La SEC sospende gli ETN su Bitcoin ma in Canada nasce un fondo

Gli investitori italiani conoscono molto bene i due ETN  di XBT Provider quotati alla borsa di Stoccolma aventi come sottostanti Bitcoin ed Ethereum. Alla fine del 2017, quando impazzava la febbre per le criptovalute, questi due prodotti erano tra i più gettonati nei borsini bancari quando tanti clienti non professionali fremevano per acquistare gli unici due strumenti quotati che permettevano agli investitori di investire nel mondo delle criptovalute senza aprire un account presso un exchange specializzato.

La notizia di questa settimana è che la SEC (l’ente di controllo finanziario americano) ha deciso di sospendere per 10 giorni questi due strumenti quotati anche negli Stati Uniti. La motivazione della SEC per la sospensione dell’ETN fino al 20 settembre è legata alla confusione tra gli investitori che questo strumento può provocare.

Nel comunicato della SEC si fa riferimento in particolare al fatto che i due prodotti non descrivono chiaramente a livello di marketing tra differenza tra un ETF ed un ETN su asset digitali. In pratica la SEC vuole mettere in chiaro, dopo i recenti eventi in cui ha negato l’autorizzazione alla commercializzazione di diversi ETF, che attualmente uno strumento di questo tipo quotato sul mercato non esiste. Probabilmente negli ultimi giorni i volumi su questi strumenti erano aumentati a livelli tali da generare un po’ di preoccupazione nella SEC e da qui la presa di posizione a tutela degli investitori.

Se l’ETN è simile all’ETF per quello che riguarda la replica del movimento dei prezzi del sottostante (in questo caso ad esempio Bitcoin, ma può valere anche per commodity, valute, indici), con l’ETN non si ottiene il possesso dell’asset sottostante come nel caso di un ETF. Con l’acquisto di un ETN l’investitore non fa altro che mettere i suoi soldi in prodotti strutturati emessi come debito senior che incorporano il rischio emittente. In pratica se fallisce l’emittente del prodotto, a differenza dell’ETF, l’investitore non ha la garanzia di possedere l’asset sottostante ma vanterà un credito senior verso un emittente che ha dato default. Semplificando l’investitore si troverà in possesso di un’obbligazione strutturata.

L’ETN quindi non può vantare lo stesso livello di protezione e assicurazione non contro le variazioni di prezzo, ma sullo strumento stesso che invece può garantire l’ETF. Ecco perché la SEC ha stoppato tutto per evitare confusione in un momento in cui sembra che il mercato desideri come non mai uno strumento a replica passiva di Bitcoin.

Proprio in contemporanea con questa notizia ne è arrivata un’altra che sembra invece rinvigorire le speranze di chi vorrebbe presto avere strumenti di investimenti in criptovalute. In Canada infatti First Block Capital ha ottenuto la prima autorizzazione ad emettere un fondo comune di investimento riservato ad operatori accreditati che in Canada possono essere investitori che soddisfano certi requisiti di reddito e patrimonio. Nonostante il calo dei prezzi soprattutto delle criptovalute minori, l’ingegneria finanziaria sta facendo pressione per poter collocare nel 2019 prodotti aventi come sottostanti Bitcoin ma non solo.

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