David Swensen investirà nelle criptovalute

La notizia arrivata alla fine della settimana scorsa è di quelle che farà certamente piacere a chi continua a credere nelle potenzialità delle criptovalute nonostante i consistenti cali di questo 2018. David Swensen, celebre guru della finanza americana nonché capo degli investimenti della Yale University (un patrimonio gestito da 29 miliardi di dollari), ha deciso di investire parecchi dollari in due “venture funds” dedicati alle criptovalute, questo almeno secondo le indiscrezioni pubblicate da Bloomberg.

Prima di approfondire la mossa finanziaria di Swensen facciamo un breve riassunto di chi è David Swensen.

Swensen è il papà del cosiddetto Yale Model, ovvero un metodo di investimento che ha conseguito annualmente risultati di eccellenza in termini di performance fin dal 1985, data in cui Swensen ha preso il posto di comando nella gestione del patrimonio della Yale University.

Rispettatissimo a Wall Street e spesso associato a Warren Buffett, Swensen è un convinto sostenitore della diversificazione di portafoglio e per questo non ci stupisce il chip che ha voluto piazzare su due società operative nel mondo cryptocurrency anche alla luce dell’interesse che il gestore ha sempre mostrato per investimenti dal potenziale reddituale elevato nel lungo periodo, pur scontando una certa illiquidità nell’immediato.

Tornando alla notizia rilanciata dalle principali testate economico finanziarie, la prima società oggetto delle attenzioni di Swense sarebbe Andreessen Horowitz’s , un fondo da 300 milioni di dollari che investe in società legato al mondo criptovalute. La seconda è Paradigm, società sempre di venture capital creata dal cofondatore di Coinbase Fred Ehrsam.

Swensen contro Buffett verrebbe da dire. L’oracolo di Omaha già in diverse occasioni ha infatti espresso avversione nei confronti delle criptovalute, l’ultima in occasione dell’assemblea annuale 2018 dei soci della sua holding Berkshire Hathaway.  Buffett ha definito “veleno per topi” le criptovalute etichettandole come un asset che non crea nulla, improduttivo. Considerazione logica per un super investitore come Buffett che ricerca azioni sottovalutate e cosiddette value, ma evidentemente non condivisa da un altro super investitore come Swensen che, a differenza di Buffett, non ha timore di scommettere su società innovative e dalle potenzialità growth piuttosto che value. Vedremo chi dei due ha ragione.

Le contraddizioni di Wall Street sono comunque evidenti negli ultimi mesi. Jamie Dimon, il CEO di JpMorgan, definì ad esempio nell’estate del 2017  le criptovalute una truffa priva di interesse. Peccato che proprio JPM qualche mese dopo  reclutò più di 75 banche a livello mondiale per testare un sistema di pagamenti basato su blockchain. L’economista americano Nouriel Roubini a più riprese ha previsto uno schianto di Bitcoin con tanto di azzeramento del valore. Curioso come Roubini è un accademico a Yale, proprio quell’Università che tramite le scelte di David Swensen ha deciso di investire un po’ di soldi nel mondo delle criptovalute.

La notizia dell’interesse di David Swensen in società del settore blockchain e cryptocurrency rappresentano comunque un voto di fiducia inaspettato per un mondo che sta vivendo un 2018 nerissimo dopo un 2017 esaltante. Chissà che non stiamo per avviare quella che in borsa si chiama lenta fase di accumulazione?

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