Come la blockchain risolverà i tre più grandi problemi del nostro tempo

Come la blockchain risolverà i tre più grandi problemi del nostro tempo: la domanda crescente di spazio di archiviazione digitale, potenza di calcolo ed elettricità

Storicamente ogni epoca ha avuto i propri grandi temi a cui la società ha dovuto trovare un modo di far fronte per poter continuare a crescere; nella seconda metà del novecento, ad esempio, il tema dominante era l’approvvigionamento di petrolio, in pratica perché le economie potessero crescere e svilupparsi era necessario garantirsi accesso a questa fonte di energia a prezzi ragionevoli. Nel terzo millennio, però, la produzione di energia sembra ormai inevitabilmente destinata ad abbandonare progressivamente gli idrocarburi a beneficio delle rinnovabili, primo paese al mondo ad aver completato questa trasformazione epocale è Portorico che ormai da qualche tempo soddisfa il 100% del proprio fabbisogno energetico attraverso le rinnovabili; il fatto però che un primo paese abbia finalmente centrato pienamente l’obiettivo non significa certo che sia semplice fare altrettanto per tutti gli altri paesi. Il passaggio al 100% di energie rinnovabili pone infatti tutta una serie di sfide, prima tra tutte, come abbiamo avuto modo di vedere in uno dei nostri ultimi post, la necessità di rifare completamente le reti; ed è proprio da qui che ripartiremo con questo post, dal tema dell’energia, perché è proprio la domanda crescente di energia ad essere uno dei grandi temi del nostro tempo insieme alla domanda crescente di potenza di calcolo e spazio di archiviazione digitale.

Come la blockchain risolve il problema della domanda crescente di energia

Di questo abbiamo già avuto modo di occuparci nel corso di un altro post quindi non ci dilungheremo troppo su questo punto; ciò che mi preme ribadire è che per sfruttare pienamente le potenzialità delle rinnovabili è necessario uscire dal modello attuale, in cui pochi grandi produttori distribuiscono l’energia sulla rete, a un modello dove tutti diventiamo contemporaneamente sia produttori che consumatori. La blockchain risolve proprio questo problema, come i nostri lettori avranno ormai capito; in questo paragrafo però invece che ripetere concetti che sono già stati espressi in un altro post vorrei fare un rapido excursus dei progetti che stanno già lavorando in questa direzione

– SunContract: è stata una delle prime piattaforme peer-to-peer basata su Blockchain che permette agli utenti di acquistare, vendere o scambiare elettricità

– Sonnen: in collaborazione col gigante olandese TenneT  ha avviato un progetto-pilota, il primo di questo tipo in Europa, che punta a stabilizzare la rete integrando la generazione variabile degli impianti eolici e solari attraverso le potenzialità offerte dalla blockchain

– E-Prosume: per una volta anche il nostro paese sembra essersi mosso per tempo nella giusta direzione, questo progetto, infatti, è una joint venture tra Evolvere (gruppo italiano specializzato nella generazione distribuita di energia) e Mangrovia Blockchain Solutions (software house made in Venezia specializzata proprio in applicazioni criptografiche) che punta a installare nelle abitazioni degli utenti un’infrastruttura digitale in grado di supportare lo sviluppo di una smart grid

– LO3 Energy: è una società basata a New York che sta sviluppando innovazioni basate su blockchain per rivoluzionare il modo in cui l’energia può essere generata, immagazzinata, acquistata, venduta e utilizzata, tutto a livello locale.

Direi che possiamo anche fermarci qui, ovviamente di progetti che si occupano di coniugare la potenza della blockchain al mondo delle energie rinnovabili ce ne sono tantissimi, ed ogni mese ne nascono di nuovi, ma qui ho voluto solo presentare alcuni di quelli in stato più avanzato e che sono a mio parere tra i più solidi in circolazione (ma ripeto, non sono certamente gli unici)

Come la blockchain risolve il problema della domanda crescente di potenza di calcolo

Qualcuno a questo punto potrà obiettare che è stato proprio l’avvento della blockchain a generare la domanda crescente di potenza di calcolo a livello mondiale ma questo è vero solo in parte; sicuramente la nascita di bitcoin (e conseguentemente del mining) ha dato una prima spinta importante a questo problema (per validare le transazioni, o qualunque altra operazione, sulla blockchain serve potenza di calcolo e anche tanta) ma la questione non si esaurisce certamente qui. L’intelligenza artificiale, con tutte le sue infinite applicazioni, infatti, richiederà una potenza di calcolo enorme; si pensi ad esempio alle auto a guida autonoma. Per come stanno le cose oggi, quindi, la maggior parte degli algoritmi di Artificial Intelligence ha bisogno di enormi quantità di dati e di potenza di calcolo per poter funzionare ed è proprio qui che entra in campo la blockchain; uno dei primi progetti ad aver dichiaratamente puntato a risolvere questo problema (l’esponenziale domanda di potenza di calcolo per supportare le applicazioni dell’intelligenza artificiale) è SingularityNET fondata da Ben Goertzel di recente balzato agli onori delle cronache per il fatto di essere a capo di Hanson Robotica coinvolta nella realizzazione del robot Sophia che da qualche tempo è ormai oggetto di forte attenzione da parte dei media di tutto il mondo ed ha già avuto modo di partecipato a molte interviste con giornalisti di altissimo livello (alla pagina https://it.wikipedia.org/wiki/Sophia_(robot) puoi trovare maggiori informazioni su questo). Lo scopo di SingluarityNET è proprio quello di rendere possibile a tutti di contribuire a migliorare il cervello del robot Sophia (e di altri robot). Ma non è questo ovviamente l’unico progetto blockchain agganciato alle intelligenze artificiali, di seguente ne elenchiamo alcuni dei più affermati

– numeraire: consente ai data scientists di scommettere su quanto credono che il loro modello sia efficace e condivide i guadagni misurati rispetto all’importo puntato.

– DeepBrain Chain: che punta ad offrire un ambiente di calcolo per creare algoritmi di Intelligenza Artificiale abbattendo il costo dei calcoli fino a un massimo del 70%

– Datum: un progetto che consiste nell’incentivare le persone a condividere i propri dati con ovvie ripercussioni per quel che riguarda lo sviluppo di applicazioni di intelligenza artificiale (l’AI si nutre infatti proprio di dati)

– Synapse AI: progetto che punta a creare un mercato decentralizzato di dati e intelligenze (ricercatori, formatori, processori e appaltatori) a cui sia possibile accedere in modo programmatico ed in qualsiasi momento.

Come la blockchain risolve il problema della domanda crescente di spazio di archiviazione

Un altro tema che caratterizzerà i prossimi anni è quello della domanda crescente di spazio di archiviazione; se già ora sembra che molti dati e informazioni siano archiviati in digitale questo però è vero solo in parte, si tratta infatti di una minima parte del patrimonio di dati accumulato dall’umanità e ancora molto lavoro c’è da fare in questo senso. Se pensiamo ad esempio a tutti i documenti delle pubbliche amministrazioni e a quelli dei privati ci rendiamo conto che ancora oggi quasi tutto gira su supporto cartaceo; basti pensare, per fare un esempio, agli archivi dei tribunali che sono sostanzialmente ancora tutti cartacei. Ovviamente la carta è un costo, sia economico che sociale, e questa situazione è ormai chiaro non sia più sostenibile; non c’è paese al mondo che non abbia iniziato a spostare tutta l’archiviazione dei documenti in digitale, ma questo pone il problema degli spazi di archiviazione. Per gestire tutte queste informazioni in digitale ci sono comunque dei costi relativi alla gestione dei data base e dei server che sono necessari per consultarli, costi che lievitano ulteriormente se pensiamo a tutta la manutenzione di cui queste infrastrutture hanno bisogno. A questo si aggiunge il tema della sicurezza, i servizi di archiviazione dati attualmente disponibili sul mercato (il famoso cloud) sono centralizzati e quindi esposti al rischio di essere hackerati Ancora una volta ci viene in aiuto la blockchain che (come sappiamo bene) altro non è che una sorta di data base decentralizzato accessibile a tutti e sostanzialmente blindato. I progetti blockchain che offrono spazio di archiviazione digitale sono numerosi e tra i più interessanti in termini di crescita per il futuro, scopriamone alcuni:

– Storj: è uno degli storage cloud decentralizzati più interessanti e avanzati tra quelli attualmente su mercato, costituisce un nuovo paradigma capace di saltare ogni intermediazione permettendo agli utenti di avere un controllo totale sui propri dati

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– Siacoin: sviluppata dalla start-up Nebulous Inc. è la criptovaluta agganciata alla piattaforma Sia che permette di decentralizzare il cloud storage attraverso spazi cloud forniti da utenti comuni remunerati attraverso la criptovaluta $SC

– MaidSafeCoin: nata nel 2015 da un’idea di una start-up inglese, è la criptovaluta nativa di SAFE una rete decentralizzata per l’archiviazione e la condivisione dei dati

– FileCoin: è la cripto creata per finanziare un sistema distribuito di storage che permette agli utenti di salvare file e dati in ambienti che non sono centralizzati (non riconducibili quindi ad alcuna proprietà)

Conclusioni

Che i tre grandi temi del futuro prossimo siano l’esponenziale crescita della domanda di energia, potenza di calcolo e spazio di archiviazione digitale penso che sia fuori discussione; che la blockchain sia la soluzione ovvia e scontata a tutto questo credo lo sia altrettanto. A questo punto qualche furbacchione detrattore delle criptovalute potrebbe sostenere facilmente “ma certo, la blockchain è una grande innovazione, ma le criptovalute sono una bolla, non hanno futuro, sono inutili, sono una moda passeggera, uno specchietto per le allodole”. Sappiamo bene cosa pensa questa gente, lo scrivono ogni giorno sui giornali mainstream, sui social, praticamente ovunque; è gente che (mediamente) non ha un pensiero proprio, non conosce l’argomento di cui scrive e scrive sostanzialmente su commissione col chiaro scopo di delegittimare l’utilità delle criptovalute e scoraggiare le persone comuni dall’acquistarle. Le cose, ovviamente, come ogni bitcoiners degno di questo nome sa benissimo non stanno affatto così; la verità (che è anche al contempo una banalità per chi capisce di cosa stiamo parlando ed ha un minimo di conoscenza dell’argomento) è che non può esserci nessuna blockchain senza ricompensa e la ricompensa è proprio la criptovaluta. Per quale motivo io dovrei rendere disponibile la potenza di calcolo dei miei computer se non ricevo una ricompensa? Perché dovrei diventare un nodo di una rete se questo non mi procura alcun vantaggio? La blockchain esiste, funziona ed è sicura solo perché esiste la ricompensa, senza ricompensa nulla di tutto questo potrebbe esistere. Qualcuno potrà sostenere che la ricompensa può essere benissimo erogata in valute FIAT ma anche qui si sbaglia, perché se ciò avvenisse ci sarebbero commissioni da pagare, i costi di tutto il sistema aumenterebbero e le micro-transazioni sarebbero quasi impossibili. In secondo luogo questi progetti riescono a finanziare se stessi proprio perché controllano la leva monetaria, senza tutto questo meccanismo tutto il potenziale di questa tecnologia si disperderebbe in un attimo; come mi piace ribadire ogni volta che ne ho la possibilità una blockchain senza criptovaluta è come una ferrari trainata da un asinello (serve a poco o forse anche a nulla). Detto questo vorrei però concludere togliendomi una spina anche nei confronti di quelli che vengono definiti “massimalisti bitcoin”; posto che in un certo senso massimalista lo sono anch’io (perché penso che nell’ambito delle transazioni finanziarie l’egemonia di bitcoin sia destinata a durare molto a lungo, se non addirittura per sempre), ma non sono assolutamente d’accordo con chi ritiene che solo bitcoin nel lungo periodo sia destinato a sopravvivere. Le applicazioni della blockchain, come abbiamo visto in questo e in diversi altri articoli, sono sostanzialmente infinite e ognuna di questa applicazioni finirà inevitabilmente con l’implementare una propria criptovaluta nativa, di conseguenza non solo è impensabile immaginare che nel lungo periodo (poniamo ad esempio tra vent’anni) ci sarà solo bitcoin ma è invece ipotizzabile il contrario e cioè che nei prossimi anni assisteremo ad un ulteriore, esponenziale aumento delle criptovalute in circolazione. E questo con buona pace tanto dei detrattori delle cripto quando dei massimalisti bitcoin che, a mio parere, rappresentano due forme di idiozia agli antipodi ma comunque molto simili; da un lato chi pensa che non possa esistere null’altro al di fuori delle valute fiat e dall’altro chi è completamente incapace di vedere tutte le applicazioni delle cripto che esulano dal fintech ed è fermamente convinto (in virtù di quello che è a tutti gli effetti un suo limite) che null’altro potrà mai esistere al di fuori di