sono soggette a stringenti regole di compliance. Flavio quindi non potrà limitarsi a spostare i suoi bitcoin, cambiarli in euro e trasferirli presso la propria banca senza fare trading, perché questo sarebbe sostanzialmente un mixaggio e la piattaforma gli bloccherebbe i fondi; beh, pensa Flavio, il problema non si pone, sono un bravo trader per cui mi farò un po’ di operazioni simulando l’attività di trading e poi sposterò i miei fondi. A parte che questo richiederà tempo e esporrà Flavio al rischio di perdere una parte dei suoi 10mila euro che invece voleva prelevare e non rischiare ulteriormente, c’è un’altra cosa che Flavio non considera e cioè che l’IBAN della piattaforma dalla quale riceverà il bonifico possa in realtà essere messo in blacklist dalla propria banca. Quello che Flavio dovrebbe fare è rivolgersi alla sua banca per assicurarsi di poter ricevere pagamenti da quell’IBAN, ma se facesse questo passo Flavio si renderebbe conto che non troverebbe alcuna disponibilità presso il proprio istituto bancario, che lo guarderebbero malissimo e avrebbe la sensazione prepotente che l’impiegato voglia chiamare la polizia seduta stante. L’altra cosa che Flavio non considera è che anche se riuscisse a bonificare i suoi 10mila presso il proprio conto corrente bancario riceverebbe seduta stante una segnalazione all’antiriciclaggio perché l’importo è troppo elevato; le spiegazioni a quel punto non dovrebbe più darle alla banca ma direttamente alla guardia di finanza. Da dove arrivano quei soldi? Ci ha pagato le tasse? Può dimostrarlo? E soprattutto può dimostrare con documenti accettati dal nostro ordinamento la sua operatività di trader? La risposta a quest’ultima domanda è no, perché non basta fare uno stamp delle sue operazioni di trading dall’exchange che ha utilizzato, il nostro ordinamento prevede un estratto conto su carta intestata della piattaforma di scambio, un documento che nessun exchange gli fornirà mai. Flavio è quindi impossibilitato a dimostrare la leicità di quei soldi e, in altre parole (se mi perdonate il francesismo) Flavio è nella merda fino al collo. L’alternativa può essere bonificare a 500€ la volta? No, perché i bonifici ricorrenti sono anche loro soggetti a specifici controlli dell’antiriciclaggio. Flavio pensa a questo punto di spostare i suoi 10mila euro sul proprio conto paypal, ma si sbaglia, perché può solo fare il contrario, usare il proprio conto paypal per comprare criptovalute, ma il movimento inverso è sostanzialmente impossibile. Potrebbe usare un escrow per cambiare in euro e ricevere i suoi soldi sul proprio conto essendo sicuro che l’IBAN da cui riceve il pagamento non sia in blacklist (perché intestato a persona fisica), ma poi resta il problema dell’antiriciclaggio e dell’impossibilità di dimostrare la leicità di quel denaro. Potrebbe scambiare su localbit, ma in questo modo si esporrebbe al rischio di furto o di truffa. Insomma, come diavolo fa Flavio a riavere indietro i suoi soldi? Allora è vero che le criptovalute sono una truffa? Calma ragazzi, calma, questo è un mondo popolato da gente che ha un gran cervello, per cui la soluzione c’è, ed è semplicissima; quello che ho voluto fare fino adesso in questo paragrafo è mettere il lettore in guardia relativamente ai rischi di compiere queste operazioni con leggerezza senza pensare alle conseguenza, ma esiste un modo semplicissimo per cambiare le nostre criptovalute in valuta FIAT senza incorrere in rischi di sorta. Di cosa parlo? Delle carte ricaricabili in criptovalute! Si tratta di normali carte sulle quali potete depositare i vostri bitcoin e che potete usare come delle comuni carte, potete quindi pagare POS presso qualunque esercente, ci potete fare la spesa, pagare il ristorante e, ovviamente, potete prelevare anche denaro contante presso qualunque bancomat. Certo, ci sono delle commissioni da pagare, che variano a seconda del tipo di carta, ma è il modo più semplice, veloce, facile e funzionale per cambiare le vostre criptovalute in valuta FIAT senza esporvi a rischi di sorta, il che vale sicuramente la spesa dovuta per le commissioni (che comunque sono mediamente dannatamente salate).

Conclusioni

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Lo scopo di questo articolo non era quello di fornire una carrellata dei servizi e delle piattaforme che consentono di scambiare criptovalute ma fornire agli utenti alle prime armi un punto di vista ampio sulla situazione attuale e introdurre allo stesso tempo quei termini che se ignorati non consentono di fare una ricerca più approfondita sul web. Di servizi di escrow, ad esempio, ce ne sono tantissimi, ma un utente che ignori proprio l’esistenza della parola escrow non li troverà mai, indipendentemente da quanto possa impegnarsi nella ricerca. Ho voluto, inoltre, esporre alcuni dei principali rischi a cui un utente si espone quando va a scambiare le proprie criptovalute con altri utenti evidenziando anche come il cambio da bitcoin in valute fiat esponga anche a rischi che vanno ben oltre la semplice truffa o il furto ma che riguardano la possibilità di essere indagati dalle autorità senza aver commesso in realtà alcun reato ma essendo impossibilitati a dimostrarlo. Quando si opera con le cripto, soprattutto se si arrivano a muovere grandi quantità di denaro, il punto vero non è il pagamento delle tasse ma il rischio di finire confusi per un criminale, per uno che ricicla denaro per conto di chissà chi; abbiamo già scritto in un articolo dedicato alla fiscalità che attualmente in molti paesi (Italia compresa) c’è un caos a livello di ordinamento che sostanzialmente incentiva ad occultare i propri profitti e abbiamo evidenziato come questo non sia un problema ne di buona volontà ne di onestà ma che deriva dal fatto che nessuno ha la minima idea di come fare a pagare le tasse essendo però sicuro che da questo non derivi direttamente il rischio di finire equiparati a un criminale. Non riprenderò nuovamente il tema, chi volesse può fare una ricerca sul sito usando parole come “tasse” o “fiscalità” per risalire al post originario a cui sto alludendo; lo scopo di questo articolo, inoltre, lo preciso a scanso di equivoci, non era nemmeno fornire idee su come aggirare la normativa antiriciclaggio, cosa che avrei potuto fare facilmente se avessi voluto dato che conosco bene i meccanismi messi in atto dalle banche per ottemperare all’antiriciclaggio (avendoci lavorato in banca e avendo fatto diversi corsi in merito). Trovo però che sia folle che un trader che rischiando del proprio è riuscito a tirare su un po’ di soldi debba rischiare di finire per essere trattato come un criminale solo perché ignora il contesto caotico che caratterizza la realtà italiana e perché non ha una sufficiente conoscenza delle norme e delle regole vigenti. Soprattutto per quanto riguarda l’invito a usare le carte prepagate per cambiare le proprie criptovalute in valuta fiat questo è un consiglio che è assolutamente lecito come è assolutamente lecito avvalersi di questi strumenti che sono infatti perfettamente legali (per cui nessuno si azzardi a sostenere il contrario o a utilizzare questo post per farlo); i profitti che derivano dall’operatività di chi investe nelle criptovalute (indipendentemente che derivino dal trading o da mansioni come quella di escrow) sono assolutamente leciti e oserei dire sacrosanti in un contesto come il nostro caratterizzato da disoccupazione dilagante e salari ridicoli, per cui ben venga se le persone riescono a tirare su un po’ di soldi in questo modo. Resta l’annoso problema del pagamento delle tasse, ma come ho già scritto in altre circostanze se lo stato vuole che chi opera con le criptovalute paghi le tasse deve in primis impegnarsi a fare chiarezza e a istituire un ordinamento che permetta di farlo in totale sicurezza e non, come invece succede oggi, pretendere il pagamento delle tasse senza però dare al contempo alcuna garanzia alle persone che da questo non deriveranno una serie infinita di guai e problemi che condurranno (come inevitabilmente avviene in un ordinamento che prevede l’inversione dell’onere della prova) a trasformare una persona onestissima, che realizza in maniera assolutamente lecita dei profitti e che su quei profitti decide di pagarci le tasse in un criminale a cui viene per altro tolta ogni possibilità di difendersi. Se lo stato, quindi e per concludere, desidera correttezza da chi opera con le criptovalute deve esso stesso per primo dimostrare correttezza e smetterla di alimentare il caos e il vuoto normativo che invece caratterizzano questo settore nel nostro paese.